
La morte porta alla risurrezione e il pensiero dell’aldilà aiuta a dare senso alla vita. «Il cristianesimo inizia con la risurrezione di Cristo. Una comunità, un cristiano, che siano afoni nei confronti della risurrezione della vita eterna, devono interrogarsi sulla loro fede». Si è soffermato sul senso della resurrezione il Patriarca Francesco Moraglia durante l’omelia di domenica 2 in occasione della S. messa per la commemorazione dei defunti celebrata nella chiesa del cimitero, nell’isola di San Michele, ora raggiungibile a piedi attraverso il ponte galleggiante che unisce le Fondamente Nove al portale monumentale del cimitero, realizzato per l’occasione grazie ad una passerella lunga 407 metri e larga 3,60 metri che si compone di 20 moduli di 20 metri lineari ciascuno, costituiti da una struttura in telaio d’acciaio con piano di calpestio in doghe di legno. Ci vogliono circa cinque minuti di cammino per attraversare il ponte che collega idealmente la terra al cielo e raggiungere così il luogo del ricordo e della preghiera. Un’antica tradizione che è stata ripresa dall’anno scorso dopo quasi 70 anni. Fino al 1950, infatti, diverse sono le fotografie d’epoca che testimoniano come veneziani e visitatori potevano ogni anno arrivare a piedi al cimitero di San Michele in Isola in occasione della commemorazione dei defunti grazie ad un ponte di barche (peate), su cui poggiavano tavolati in legno, che dava modo alle migliaia di pellegrini di salutare i propri cari. Ora che la tradizione è stata ripresa, il ponte resterà percorribile fino a domenica 9, in andata dalle 7.30 alle 15.30, con possibilità di essere percorso in direzione Fondamente Nove fino alle 16.30, ora di chiusura del cimitero.

Durante la messa di domenica 2, raggiunta da tanti fedeli attraverso il ponte galleggiante, a cui è seguita la benedizione delle tombe, il Patriarca si è soffermato sulla fede dicendo che i cristiani sono evangelizzatori della risurrezione: «Cominciamo a trasformare la fede in una creduloneria quando non siamo in grado di dare le ragioni della nostra speranza». Poi invita a non ragionare secondo i parametri della cultura dominante: «Il cristiano ha uno sguardo che va oltre i criteri del welfare. – spiega – Se la fede cristiana non cambia la mia vita, non mi fa vivere il tempo del successo e dell’insuccesso, della malattia e della salute, della giovinezza e dell’anzianità in modi diversi, vuol dire che la mia fede si è spenta» dice, esortando le persone ad essere consapevoli della loro fede e a vivere i momenti liturgici. Poi ha parlato dell’unicità che contraddistingue ogni persona: «Quanti cambiamenti avvengono nella nostra vita, dal momento della fecondazione, dove se si interviene si spegne una vita umana, fino al momento della morte». Cambiamenti talmente macroscopici che una fotografia fatta nei primi anni di vita non si riesce a ricollegarla ad un’altra da adulti «A meno che non facciate attenzione allo sguardo. – afferma mons. Moraglia – Gesù nel Vangelo dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se guardate una vostra fotografia di quando eravate piccoli e una di quando eravate persone di mezza età e anche oltre, vedete che qualcosa rimane: gli occhi per l’appunto. – approfondisce, rivolgendosi ai fedeli – L’uomo infatti è fatto non solo di materia ma di un principio che traspare nella materia. L’uomo è quel mistero in cui il biologico è un tutt’uno col soprannaturale».

E si sofferma ancora sull’irripetibilità della persona: «Potrei avere anche alcuni sosia sparsi nel mondo, ma io sono io» dice, sottolineando che occorre riscoprire che la vita di ogni uomo è caratterizzata dalla storicità. «Nessuno di noi si può identificare con un istante della sua vita» dice, spiegando che ogni sì o no non totalizza la vita. «Guardiamo nella nostra esperienza personale: i nostri sì quante volte diventano “nì” e poi tornano a essere sì? L’uomo non è tutto in un istante. Il progetto di Dio sull’umanità è quello di portarla ad una pienezza e quella pienezza si chiama risurrezione». Ma per Moraglia la risurrezione non è da intendersi come l’immortalità del pensiero greco, ma come immortalità dell’anima: «La risurrezione è ricevere da Dio quella pienezza verso la quale stiamo camminando» continua, sottolineando che l’uomo dipende da spazio e tempo. «Una persona che riceve una grande gioia o un grande dolore salendo su una bilancia pesa uguale, ma sarà diversa. – sottolinea – Dobbiamo recuperare quella che è la verità della nostra persona umana, solo così allora i telegiornali darebbero altre notizie».
E, collegandosi alle tante guerre nel mondo, ha parlato poi della pace: «Non nasce da strutture o politiche umane, ma dal cuore degli uomini che generano politiche e strutture di un determinato tipo piuttosto che di un altro. Dobbiamo recuperare questa dimensione dell’umano» dice, ricordando anche tutti coloro che indossando una divisa si sono fatti carico del bene della comunità dando se stessi per una causa, per un bene che andava oltre la loro persona e la loro famiglia. «Il nostro grazie diventa una preghiera più intensa, più vera, pensando soprattutto a chi hanno lasciato». Infine, spiega che il pensiero di quello che viene dopo la morte aiuta a dare senso alla vita: «L’aldilà non è una fuga dall’aldiquà e dalle esperienze presenti, ma porta a vivere meglio il momento presente, perché l’aldilà dipende dal mio oggi. – e chiarisce – Certo ci può essere anche una fede che interpreta la vita eterna come una fuga dal presente, ma ci sono anche delle persone che fanno la guerra nel nome di Dio. E’ sempre possibile da parte degli uomini impossessarsi anche delle cose più sante, più vere, più nobili, più belle e distorcerle» dice, invitando a vivere i momenti liturgici nell’anno, in particolare la Pasqua per comprendere la resurrezione: «Perché quel poco che noi sappiamo dell’aldilà lo sappiamo leggendo i Vangeli pasquali, che prevedono che quello che è successo a Lui succederà anche a noi».
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!