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Il modello Venezia presentato alla COP30 sul clima

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Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità e Università IUAV alla conferenza ONU

Un esempio di resilienza e innovazione contro i cambiamenti climatici, quello fornito dal “modelloVenezia, presentato lo scorso 15 novembre all’interno della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Belém (Brasile) fino al 21 novembre. Il duplice modello di adattamento climatico, che combina ingegneria avanzata con resilienza basata sulla natura, è stata al centro dell’evento organizzato da Venice Sustainability Foundation (VSF) e Università IUAV di Venezia. «Il Mose e l’ingegneria applicata al rispetto e alla valorizzazione delle caratteristiche naturali – ha spiegato Alessandro Costa, Direttore Generale di VSF – può essere un modello replicabile».

La delegazione italiana, oltre alle due istituzioni capofila, ha visto anche la partecipazione di CORILA (Consorzio per il coordinamento delle attività di ricerca sul sistema lagunare di Venezia), SAVE Spa, Thetis Spa, insieme alla University of Southern Denmark (SDU) e in collaborazione con Climate Policy Initiative (CPI). «La chiave del modello che abbiamo presentato – ha aggiunto Costa – è la sinergia fra ingegneria e natura, ripristino morfologico, fitodepurazione e corridoi ecologici che devono essere complementari agli interventi, potenziando l’impatto a lungo termine del sistema difensivo costiero. Ma il modello Venezia si compone anche del progetto “Città Campus”, ovvero un laboratorio a cielo aperto di condivisione di saperi dove ricercatori, istituzioni e comunità locali sperimentano percorsi di innovazione anche in tema di adattamento climatico».

Il ruolo della collaborazione tra università, istituzioni e comunità

«La partecipazione istituzionale di Università IUAV alla COP30 come co-promotore dell’evento, insieme a VSF, consolida il ruolo di Venezia come riferimento globale nelle politiche di adattamento climatico per le città incluse nella lista UNESCO del patrimonio dell’umanità – ha dichiarato Carlo Federico Dall’Omo, ricercatore dell’Università Iuav di Venezia e coordinatore della Cattedra UNESCO per il Patrimonio e la Rigenerazione Urbana – La laguna veneziana è un sistema complesso che può essere considerato un laboratorio permanente di ricerca e formazione internazionale. Questa iniziativa si fonda sulla solida e proficua collaborazione con la University of Southern Resilience d Denmark (SDU) e la Climate Policy Initiative, dimostrando che, solo attraverso reti internazionali, possiamo costruire soluzioni efficaci».

«Attraverso la Cattedra UNESCO e i nostri programmi educativi, stiamo costruendo percorsi che dimostrano come la cooperazione tra università, istituzioni e comunità locali generi soluzioni innovative e replicabili. Il modello veneziano, che integra MOSE, restauro ecologico e governance partecipata – ha aggiunto – offre lezioni trasferibili ad altri contesti lagunari e costieri nel mondo, dall’Asia all’America Latina. La nuova stagione della città offre un’opportunità storica per rafforzare questa vocazione internazionale, facendo di Venezia, non solo un patrimonio da proteggere, ma un attore attivo nella definizione delle politiche climatiche urbane globali. L’educazione delle nuove generazioni attraverso il “City Campus” è la chiave per garantire che questa conoscenza diventi patrimonio condiviso e strumento di trasformazione».

Immagine del Magistrato alle Acque di Venezia - Consorzio Venezia Nuova
Modello Venezia: energie rinnovabili, riciclo, risparmio idrico e mobilità sostenibile per il masterplan dell'aeroporto

Elemento di spicco tra i progetti di sostenibilità integrata anche il Masterplan dell’Aeroporto di Venezia, presentato da Davide Bassano, direttore Sostenibilità del Gruppo SAVE: «Il piano integra soluzioni estremamente innovative per ridurre l’impatto ambientale, valorizzare il territorio e promuovere la biodiversità, ponendo la sostenibilità a fondamento di ogni scelta progettuale. I principali interventi si fondano su decarbonizzazione e transizione energetica grazie a impianti fotovoltaici, agrivoltaici, produzione di idrogeno verde, geotermia e sistemi di accumulo energetico, nonché gestione sostenibile dell’acqua. Per quanto riguarda l’economia circolare, SAVE punta alla massimizzazione del riuso e riciclo dei materiali, potenziando raccolta differenziata capillare, progetti “Plastic Free Airport” e sistemi pneumatici per il trasporto dei rifiuti, con l’obiettivo finale di zero rifiuti in discarica e produzione di compost dal rifiuto organico».

«Il Masterplan prevede inoltre la riqualificazione ambientale delle aree interne ed esterne del sito aeroportuale, con la creazione di parchi, corridoi ecologici, aree umide e habitat per fauna e flora autoctone – ha aggiunto – gli interventi favoriscono biodiversità, fruizione pubblica degli spazi verdi e resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici. Infine, sul fronte della mobilità sostenibile, il Piano prevede lo sviluppo dell’intermodalità con collegamenti ferroviari, mobilità ciclabile e pedonale, stazioni di ricarica elettrica e idrogeno, Advanced Air Mobility con vertiporti per droni e air-taxi elettrici, digitalizzazione dei processi aeroportuali e progettazione degli edifici secondo standard internazionali di sostenibilità LEED Gold o superiore».

Una parte di delegazione in compagnia di Alessandro Guerri, Direttore Generale Affari Europei e Internazionali del MASE
Venezia come laboratorio di soluzioni per le città costiere a livello globale

«CORILA coordina da oltre venticinque anni ricerche integrate sul sistema lagunare che coinvolgono università, enti di ricerca, istituzioni locali e operatori economici – ha precisato Pierpaolo Campostrini, Direttore del Consorzio per le attività di Ricerca sul Sistema Lagunare – la ricerca possiede capacità di indirizzare le scelte strategiche delle città, quando i suoi risultati sono immediatamente messi nella stessa rete partecipata da enti in questo modo sono tutti in grado di contribuire alle agende climatiche globali. Il modello di Venezia mostra al mondo che infrastrutture e natura possono lavorare insieme, aumentando la capacità del territorio di fornire servizi ecosistemici. Si apre ora infatti un’opportunità storica per avviare una governance climatica innovativa che faccia di Venezia un modello attivo di resilienza da condividere a livello globale».

Molti di questi interventi sono stati effettuati con la partecipazione di Thetis Spa nell’ambito della Legge Speciale a protezione del sistema da alte maree, inquinamento e degrado morfologico, ricostruendo 16 chilometri quadrati di barene e recuperando oltre 12 km di dune costiere, come ha ricordato Sebastiano Carrer, responsabile Ambiente e Territorio: «Gli interventi nei litorali hanno incluso il recupero di habitat tipici e un ampliamento per famiglie animali, come gli uccelli, per favorirne la nidificazione di specie protette come fraticello e fratino, nonché la realizzazione di bassure di acqua dolce al fine di aumentare la biodiversità, mantenendo al contempo la possibilità di una fruizione sostenibile di tali ambienti da parte dell’uomo». Il modello Venezia può essere replicato, ma serve una visione strategica e globale che analizzi sinergie e bilanciamento, traendo lezioni utili da apprendere e trasmettere.

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