Logo Crux

Il pellegrinaggio dei giovani alla Salute: preghiere per la pace

Si è tenuto nella serata di giovedì 20 il pellegrinaggio dei giovani alla Basilica della Madonna della Salute con il Patriarca Francesco. Al centro la preghiera per la pace e i videomessaggi del Patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, e dell’arcivescovo cattolico di Leopoli, mons. Mieczysław Mokrzycki

Il pellegrinaggio alla Salute dei giovani, pur rinnovandosi negli anni come tradizione, riesce sempre a parlare al presente dei ragazzi. Quest’anno il tema scelto dalla Pastorale Giovanile diocesana per l’annuale appuntamento che raduna i giovani di tutta la diocesi è stato “Vi lascio la mia pace” (Vangelo di Giovanni 14,27, n.d.r.), invitando i partecipanti ad affidare a Maria la preghiera per la pace in tutte le zone di conflitto. Il Pellegrinaggio ha avuto inizio nella sera di giovedì 20 in Campo San Maurizio a Venezia, dove sono state proiettate su un maxi schermo alcune frasi sulla pace pronunciate dai papi dell’ultimo secolo, a cui è seguita la video testimonianza del Patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, e dell’arcivescovo cattolico di Leopoli, mons. Mieczysław Mokrzycki. Dopo il momento introduttivo, i numerosi giovani presenti al pellegrinaggio hanno recitato il rosario fino all’arrivo presso la Basilica della Salute, dove il Patriarca Francesco Moraglia ha concluso l’incontro, che ha preceduto quello solenne del giorno seguente (leggi qui), tenendo un discorso e salutando, alla fine, i giovani presenti.

 

Il pellegrinaggio dedicato alla pace che solo Dio può donare

La scelta della Pastorale Giovanile, quest’anno, è stata quella di approfondire alla luce della fede cristiana il tema della pace, ampliando lo sguardo verso la pace che il mondo non può darsi, ma che solo Dio può donare. Un’apertura di prospettiva rispetto al discorso pubblico odierno sul tema della guerra, che si è potuta riscontrare anche nella decisione di non soffermarsi solamente sulle guerre più mediatiche. Durante un momento meditativo, infatti, a seguito della preghiera del rosario, nella Basilica alcuni giovani volontari della Pastorale diocesana hanno dato lettura dell’elenco di tutti i conflitti aperti nel mondo, facendo risuonare nella chiesa anche i nomi di guerre e paesi lontani o dimenticati. Nei loro video interventi, i due vescovi dalle zone di guerra hanno portato il loro vissuto come pastori e il loro appello ai giovani veneziani. «Che le parole di Gesù “Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace” siano il vostro programma di vita quotidiana – invita mons. Mokrzycki – Nel mondo di oggi si parla molto di pace, ma spesso si tratta di una pace basata sull’interesse personale, sul potere e sul compromesso con la verità. Gesù invece dona la pace del cuore. Una pace che nasce dall’amore, dal perdono, dalla verità e dalla bontà. Una pace che è frutto dello Spirito Santo». Una pace, dunque, che è necessariamente frutto della conversione del cuore: «Questa pace può regnare nel mondo solo quando regna innanzitutto in ogni cuore umano. Difatti è nel cuore umano che inizia la guerra. Quando una persona rifiuta Dio, quando dimentica i suoi comandamenti, quando disobbedisce al Vangelo, allora si manifestano l’egoismo, l’odio e la violenza».

 

La luce di Dio nell’oscurità della guerra

Di qui, ecco l’appello ai ragazzi veneziani del vescovo ucraino: «Cari ragazzi e ragazze – afferma l’arcivescovo di Leopoli non abbiate paura di essere persone di pace. Non vergognatevi della preghiera, non vergognatevi del Santo Rosario. Il Rosario è una preghiera semplice ma potente. In Ucraina vedo spesso giovani soldati che portano il Rosario sul petto. So che pregano mentre vanno al fronte in trincea e chiedono umilmente la protezione di Maria. Questo semplice gesto mostra che anche nell’oscurità della guerra le persone cercano la luce in Dio» Alle sue parole si aggiunge la testimonianza del card. Pizzaballa, che fornisce uno spaccato della vita in Terra Santa. «Temiamo che si resti a metà tra una non guerra e una non soluzione. Però dobbiamo comunque sperare, dobbiamo lavorare e stiamo facendo tutto il possibile per aiutare a sostenere tutti gli sforzi che vogliono portare non solo alla conclusione della guerra ma anche alla costruzione di nuove prospettive politiche, sociali e anche religiose». Nonostante la presenza minoritaria dei cattolici, la Chiesa locale è un presenza significativa, racconta il cardinale: «(Noi cattolici, n.d.r.) siamo presenti innanzitutto con la preghiera: è stato bello vedere come in tutto questo periodo le nostre chiese fossero sempre piene. La Chiesa è stata un punto di aggregazione non solo sociale ma anche spirituale. Nella parrocchia cattolica di Gaza con l’aiuto delle suore e dei sacerdoti, tanti bambini sono sempre stati tenuti occupati: con la preghiera, con il catechismo e con tante attività. Sono stato tre volte a Gaza durante la guerra, l’ultima un paio di mesi fa ed è stato molto bello vedere come la Chiesa sia il punto di riferimento per la vita di tutti»

 

 

Il Patriarca Francesco: «Chiedere a Lui quello di cui gli uomini non solo capaci»

Infine, a raccogliere le testimonianze dei due vescovi è stato il Patriarca Francesco, che nel suo discorso ha invitato a chiedere di diventare uomini nuovi “dentro”, per essere innanzitutto uomini coraggiosi: «Quest’anno il nostro pellegrinaggio ci fa ancor più consapevoli – posti dinanzi alle scelte dei leader politici – che abbiamo bisogno di uomini nuovi. Uomini nuovi, non perché agli attuali ne succedano altri, ma perché c’è bisogno soprattutto di uomini nuovi “dentro”, nuovi nel pensare la politica e perciò capaci di prendere la decisione più coraggiosa: fare la pace». Per mons. Moraglia fare la pace è innanzitutto un combattimento, in cui vincere il male presente nel cuore dell’uomo e aprirci alla presenza di Dio, perché senza Dio, dice Moraglia citando Dostojevsky, tutto è possibile, spalancando quindi le porte alla guerra. La pace dunque richiede di decidersi per Dio e di farlo insieme agli altri, sottolinea il Patriarca, per generare un incontro vero, e non solo a parole: «La pace non si accontenta di parole ma ha bisogno di mani che si diano da fare, ha bisogno di tempo donato; la pace è opera della giustizia della condivisione, è un modo di pensare i propri “io”, gli altri e la comune convivenza. Per essere veri costruttori di pace, infatti, dobbiamo imparare a pensare che ogni problema non ha solo la “mia” soluzione o la “tua”, ma vi è una soluzione che può essere l’incontro della “mia” e della “tua” soluzione». Di conseguenza, per il cristiano la pace è rientrare in se stessi per scoprirci nuovi, cioè in altre parole imparare a pregare. Di qui, infine, l’importanza di chiedere la pace davanti alla Madonna della Salute: «La preghiera, prima d’esprimersi in domande, è affidare noi stessi, i potenti del mondo e i conflitti in atto nelle mani di Dio e chiedere a Lui quello di cui gli uomini non sono capaci. La preghiera continua poi al di fuori di noi, attraverso atti conseguenti alla preghiera stessa»

 

Autore:

Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!