
Mimmo il delfino è ormai entrato nel cuore di tutti, veneziani e turisti, divenendo una vera e propria attrazione per grandi e piccini. Ma è proprio la sua popolarità che rischia di diventare un’arma a doppio taglio, perché cercare di avvicinarlo in qualche modo, per scattargli una fotografia da conservare come ricordo nel proprio cellulare, può rappresentare un serio pericolo per l’incolumità di un animale che sembra ormai essersi affezionato alle acque della laguna veneziana, vista la sua permanenza prolungata in città. C’è chi preferisce chiamarlo Mimmo, diminutivo di colui che ne ha segnalato per primo la presenza a Chioggia, lo scorso mese di giugno; molti veneziani, invece, hanno optato per il nome Nane, citandolo in decine e decine di post sui social dedicati ai suoi frequenti avvistamenti, che regolarmente acchiappano tanti like e cuoricini. Comunque lo si voglia chiamare, resta il fatto che si tratta di un animale selvatico e come tale va trattato, per non fargli assumere nel tempo delle abitudini che potrebbero rivelarsi pericolose.

Una questione, quella della tutela dell’animale, su cui nelle ultime settimane hanno insistito sia il Museo di Storia naturale “Giancarlo Ligabue” sia il Cert, realtà impegnata da molti anni in emergenze legate allo spiaggiamento dei mammiferi marini. La stessa che ha preso parte anche al tentativo di allontanamento del delfino dal bacino San Marco – dove Mimmo è ormai solito nuotare e incantare con i suoi tuffi acrobatici – coordinato dalla Capitaneria di Porto – Guardia costiera di Venezia, che a metà novembre ha organizzato le attività nautiche con il duplice compito di garantire la sicurezza della navigazione e di dirigere i vari mezzi che hanno partecipato all’operazione. L’allontanamento del delfino è durato ben poco e in fondo ce lo si aspettava: dopo essere stato accompagnato dal Bacino verso lidi più tranquilli attraverso l’utilizzo di un particolare e del tutto innocuo apparecchio chiamato “pinger”, che trasmette un suono che ai cetacei dà fastidio, e attraverso la creazione di un’ulteriore barriera sonora basata su tubi d’acciaio percossi nell’acqua, nel giro di poche ore il delfino ha fatto ritorno in quella che sembra essere ormai divenuta la sua “casa”.

All’inizio era stato individuato mentre imboccava il canale dell’Orfano, mostrandosi all’altezza dell’isola de La Grazia, prima di nuotare verso la laguna sud. Poi però il rientro in quelle acque che in questi mesi lo hanno “adottato”. Il tentato allontanamento è stato spinto dalla necessità di salvaguardare Mimmo dal traffico consistente presente proprio nell’area in cui si è abituato a nuotare in cerca di cibo. Se da luglio è rimasto per lunghe settimane nel bacino centro meridionale della laguna, da ottobre ha scelto invece di spostarsi in una zona d’acqua compresa fra bacino San Marco, Punta della Dogana, Giudecca e Lido. Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia locale, Protezione civile e Guardia costiera ausiliaria e volontaria hanno preso parte all’intervento alla luce di alcune osservazioni effettuate dal Cert dell’Università di Padova che, all’altezza della pinna dorsale del delfino, aveva notato alcuni segni di trauma. La nota positiva, come sottolineato da Sandro Mazzariol, docente dell’ateneo patavino, medico veterinario e coordinatore del Cert, è che Mimmo risulta essere in salute e in buono stato di nutrizione. Il che vuol dire che riesce a procacciarsi il cibo senza criticità. Si tratta di un giovane maschio, ancora un po’ inesperto, che è in grado di evitare i rischi in autonomia. Ma non per questo la situazione va sottovalutata, tanto che Mazzariol aveva condiviso qualche settimana fa un video in cui raccomandava ai più curiosi, che magari si appostano in Bacino proprio nella speranza di scorgere Mimmo fra le onde, di mantenere la dovuta distanza e di non offrirgli cibo per attrarlo a sé.

«Nuota regolarmente, salta ed effettua movimenti tipici della specie – aveva detto nel video –. Si nutre di cefali, branzini e orate». Alcune semplici raccomandazioni le aveva condivise sui social pure il Museo di Storia naturale veneziano con il responsabile Luca Mizzan che spiegava l’importanza di non disturbare il delfino, evitando «di far diventare quello che è un animale selvatico in qualcosa di diverso. Dunque non va fatto familiarizzare con l’uomo», le sue parole. Comportamenti corretti da mantenere sui quali gli esperti stanno premendo fortemente, anche proprio attraverso Instagram e Facebook, per tentare di raggiungere quante più persone possibili, visto che il “fenomeno Mimmo” sembra ormai essere diventato inarrestabile. Decidere di predisporre in Bacino una barriera sonora permanente è un’ipotesi, ma per il momento certezze a riguardo non ce ne sono ancora. Il fatto che Mimmo possa decidere un giorno di allontanarsi in autonomia dalle acque della città, per nuotare in aree meno trafficate, è comunque un’opzione che va tenuta in considerazione. E il cibo, in questo senso, potrà essere la motivazione scatenante che potrebbe condizionare concretamente i movimenti dell’animale. Forse, chissà, dopo Natale, in cerca di altri pesci di cui cibarsi. L’opzione, questa, che auspica anche il Cert stesso, per evitare di forzare uno spostamento che evidentemente il delfino, almeno per ora, non si sente di fare.
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