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Ian Rankin è il vincitore del Venice Noir

Si è tenuta domenica 16 l’ultima giornata del Festival Venice Noir: sono stati tre giorni con 23 eventi, oltre 40 ospiti e quasi 3 mila presenze. L’ultimo incontro è stato dedicato a Camilleri, nel centenario dalla nascita

Lo scrittore Ian Rankin è il vincitore del Venice Noire Award. A lui nella mattinata di domenica 16, durante l’ultimo appuntamento della prima edizione del Festival Venice Noir tenutosi all’Hotel Monaco, è stato consegnato il premio di un pugnale di vetro di Murano ideato dall’artista australiana Amy Thai e realizzato dalla storica azienda Barovier&Toso ARTE. Sono stati tre giorni interamente dedicati alla letteratura di genere con 23 eventi totali e più di 40 ospiti, in cui si sono sfiorate le 3 mila presenze: «Il successo di questa prima edizione è andato oltre le aspettative. Venezia in questo periodo con le sue atmosfere è il palcoscenico perfetto per il Festival dedicato al noir» ha detto Marco Vidal, di The Merchant of Venice, tra gli organizzatori del Festival che tornerà dal 13 al 15 novembre 2026, con la speranza che diventi un appuntamento annuale. La giuria composta del comitato scientifico, di cui fanno parte gli scrittori britannici David Hewson, Philip Gwynne Jones, il prof. Gregory Dowling, gli scrittori italiani Andrea Molesini e Alberto Toso Fei, la presidente dell’Ateneo Veneto Antonella Magaraggia, oltre al direttore artistico Giacomo Brunoro e agli organizzatori Silvia Bandolin Marco Vidal, ha decretato all’unanimità come primo vincitore del Festival dedicato alla letteratura noir lo scrittore scozzese (classe 1960) il cui lavoro va ben oltre le semplici caratteristiche tipiche dei gialli e fa parte di un mondo oscuro: «I personaggi e i luoghi sono legati e intrecciati in maniera indissolubile» ha sottolineato David Hewson, direttore artistico della sezione internazionale del festival. «Nei suoi romanzi, infatti, Rankin descrive una società dove il lettore è invitato a mettere in discussione le sue presunzioni di colpevolezza e innocenza, attraverso una serie di libri che porta a guardare il nostro presente» ha continuato il direttore artistico, sottolineando che durante la sua lunga carriera Rankin ha fatto sì che il suo lavoro viaggiasse dalla pagina scritta allo schermo, celebre la serie tv “Rebus”, basata sui romanzi dell’ispettore di polizia John Rebus.

Rankin: scrittore che ha ridefinito il genere del noir

«Il comitato scientifico ha deliberato in modo unanime che Ian Rankin ha influenzato il noir europeo con precisione nella costruzione dei personaggi e un’attenzione costante ai mutamenti sociali. – ha spiegato Silvia Bandolin della libreria Studium, organizzatrice del Festival – Le sue storie hanno alimentato il dialogo tra pubblico e territorio, spingendo generazioni di lettori verso una comprensione dei meccanismi del noir del contemporaneo. La sua opera è un riferimento stabile per chi scrive e studia il genere e per chi lo segue» dice, spiegando che i suoi romanzi hanno un seguito internazionale, pubblicati in oltre 20 lingue in decine di paesi. Con decine di milioni di copie vendute in tutto il mondo, il suoi romanzi sono un pilastro del noir contemporaneo: «Ha ridefinito e segnato la storia del genere continuando ad orientarne il futuro,ispirando autori e lettori di tutto il mondo» ha aggiunto Bandolin, descrivendolo come re incontestato del giallo scozzese, con un ruolo centrale nel movimento del tartan noir, con cui ha portato la Scozia al centro della narrativa poliziesca globale. «Questo premio per me è molto importante. Essendo il primo premio rilasciato dal Festival, il mio nome sarà per sempre in cima alla lista dei premiati di Venice Noir e per me è un onore» ha detto lo scrittore, ringraziando per il weekend all’insegna della letteratura gialla «dove tutto è stato organizzato in modo straordinario».

L’omaggio a Camilleri

Ian Rankin era tra gli scrittori più amati da Andrea Camilleri, che teneva i suoi libri negli scaffali della sua libreria. Proprio a Camilleri durante la mattinata è stato dedicato l’incontro “Omaggio a Andrea Camilleri nel centenario della sua nascita”, in cui è stato proiettato un video riassuntivo sulla sua vita a cui è seguita la conferenza “Dal classico al contemporaneo: noir e giallo tra tradizione e innovazione” a cui hanno partecipato gli autori di Sellerio Giampaolo Simi, Andrea Molesini e Gaetano Savatteri, quest’ultimo autore del nuovo libro “Il cantastorie di Vigata” dedicato proprio a Camilleri, che fin dai primi romanzi riuscì a raccontare la Sicilia in tutta la sua complessità. Camilleri fu l’autore più emblematico letteratura di genere che con la casa editrice Sellerio instaurò un rapporto solido. Fino a poco tempo prima il noir era quasi esclusiva dei gialli Mondadori: «Il nome giallo in italiano deriva proprio dal colore della copertina della casa editrice» ricorda Molesini, introducendo l’incontro e ricordando che fino poco tempo fa il noir era un genere bistrattato in Italia. «Il giallo è dovuto passare per molti autori prima di assumere una dignità letteraria e fu proprio Camilleri ad aiutarlo ad essere accettato, arrivando parlare di inchiesta sociale e analisi del territorio.  – spiega Savatteri – Camilleri è uno scrittore che è riuscito ad ambientare il giallo sotto il sole anziché nella nebbia dei vicoli di Londra, ambientandolo non in città ma nella provincia». La Vigata descritta da Camilleri è infatti una città immaginaria: «Una piccola cittadina di provincia idealmente però grande come la Sicilia. – continua Savatteri – Il vigatese in cui scrive Camilleri è un linguaggio complesso». E aggiunge Simi: «Sellerio ha avuto coraggio nel pubblicare i suoi racconti usando una lingua di invenzione che non né italiana né siciliana».

Il giallo era già nella Bibbia

Poi si soffermano sul fatto che le prime forme del giallo compaiono già nella Genesi: «All’inizio Dio si rivolge ad Adamo chiedendogli “Dove sei?”. Adamo si nasconde perché, nudo, ha mangiato il frutto proibito della conoscenza del bene e del male – ha spiegato Molesini – Ad Adamo viene data la libertà di peccare e quindi non poteva non usare quella libertà. E cita anche l’episodio di Caino, il primo fratricida, in quanto uccise suo fratello. Un assassino, edificatore della prima città e delle sue leggi, la cui storia è alla base del noir». Infine, parlano del rapporto dei personaggi con il tempo: «Essendo personaggi seriali, questidevono sempre avere la stessa età, è per questo che Montalbano non si sposa e non ha figli» dicono. C’è dunque un limite alle cose che si possono fare, a differenza delle fiction in cui gli autori cambiano gli scenari anche in base a come interagisce il pubblico, facendo prendere a volte alle storie tratte dai libri altre strade.

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