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I padri Cavanis ritratti dall’artista dei papi Raúl Berzosa

Partito dai calchi dei volti dei venerabili l’artista ha realizzato un ritratto veritiero ma attuale, affinché i fratelli siano più vicini a studenti e famiglie. L’iconografia sarà quella ufficiale per la causa di beatificazione

Rendere attuale l’impegno nel crescere i giovani nella cultura, insegnando l’accoglienza dell’altro avendo il cuore sempre aperto. Questa è stata la missione dei fratelli Marco e Antonio Cavanis, sacerdoti del clero veneziano che all’inizio del ‘800 per tutta la loro vita si sono adoperati per la crescita dei ragazzi dando vita alla prima scuola gratuita e alla Congregazione delle Scuole di Carità. È con queste caratteristiche che ha cercato di renderli Raúl Berzosa, l’artista spagnolo che ha realizzato il nuovo ritratto ufficiale dei sacerdoti, attualizzando l’opera affinché la figura dei venerabili sia ancora più vicina a studenti e famiglie. L’opera, diventata anche l’iconografia ufficiale per la causa di beatificazione in corso, è stata presentata venerdì 10 nell’Aula Magna all’Istituto Cavanis di Venezia, dove nella vicina chiesa di Sant’Agnese i padri fondatori il 2 maggio 1802 diedero inizio alla Congregazione, missione che poi portarono in diverse parti del mondo. Oltre all’Istituto Cavanis di Venezia e a quello di Chioggia e Possagno, diverse sono infatti le realità diffuse in giro per il mondo in cui la missione iniziata dai venerabili padri Cavanis è ancora viva e attuale, in particolare in Brasile, Congo, Filippine, Equador e Timor Est, dove la congregazione dispone di scuole e case di accoglienza per bambini e ragazzi, ma anche parrocchie e seminari. Il ritratto è stato possibile grazie a padre Angel Ayala Guijarro, postulatore generale dei padri Scolopi, che ha fatto da intermediario tra i Cavanis e Raúl Berzosa, visto che tre anni prima aveva commissionato un dipinto per il suo ordine religioso all’artista originario di Malaga, molto conosciuto in Vaticano per essere fedele interprete pur riflettendo nella sua pittura anche il cuore delle persone ritratte, tanto da aver realizzato anche i ritratti di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

 

Un ritratto fedele ma attuale

Non essendoci foto dei fondatori, a Berzosa sono state fornite oltre venti iconografie prodotte nel tempo sui padri Cavanis. In nessuna però il pittore ha trovato una linea comune a cui rifarsi: «Per essere il più veritiero possibile alla loro effigie ha deciso di usare come base di partenza i calchi conservati dei loro volti. – spiega padre Angel – Interessato poi alla personalità di entrambi, fornitegli fonti e approfondimenti, ha lasciato che si riconoscesse la somiglianza tra i due fratelli, differenziandoli però in base al loro personale carisma. – e continua – Padre Antonio aveva una personalità più introspettiva e mistica. Infatti, ritratto sulla sinistra dell’opera con in mano il rosario, guarda verso l’alto, mentre padre Marco, più intraprendente e concreto(era lui a recarsi a Roma ogni volta per parlare con il Papa), guarda dritto verso l’osservatore tendo in mano il libro con lo stemma Cavanis». I fratelli sono rappresentati per la prima volta tra i 30 e i 40 anni, età che avevano quando diedero inizio alla loro missione. Tre erano le richieste dei padri Cavanis a cui il pittore si è attenuto: che fossero rappresentati in piedi, con alle spalle i ragazzi a cui la loro missione è rivolta, mentre in secondo piano doveva vedersi la sede di Palazzo da Mosto come si presenta oggi, che i fratelli Cavanis acquistarono nel 1804 per dare avvio alla prima scuola, tutt’ora in essere, che comprende elementari, medie e superiori e di cui è preside la prof.ssa Paola Mangini.

La storia della causa di beatificazione

Con l’occasione padre Edmilson Mendes, postulatore generale dell’Istituto Cavanis, ha fatto anche il punto sulla causa di beatificazione dei fratelli Cavanis, la cui prima richiesta risale ancora al 1861, tre anni dopo la morte di padre Antonio e otto anni dopo la morte di padre Marco. «Padre Sebastiano Casara, preposito dell’Istituto, presentò la prima richiesta al Patriarca Angelo Ramazzotti per avviare il processo di beatificazione dei due fratelli, interrotta però dalla dipartita del Vescovo. – spiega padre Mendes – Ci furono poi altre istanze fino a quando nel 1919 il Cardinale Pietro La Fontaine, allora Patriarca, firmò il decreto d’introduzione della richiesta a livello diocesano». Il ‘900 vide un nuovo slancio: «Nel 1918 padre Francesco Saverio Zanon fu incaricato di redigere un’opera monumentale, “I Servi di Dio P. Anton’Angelo e P. Marcantonio Conti Cavanis”, pubblicata nel 1925 per consolidare il materiale necessario alla causa. Solo nel 1985 Papa Giovanni Paolo II firmò i due decreti sulle virtù eroiche e Marco e Antonio Cavanis furono ufficialmente riconosciuti come “Venerabili Servi di Dio”».

Alla ricerca di un miracolo

Per la beatificazione dei Padri Fondatori l’attenzione negli anni si è concentrata su un “presunto miracolo“: la guarigione di padre Luciano Bisquola, religioso Cavanis, da una grave discopatia, avvenuta il 21 dicembre 2000. Ma i medici, pur ammettendo l’inspiegabilità del benessere improvviso, ritennero che la patologia di padre Luciano potesse essere guarita con cure mediche e un adeguato stile di vita, e che questa avrebbe potuto ripresentarsi: «Procediamo con fiducia verso la causa di beatificazione attraverso la ricerca attiva di un nuovo miracolo da presentare. – ha concluso padre Mendes – Per i Cavanis rendere Beati i Fondatori è una questione di responsabilità verso i giovani, che necessitano di modelli credibili e paterni per orientare la loro vita. Sono loro i beneficiari di questo percorso».

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