
Nel cuore dell’estate veneziana, la terza domenica di luglio si celebra una delle ricorrenze più amate e partecipate della città lagunare: la Festa del Redentore.
Ma quest’anno, nel 2025, la celebrazione assume un significato ancora più profondo: ricorrono infatti 450 anni dall’inizio del grande contagio di peste che nel 1575 colpì Venezia, segnando tragicamente la storia della Serenissima.
Di fronte a quel dramma, che in soli due anni provocò la morte di oltre un terzo della popolazione, il Senato veneziano fece voto pubblico di costruire una chiesa in onore del Cristo Redentore. La basilica fu progettata da Andrea Palladio sull’isola della Giudecca, e completata nel 1592. Da allora, ogni anno, Venezia rinnova quel voto con una festa che intreccia fede, memoria e speranza.
Come ricorda Padre Francesco Daniel, Guardiano del Convento dei Frati Cappuccini del Redentore: «Questo anniversario ci fa riflettere su quello che può essere oggi quello che hanno vissuto i cittadini di Venezia, rendendoci conto di quali sono oggi le difficoltà a livello mondiale che l’uomo deve affrontare».
Il Redentore, dunque, non è solo una rievocazione storica o religiosa, ma un messaggio potente di rinascita collettiva. La città che un tempo reagì alla peste con preghiera, solidarietà e arte, oggi propone un cammino simile, in un mondo che cerca ancora risposte alla fragilità umana e alla sete di pace.

La Festa del Redentore è celebre anche per i suoi simboli unici, che la rendono inconfondibile.
Primo tra tutti, il ponte votivo galleggiante che viene costruito ogni anno per collegare la riva delle Zattere con la Giudecca. Camminare su quel ponte, sospesi sull’acqua, è un gesto profondamente simbolico: rappresenta il pellegrinaggio del popolo verso il Redentore, come allora, come sempre.
Sabato 19 luglio, la laguna veneziana si trasformerà in un palcoscenico magico di acqua e luce. Tra barche decorate, tavolate galleggianti, musica e momenti di festa, la città si prepara ad accogliere l’evento più atteso: lo spettacolo pirotecnico sul Bacino di San Marco. Alle 23.30, i fuochi d’artificio illumineranno il cielo e l’acqua in un gioco di riflessi e colori, regalando emozioni uniche in un’atmosfera sospesa tra sacro e profano, come solo Venezia sa offrire.
È possibile riservare il proprio posto a terra o in barca al seguente link: https://redentore.veneziaunica.it.
Ma il momento più solenne sarà domenica 20 luglio alle ore 19, con la celebrazione della Santa Messa presieduta dal Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, in Basilica del Redentore. Al termine della celebrazione, sul sagrato della Basilica, avrà luogo la benedizione solenne su tutta la città, un rito antico ma ancora oggi fortemente sentito, come protezione collettiva e invocazione di speranza.

L’anniversario dei 450 anni dall’inizio della peste è occasione per andare oltre la semplice commemorazione. È una possibilità concreta per rileggere il presente alla luce delle esperienze del passato.
Padre Francesco Daniel sottolinea proprio questo legame tra passato e presente. Le sue parole ci ricordano come il messaggio del Redentore sia oggi più attuale che mai, e ci invita a guardare avanti: «Il messaggio che possiamo cogliere quest’anno è essere persone sempre più riconciliate per vivere la dimensione della pace».
A rendere ancora più denso di significato il 2025, c’è anche l’anniversario del Cantico delle Creature di San Francesco, che invita a riscoprire l’armonia con il creato, un tema centrale anche nella riflessione spirituale e ambientale della festa di quest’anno.

Accanto alla Basilica del Redentore si trova il convento dei Frati Cappuccini, che oggi sta vivendo una nuova stagione. Un tempo destinato alla formazione dei giovani frati, oggi il convento cambia forma per aprirsi al mondo.
«Noi eravamo un luogo di formazione – racconta Padre Francesco Daniel – era la tappa formativa dove si formavano i giovani frati. Oggi questa tappa si è spostata a Padova, e quindi anche il nostro convento si sta trasformando».
Non più luogo per preparare i religiosi al servizio della Chiesa, ma un centro aperto alle persone, ai veneziani e ai pellegrini, per offrire spazi di riflessione, cultura e condivisione. «Vogliamo diventare un luogo di formazione per le persone – continua – che possono trovare nel convento un punto d’incontro, dove essere ascoltati, accolti, guidati».
Tra le novità di quest’anno: l’avvio di iniziative culturali, sono state organizzate mostre ed eventi per rendere viva la presenza dei frati nel tessuto della città.
Il Redentore, dunque, non è solo una festa. È un laboratorio di pace, memoria e umanità, capace di unire la bellezza di Venezia con la profondità della fede.
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