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Fenicotteri in aeroporto: rischio in laguna di Venezia

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I volatili sempre più vicini al polo di Tessera che entro il 2037 raddoppierà dimensioni e passeggeri

Che si sia amanti o meno degli animali, la presenza di uccelli nei pressi di un aeroporto rappresenta un bel problema di sicurezza, tanto per i volatili che per il personale di volo e i passeggeri degli aeroplani. Lo scalo di Venezia Marco Polo negli ultimi tempi sta affrontando un presenza notevole di esemplari di fenicotteri nelle vicinanze delle proprie piste, destando non poche preoccupazioni, visti i progetti di raddoppio della propria superficie entro il 2037, passando da 11 a 20 milioni di passeggeri in transito ogni anno. Non è un caso, in questo senso, che al tavolo tecnico convocato lo scorso 8 luglio 2025 presso il Provveditorato alle Opere pubbliche per il Triveneto del Ministero dei Lavori Pubblici, siano state invitate anche le associazioni animaliste di LIPU Venezia e WWF.

«Abbiamo molte altre aree con caratteristiche simili alle barene all’esterno del sedime del Marco Polo dove stazionano fenicotteri bianchi oltre a gabbiani reali e ibis sacri – spiegano da LIPU Venezia – presupponiamo che la massiccia presenza in questa zona sia il frutto del disturbo da parte di attività umane in aree più idonee per la loro presenza all’interno della laguna. Dai voli di aerei turistici nella parte nord, passando per pratiche di fotografie earee e riprese con droni, oltre ad attività non consentite da parte di alcune realtà economiche di allontanamento di uccelli. Anche nelle zone a basso fondale, le tipiche “secche”, la navigazione che le attraversa disturba gli animali che così si radunano nella zona più “tranquilla” dell’aeroporto, perché paradossalmente si abituano di più ai rumori costanti che a quelli improvvisi».

Foto di Paolo Vacillotto
I fenicotteri bianchi in laguna di Venezia: serve un censimento

«Nonostante non lo sia, il fenicottero è diventato “tipico” della laguna con una presenza consistente negli ultimi 10-15 anni – aggiungono dall’associazione – prima si limitava a svernare in alcune rotte migratorie dal Nord Africa, Spagna e Turchia, mentre oggi è praticamente stanziale perché ha trovato un habitat ideale, complice anche il cambiamento climatico che ha fatto progressivamente abbandonare mete come la Sardegna. Il problema, emerso anche durante il tavolo tecnico, è che se la presenza è nota mancano numeri affidabili con un censimento di quanti esemplari stanziali ci siano in laguna, si tratta della prima cosa da fare per avere un’idea di quanto è grande il fenomeno che interessa questa specie selvatica».

«Censirli è ulteriormente importante per il loro comportamento etologico – spiegano da LIPU Venezia – si tratta di una stirpe gregaria che si muove in gruppo. Vista la stazza potrebbe entrare in contrasto con altre specie minori, ma trattandosi di animali selvatici dopo un’iniziale confronto nello stesso habitat trovano un equilibrio per una convivenza. Lo testimonia il fatto che non ci risulta che sottraggano cibo per altre famiglie animali, al massimo in spazi ristretti con molta concentrazione potrebbero alterare il fondale, ma non sono arrivate notizie o prove in questo senso, quindi vale anche per i fenicotteri la massima che in natura non esistono creature nocive, ma al massimo in un picco eccessivo. Al momento non è il loro caso ma non sembra comunque una buona idea mettere a rischio la loro incolumità e quella dei passeggeri dell’aeroporto, per cui bisogna affrontare questa situazione».

Foto di Paolo Vacillotto
Disturbo degli habitat: perché i fenicotteri si spostano nella laguna di Venezia

«Il perché quindi questi uccelli si spostano progressivamente verso il Marco Polo è presto spiegato – chiariscono i volontari – i fenicotteri vengono disturbati in altre zone della laguna trovando qui un’apparente oasi di “pace”, a discapito della Laguna Nord e Sud e al porto di Chioggia. Gli uccelli infatti si adattano a un disturbo omogeneo e continuo, proprio come quello di un aeroporto, mentre si spaventano per rumori improvvisi e inaspettati, tipici della presenza umana. A questo scopo va ricordato che la Laguna di Venezia è Sito di Interesse Comunitario per la Protezione di Flora e Fauna, inserita in Rete Natura 2000 tutelate per le aree umide».

«Se disturbati quindi si spostano – avvertono – ma il Marco Polo è un luogo pericolosissimo, questo lo ha compreso anche Save, ma non basteranno gli strumenti proposti per allontanarli, come i laser, che allontano gli uccelli solo per un breve periodo e rischiano di danneggiare la vista lesionandola, un senso fondamentale per uccelli come i fenicotteri per orientarsi nelle lunghe traversate. E’ necessario quindi lavorare nell’intero perimetro della laguna per ristabilire le condizioni ottimali dell’habitat per la biodiversità, limitando al massimo il disturbo umano. Basterebbero piccole cose, dall’evitare le barche a motore nelle secche, alla sospensione dell’attività di caccia tutto l’anno, all’evitare di usare fuochi d’artificio per feste, come il Redentore, che per noi sono mezz’ora di spettacolo ma per gli animali ore di inutili sofferenze».

Foto di Paolo Vacillotto
Cambiare le abitudini per preservare la laguna di Venezia

«Perché dovremmo cambiare le nostre abitudini? – si interrogano da LIPU Venezia – prima di tutto perché non si tratta di sacrifici così terribili, ma soprattutto perché la natura ce lo sta dicendo a prova di cecità e sordità: le modifiche del clima richiedono uno sforzo collettivo e siamo dentro un sistema fragile, dove ogni minimo cambiamento ha conseguenze importanti, quindi anche “solo” avere uccelli che insistono sull’aeroporto, può avere un impatto enorme, dato che ormai sono stanziali, vanno gestiti. Già stiamo rischiando di perdere moltissime specie, sarebbe sciocco perdere anche i fenicotteri, mettendo a repentaglio la vita di tutti, uomini e animali. Siamo convinti, visto che le persone difendono quello che conoscono, che fare informazione su questo tema, possa dare grandi risultati».

«E’ possibile quindi vivere la laguna in modo diverso – concludono – per esempio creando percorsi mitigati e capanni di osservazione per gli appassionati di fotografia, vietare l’uso di fuochi d’artificio al suo interno, estendendo l’area interdetta alla navigazione, ampliando la cartellonistica anche in lingua inglese, soprattutto applicando regole, norme e sanzioni anche contro l’allontanamento degli uccelli e ragionando sulla chiusura delle attività di caccia. Nei prossimi anni la laguna dovrà gestire molte più persone di oggi con il raddoppio dell’aeroporto, per cui vanno fatte scelte consapevoli per preservare questo fragile ecosistema, non ci sono bacchette magiche, ma solo consapevolezze di avviare un cambiamento collettivo. Ecco perché ci piacerebbe che al prossimo tavolo tecnico ci fossero anche zoologi ed etologi delle vicine università di Padova e Ca’ Foscari egli esperti del Museo di Scienze Naturali Giancarlo Ligabue di Venezia, perché chiunque possa dare un contributo con approccio scientifico, cacciatori compresi, è necessario».

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