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Festa del Carmelo: «Invita ad essere contemplativi attivi»

Si è tenuta mercoledì 16 la festa della Madonna del Carmelo nella chiesa dei Carmini. Il Patriarca: «La vera maturazione umana è fare i conti con i propri limiti»

«La festa mariana della Beata Vergine del Monte Carmelo ci dice: veneriamo Maria per fare nostra la sua figura di donna contemplativa e attiva». È festa grande nella chiesa dei Carmini quando, lo scorso mercoledì 16, durante la messa il Patriarca Francesco pronuncia queste parole. Le voci del coro, i colori delle cappe dei confratelli delle Scuole Grandi e dei membri degli Ordini Cavallereschi, la ricchezza dei paramenti che ornano la statua della Vergine, tutto aiuta a vivere questo momento di fede in una dimensione particolare. Prima della messa, i confratelli e le consorelle delle Scuole Grandi cittadine e i membri degli Ordini Cavallereschi – come l’Ordine di Malta, i Cavalieri del Santo Sepolcro, i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e gli Araldi del Vangelo –, hanno compiuto una piccola processione in campo Santa Margherita, recitando le litanie mariane insieme a una rappresentanza del clero veneziano, tra cui il Patriarca e il parroco dei Carmini, nonché cappellano della Scuola Grande dei Carmini, don Massimiliano Causin. Per l’occasione, inoltre, erano presenti anche l’abate emerito di Praglia Norberto Villa e alcuni prelati armeno-cattolici, tra cui Boghos Lévon Zékiyan, arcieparca emerito di Costantinopoli e delegato pontificio per l’Ordine Melchitarista.  All’inizio della celebrazione, il Guardian Grando della Scuola Grande dei Carmini Franco Campiutti ha rivolto un saluto al Patriarca e ha accolto quattro nuovi confratelli e consorelle, alla presenza anche della comunità parrocchiale e dei rappresentanti delle istituzioni cittadine: l’assessore Paola Mar in veste di delegato del sindaco, il prefetto di Venezia Darco Pellos e il vice questore Carlo Ferretti, oltre che di alcuni ufficiali delle Forze Armate.

Il Patriarca: «Una festa che sprona ad essere contemplativi attivi»

Tuttavia, la “pompa” di queste celebrazioni non è qualcosa di fine a se stesso, come ricorda il Patriarca: «La devozione per essere buona deve essere fondata teologicamente, altrimenti diventa devozionismo». In questo caso, la memoria stessa della Beata Vergine del Monte Carmelo è un aiuto a interiorizzare la figura di Maria. «Spesso – continua il Patriarca – leghiamo la figura di Maria a fatti soprannaturali e ad apparizioni. Questa festa invece ci richiama alla Mariologia antica, in cui Maria coincide con la Chiesa, in cui Maria è la bellezza di Dio riflessa in una creatura umana». Ecco dunque il legame tra noi e la Vergine, secondo il Patriarca, il suo essere Chiesa e il suo essere donna e quindi creatura umana fino in fondo: «Questa festa ci sprona ad essere contemplativi attivi; andare incontro alla vita contemplativa non significa affrancarsi dalle proprie responsabilità, come insegnano le figure di Santa Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresina di Lisieux». Tuttavia, l’attività umana deve essere sempre ricondotta al prendere coscienza del nostro limite e al fare affidamento sulla preghiera, conclude il Patriarca: «È bello congedarsi da una giornata sapendo di non essere stati capaci di fare tutto, perché questo fa parte di una salute creaturale. La vera maturazione umana è fare i conti con i propri limiti. Chiediamo alla Vergine Santissima di uscire da questa festa facendo un esame di coscienza, chiedendoci se la nostra devozione diventa vita, se la nostra vita è sorretta dalla preghiera e se le nostre azioni nascono dalla contemplazione dell’unico necessario».

Una festa sentita che richiama fedeli anche da lontano

Secondo le parole del parrocco, don Massimiliano Causin, non si tratta di una festa come le altre: «Nonostante cada in luglio è una festa sentita, da chi rimane a casa ma anche da chi decide di tornare dalle vacanze apposta per potervi partecipare. Conosco persone che sono nate a Venezia e che ora vivono altrove, ma che per l’occasione tornano qui per partecipare alle celebrazioni. Non è una festa solo di questa parrocchia, ma è sentita vicina anche dalle altre 4 comunità della collaborazione pastorale di Dorsoduro (di cui don Massimiliano Causin è parroco, n.d.r.). Questa affezione, da neo-parroco, mi lascia molto stupito». La chiesa stessa inoltre è un punto di riferimento non solo per i residenti, testimonia don Massimiliano, ma anche per i turisti, che si fermano spesso davanti alla statua della Madonna per una preghiera.

Chiesa e Scuola Grande, autonome ma collaboranti

In preparazione alla festa, poi, la comunità vive anche un triduo di liturgie: «Nei tre giorni precedenti viene fatto l’angelus, si prega il rosario, si recitano le litanie mariane e si chiede l’affidamento alla Vergine. Sono tutti momenti molto partecipati». Infine, riflettendo sulla relazione tra la comunità parrocchiale e la vicina Scuola Grande dei Carmini, don Massimiliano afferma: «Si può dire che tra le due realtà c’è un rapporto per così dire ontologico. La Scuola Grande nasce proprio come comunità di devozione alla Beata Vergine del Monte Carmelo e di questo culto ne fa anche il suo scopo. In alcuni momenti dell’anno, in occasione delle feste mariane la Scuola Grande partecipa alle celebrazioni parrocchiali, però al tempo stesso è un’entità autonoma, che durante l’anno vive i suoi momenti di catechesi e di riflessione, accompagnata da noi sacerdoti».

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