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I Frari ripartono nel segno di San Martino

Si è tenuta martedì 11, giorno di San Martino, la prima riunione comunitaria dei Frari, che ora comprende anche le comunità di Tolentini e di San Pantalon. Premiati i dolci di San Martino più bello e buono I Frari ripartono nel segno di San Martino

Si è tenuta martedì 11, nel patronato della parrocchia di Santa Maria Gloriosa dei Frari, la festa di San Martino. San Martino a Venezia è una festa molto sentita, tanto che i bambini durante la giornata girano per la città entrando nei negozi e cantando la canzone dedicata al santo, suonata a suon di pentole e mestoli, in cambio di qualche dolcetto o soldino:  “San Martin xe ‘ndà in sofita par trovar la so noviza; so noviza no ghe giera, San Martin col cul par tera”. Flastrocca che in italiano si traduce: “San Martino è salito in soffitta a cercare la sua fidanzata; la sua fidanzata non c’era, San Martino è caduto con il sedere per terra”. Proprio in occasione di questa ricorrenza, la parrocchia dei Frari ha voluto fare festa, a poco più di un mese dall’insediamento del nuovo parroco padre Marco Pellegrini, per creare un’occasione per vivere un primo momento comunitario anche insieme ai fedeli delle chiese dei Tolentini e San Pantalon, che ora, assieme a quella di San Polo, sono entrate giuridicamente a far parte dei Frari. Alle 18.30 si è tenuta in Basilica la S. messa, seguita dalla cena comunitaria dove tutti i presenti hanno portato qualcosa di salato da condividere. Mentre, dulcis in fundo, dopo i canti con la chitarra, possibili grazie ad alcuni parrocchiani che hanno animato la serata, si è svolta la premiazione del dolce di San Martino più bello e buono, con tanto anche di castagne calde e vin brulè.

La storia di Martino: soldato generoso

La storia narra che San Martino, soldato nato a Tours in Francia nel 316, tagliò il suo mantello per donarne la metà a un mendicante che trovò sulla strada mentre era in sella al suo cavallo. Dopo questo suo gesto, che insegna la cura e l’amore verso il prossimo, nella notte seguente gli apparve in sogno Gesù avvolto in quella metà del suo mantello militare, il quale disse agli angeli che un soldato dell’esercito romano, che non era battezzato, lo aveva vestito. Svegliatosi Martino vide che il suo mantello era integro e, stupendosi del fatto avvenuto, lo conservò come reliquia.
Questo episodio segnò la conversione di Martino al cristianesimo: lasciò l’esercito e intraprese una vita dedicata alla fede e alla lotta contro le ingiustizie, diventando in seguito vescovo. Morì l’8 novembre 397 e i funerali si svolsero priori l’11 novembre, giorno in cui lo si ricorda. Proprio a memoria della storia del santo, ogni anno a Venezia si realizza il dolce di pasta frolla di San Martino, che nelle fattezze rappresenta proprio il santo con il suo mantello in sella al suo cavallo e con in mano la spada. La storia è all’origine anche della tradizione dell’“estate di San Martino”, un periodo di bel tempo che, secondo la leggenda, si verificò dopo il gesto benevole del santo verso il mendicante e che si verifica ancora oggi dopo i primi freddi autunnali.

Il dolce di San Martino

Come si accennava, proprio a Venezia, infatti, ogni anno nella giornata di San Martino è tradizione preparare nelle case il dolce di pasta frolla decorato in vari modi. C’è chi farcisce con la ghiaccia reale, gommosi e cioccolatini e confetti di ogni sorta, chi invece preferisce ricoprirlo interamente di cioccolato. Un modo goloso per insegnare ai più piccoli l’importanza di avere attenzione per gli altri, di accorrere in aiuto dei più deboli e di non fermarsi all’apparenza. San Martino infatti rappresenta l’importanza e la forza della condivisione: non a caso il dolce è fatto apposta per essere poi spezzato e condiviso in  compagnia, proprio come i Frari hanno fatto nella giornata di martedì. La giuria, composta da cinque parrocchiani e da padre Marco, ha decretato il San Martino più bello e quello più buono. Il premio per il San Martino più bello è stato vinto dalla piccola Eva di  7 anni, che lo ha preparato insieme alla sua mamma, finemente decorato con glasse diverse e cioccolatini. Il San Martino più buono, invece, è stato realizzato dalla parrocchiana Giovanna, che ha impreziosito il suo dolce ricoprendolo con una glassa di cioccolato molto golosa.

Ripartire tutti insieme per creare una grande famiglia

Di fatto si è trattato del primo evento comunitario dopo l’arrivo ai Frari di padre Marco, insieme a padre Valentino Maragno, padre Ferdinando Genetti e fra Tommaso Farnè, accolti da padre Sergio Zanchi, di 93 anni, l’unico della vecchia guardia ad essere rimasto a Venezia dopo le nuove nomine. Proprio fra Tommaso durante la serata ha sottolineato l’importanza di trovarsi per potersi conoscere reciprocamente e iniziare un nuovo percorso: «Abbiamo voluto svolgere il primo incontro comunitario partendo proprio da questa festa popolare, che a Venezia è molto sentita.  – sottolinea fra Tommaso, originario di Imola e responsabile del patronato – Noi frati abbiamo scoperto questa canzone che i bambini cantano in giro per la città andando a chiedere un dolcetto o un soldino ai negozianti. A noi premeva da una parte celebrare la memoria del santo, figura molto bella, e dall’altra, considerato che siamo appena arrivati ai Frari, e vista la recente unione voluta dal Patriarcato con le comunità limitrofe nell’unica parrocchia dei Frari, creare un momento comunitario, un’occasione per stare insieme e conoscerci. Non solo dunque un momento celebrativo e spirituale, ma anche di festa per dare l’opportunità di stare insieme, guardarsi meglio occhi, dirsi che siamo una famiglia e iniziare il cammino per diventare davvero tali. Domenica 9, infatti, si è tenuta in chiesa ai Tolentini l’ultima messa domenicale, dove per il momento verrà celebrata solo la messa prefestiva del sabato, così come nella chiesa di San Pantalon. «Certamente questo cambiamento non sarà facile –  conclude fra Tommaso – ma la speranza è di riuscire a camminare insieme».

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