
Arance, liquirizia e rum: la tradizione a sostegno del presente. È nato il “Domenichino”, un biscotto simbolico che riscopre storie e ingredienti antichi e dalla cui vendita si potranno in parte sostenere le spese per i vari restauri di cui necessita la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Durante l’Art Night 2025, la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo ha voluto offrire ai visitatori molto più di una semplice visita: un vero e proprio percorso sensoriale, capace di immergere il pubblico in un’esperienza profonda all’interno dello spazio sacro. Alla base dell’iniziativa c’è l’idea che l’arte, la bellezza e la spiritualità non si limitino alla vista, ma debbano diventare esperienze totalizzanti, capaci di attraversare il corpo e toccare l’anima. Un principio profondamente radicato nella tradizione mistica cristiana, come dimostrano le esperienze sensoriali e corporee di molti santi. Proprio in quest’ottica, la Basilica durante Art Night ha collaborato con Isola Tour per guidare i visitatori in un cammino immersivo. Aiutati anche da alcuni volontari di Ca’ Foscari, il percorso è iniziato dal tatto: bendati, i partecipanti hanno accarezzato i dettagli scolpiti degli altorilievi della tomba dei Valier. Si è poi passati all’olfatto, alla vista, all’udito e infine, nella sala di San Tommaso, al gusto, per concludere con un assaggio speciale. È stato proprio in questa occasione che sono stati presentati per la prima volta i “Domenichini”, biscotti inediti dalla ricetta originale, realizzati con ingredienti ricchi di storia e spiritualità, profondamente legati alla tradizione dell’Ordine domenicano.

Il primo degli ingredienti utilizzati nella ricetta è l’arancia candita, e non è una scelta casuale. La sua presenza rimanda a un’antica leggenda che racconta la storia di San Domenico, fondatore dell’Ordine, e di come abbia portato dalla Spagna un albero di arance amare, piantandolo nel chiostro che oggi conosciamo come il Giardino degli Aranci. Secoli dopo, Santa Caterina da Siena, figura chiave della spiritualità domenicana, volle dimostrare a Papa Urbano VI che anche ciò che nasce amaro può diventare dolce, candì quelle arance e gliele offrì come simbolo di riconciliazione e trasformazione. Un gesto semplice, ma carico di significato spirituale e umano. Il secondo ingrediente che compone i Domenichini è la liquirizia, una radice che affonda le sueorigini nel mondo della medicina naturale. Utilizzata per secoli nelle antiche farmacie monastiche, la liquirizia era apprezzata per le sue proprietà benefiche, in particolare per lenire la gola, facilitare la digestione e rafforzare il corpo. Nel biscotto, il gusto della liquirizia non è solo una scelta aromatica, ma rappresenta la memoria di un sapere artigianale e spirituale, che univa corpo e spirito in un’unica visione armonica del benessere. Il terzo ingrediente, forse il più sorprendente, è il rum. La sua presenza nei biscotti è un omaggio a una figura emblematica dell’Ordine: Jean-Baptiste Labat, frate domenicano, missionario, esploratore e anche produttore di rum.Vissuto tra XVII e XVIII secolo, Padre Labat fu inviato nelle Antille francesi dove, oltre alla sua attività pastorale, si distinse per le sue doti di osservazione e intraprendenza. A lui si deve il perfezionamento delle tecniche di distillazione del rum, tanto che ancora oggi alcune etichette portano il suo nome. L’inserimento del rum nel biscotto è anche una citazione storica che richiama l’anima viaggiatrice e curiosa dell’Ordine domenicano, capace di intrecciare fede, conoscenza e aiuto.

La produzione dei biscotti è stata interamente affidata alla celebre Biscotteria Veneziana che si è occupata della realizzazione e del confezionamento per oltre 100 chili, usando la ricetta messa a punto, dopo numerosi esperimenti, da fra Adriano Cavallo, sacerdote della domenicano nonché artefice del progetto. Il risultato di queste ricerche è stato un mix di ingredienti un po’ insolito ma dal gusto sorprendente. Come ama dire lo stesso fra Adriano, i Domenichini possono essere riassunti in tre parole: aromatici, speziati e ottimi per la contemplazione. Anche il packaging richiama la spiritualità e la tradizione monastica: ideato e realizzato interamente in casa, da fra Adriano, è pensato per evocare l’idea di un oggetto antico, semplice e marcatamente identitario, e presenta anche una breve spiegazione degli ingredienti. La risposta del pubblico è stata da subito positiva, sia per l’esperienza sensoriale proposta durante l’Art Night che per il gusto inaspettato dei Domenichini. Dopo la serata infatti, molti visitatori sono tornati spontaneamente in Basilica per ringraziare, colpiti non solo dal sapore dei biscotti, ma anche dall’intensità delle emozioni vissute. L’intento ora è quello di rendere questi biscotti una tradizione viva della Basilica: riproporli durante la prossima Art Night, nella festa dei Santi Giovanni e Paolo, e in altre occasioni simboliche legate all’anno liturgico o alla storia del complesso monastico. Perché, come sottolineano i promotori del progetto, anche la fruizione della bellezza, che sia arte, gusto o spiritualità, può diventare una forma di predicazione, un modo per parlare all’anima delle persone e allo stesso tempo riscoprire un’identità storica che troppo spesso viene dimenticata.
I Domenichini non sono in vendita nel senso tradizionale: durante l’Art Night sono stati distribuiti all’ingresso della Basilica in cambio di una donazione libera. Un gesto pensato per sostenere concretamente i vari lavori di restauro di cui la Basilica più ha urgenza. L’iniziativa ha rappresentato un modo innovativo e coinvolgente per legare la cura della bellezza materiale alla partecipazione spirituale dei fedeli: non una semplice raccolta fondi, ma un’esperienza che unisce gusto, consapevolezza e solidarietà. La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo è uno dei luoghi più affascinanti di Venezia, ricca di opere, storie e dettagli spesso poco conosciuti e non valorizzati come meriterebbero. Iniziative come quella dei Domenichini rappresentano un modo concreto e intelligente per far conoscere questi tesori e, allo stesso tempo, contribuire alla loro tutela. L’auspicio è che progetti di questo tipo possano continuare, permettendo alla Basilica di essere sempre più accessibile, viva e capace di accogliere i fedeli e i visitatori nella sua bellezza piena e autentica.
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