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Il Patriarca alla Salute: «Seguiamo l’esempio di Maria»

Durante la S. messa di venerdì 21, in occasione della Festa della Madonna della Salute, il Patriarca ha invitato a seguire l’esempio di Maria che «si prende cura del mondo, ma non si cura di piacere al mondo». Al centro il tema della pace e un pensiero a Trentini

«Applicarsi al mondo sull’esempio di Maria, e non assoggettarsi ad esso». È il pensiero al centro dell’omelia del Patriarca, mons. Francesco Moraglia, tenuta durante la S. messa solenne di venerdì 21 nella Basilica della Madonna della Salute a Venezia alla presenza di autorità, sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate e tanti fedeli accorsi per volgere una preghiera alla Madonna della Salute nel giorno in cui si ricorda la fine della peste del 1630-1631, per cui la Basilica è stata eretta. Una tradizione tutta veneziana che ogni anno si rinnova e che vede i cittadini recarsi in Basilica per pregare per sé e per i propri cari, rendendo omaggio alla Madonna e offrendole simbolicamente una candela accesa. Il Patriarca durante la celebrazione ha sottolineato che la festa cara ai Veneziani nell’anno giubilare della Speranza assume ancora più significato, concentrandosi sul sì di Maria detto durante l’Annunciazione. Proprio in Lei, infatti, trova compimento la promessa di salvezza e la venuta del Messia: «Il sì della Vergine è detto con fede responsabile. In Maria trova forma il nuovo popolo di Dio, la Chiesa» spiega Moraglia. E parla del significato immediato del sì: «È quello di una disponibilità totale “cristiana”, motivata da una fede più grande che si apre, come ogni vera fede, all’amore».

Maria, con il suo sì, è cooperatrice di salvezza

La fede cristiana si traduce nell’amore e si verifica nella vita quotidiana e nel prossimo: «Maria riceve e dona allo stesso tempo. È la prima cooperatrice del nostro cammino salvifico. – dice il Patriarca – Nel suo sì pieno e universale è modello della Chiesa, che è il sì di una donna che riceve e dona e apre le porte alla venuta della salvezza». Il vero discepolo è infatti colui che si rivolge al Signore: «L’alternativa è una sola: dipendere dal giudizio del mondo ed essere al suo servizio, in quello che è il politicamente corretto, arrabbiandoci magari perché il mondo non ci considera. –  sottolinea Moraglia – Quando si è troppo arrabbiati, infatti, si è ripiegati su se stessi e manca la vita cristiana. La fede non è attaccata alle cose, ai posti, alle relazioni o alle persone». Appartenere davvero a Dio rende dunque liberi e capaci di sorridere o di essere estremamente seri: «Maria si prende cura del mondo, ma non si cura di piacere al mondo. A noi discepoli del Signore capita l’inverso: non ci prendiamo cura del mondo, ma ci curiamo di piacere al mondo» ha fatto notare il Patriarca ai fedeli giunti in Basilica.

Essere “nel” mondo senza essere “del” mondo: l’esempio di Maria

Eppure appartenere davvero a Dio vuol dire anche servire il mondo, e così devono fare i fedeli sull’esempio di Maria: «Il discepolo è chiamato a tendere verso questa grande libertà interiore, senza la quale non ci sarà mai la pace perché avremmo mille motivi per dichiarare guerra al mondo intero» continua Moraglia, che il giorno prima ha preso parte al pellegrinaggio dei giovani dedicato proprio al tema della pace (leggi qui). «Il discepolo, come Maria, non penserà a servirsi del mondo, non si assoggetterà e neppure si adatterà ad esso, ma vi si applicherà senza adattarsi alle stagioni, che è scorciatoia facile» dice, ricordando la lettera pastorale scritta per il prossimo triennio Pax tibi, Marce”, in cui sostiene che per accogliere realmente Gesù e crescere nella fede cristiana bisogna andare a scuola di Maria. «Dopo di Lei la seguiranno altre figure, come Francesco e Chiara d’Assisi, Charles de Foucauld, Bernadette Soubirous a Lourdes e madre Teresa di Calcutta. – ricorda Moraglia – Maria si pone al servizio di Dio e, quindi, riesce a vivere il tempo dell’esistenza terrena, giorno dopo giorno, veramente in pienezza, in modo totalmente libero e perciò in grado d’esprimere quella speranza forte che proprio il Giubileo ci invita a riscoprire. – e ribadisce – La fanciulla di Nazareth ci insegna, infatti, ad essere “nel” mondo senza essere “del” mondo, che è la consegna metodologica che il Signore dà ai suoi discepoli».

Il Patriarca: «Pregare per far abitare Dio in noi»

Emblematica, spiega poi Moraglia, è la scena di Gesù tentato nel deserto da Satana: «Quello che spesso manca al discepolo, al suo modo di relazionarsi alle persone, alle situazioni e ai beni, è il non appartenere abbastanza al Signore e la mancanza di libertà rispetto al giudizio degli uomini e ai criteri premianti del mondo, ovvero fama, possesso e potere». Infine, il Patriarca spiega perché l’uomo è così fragile: «È per la mancanza di umiltà. – dice, invitando i fedeli alla preghiera – Dobbiamo pregare ogni giorno e qualunque cosa facciamo. Pregare è far abitare Dio nella nostra vita e vedere le cose in modo diverso» continua, sottolineando che l’umanità di Maria va colta a partire dall’Immacolata Concezione. «Lei è la prima salvata dal peccato, ancor prima di cadervi, coopera in modo unico e singolare all’opera di salvezza a favore della Chiesa e del mondo». E invita a guardare con fiducia a Maria: «Lasciamo che entri nelle nostre vite e in quelle delle nostre famiglie. Perché ciò avvenga, custodiamo e teniamo Maria fra le nostre cose più care perché Gesù, dalla croce, ci ha chiesto proprio questo» ha concluso Moraglia, che nel contesto di una festa tanto amata dai veneziani, ha rivolto un pensiero al sindaco Luigi Brugnaro, che ha da poco perso l’amata madre Maria, e ad Alberto Trentini, da più di un anno ormai ristretto in carcere in Venezuela: «Ci affidiamo alla preghiera e alla sollecitudine materna della Madonna della Salute, la Madonna dei veneziani, perché riesca a sciogliere i nodi che impediscono la positiva risoluzione della vicenda, così che possa presto tornare libero e tra noi».

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