
L’arte è un continuo dialogo collettivo. Fino a venerdì 24 gli spazi ex industriali del Padiglione Antares a Mestre ospitano la sesta edizione di Extra Ordinario, la mostra frutto di un workshop estivo organizzato dall’Atelier F dell’Accademia di Belle Arti di Venezia in collaborazione con Arsenalia, società di consulenza e di innovazione tecnologica. Per quattro mesi, il padiglione si è trasformato in un luogo di ricerca creativa e confronto artistico, dove circa 100 studenti dell’Accademia hanno lavorato a affianco ai docenti Carlo di Raco e Martino Scavezzon, ma anche ad alcuni ex studenti e artisti già affermati. «Progetti come Extra Ordinario hanno l’obiettivo di portare fuori dalle mura dell’Accademia la ricerca artistica, facendola diventare una prerogativa quotidiana» così Stefano Marotta, vicedirettore dell’Accademia di Venezia, spiega le motivazioni del workshop estivo.

Nel percorrere la mostra il visitatore si immerge in un percorso espositivo in cui convivono sia opere figurative che astratte. Tra i temi più ricorrenti si alternano l’indagine dell’individualità e la dimensione collettiva. «Tutte le opere che raffigurano scene di convivialità, momenti e riti collettivi sono la trasposizione dell’esperienza laboratoriale e conviviale vissuta all’interno del padiglione», spiega Marotta. Altre opere, invece, trattano tematiche sociali ed ambientali, riflettendo la sensibilità della nuova generazione di artisti che si confronta con le urgenze del nostro tempo. Per quattro mesi di laboratorio il padiglione si è trasformato in un luogo di sperimentazione e di dialogo, dove giovani e professionisti hanno condiviso esperienze, tecniche e linguaggi. Ne è nato un vero e proprio scambio generazionale: gli ex studenti davano qualche consiglio tecnico ai giovani, mentre questi offrivano nuovi stimoli e nuove tematiche.

Extra Ordinario non si limita ad esporre delle opere, bensì vuole far immergere il pubblico in uno spazio simile a quello di un atelier di un’artista: «ll luogo in cui le opere sono immerse non è uno spazio con le pareti bianche neutre ed anonime, bensì è parte integrante del racconto” sottolinea Stefano Marotta, motivando la scelta di creare uno spazio immersivo. Accanto alle opere concluse, infatti, si trovano disegni preparatori, bozzetti, pennelli e colori. Tutti questi elementi parlano del processo di ricerca artistica e dell’energia creativa che si cela dietro ogni opera.

L’Accademia di Belle Arti, in vista di offrire sempre più stimoli e possibilità creative agli studenti, continua a investire nella creazione di spazi adeguati alla formazione e alla ricerca: «Quest’anno inizierà il secondo ciclo di dottorato – annuncia Marotta – Si tratta di una nuova sfida e per offrire il meglio ci stiamo organizzando per ampliare e migliorare i nostri spazi». Per questo motivo ha recentemente restaurato un padiglione a Forte Marghera, il quale verrà dedicato alla scuola di scenografia. Inoltre, il Comune di Venezia ha concesso un’area nei pressi della Giudecca, la quale diventerà un luogo di ricerca per i dottorati e permetterà di espandere altre attività didattiche ed accademiche, come, ad esempio, la consulta. In un contesto in continua evoluzione, dunque, Extra Ordinario non è una semplice mostra, ma simboleggia una didattica che supera i confini dell’aula e si intreccia con la vita quotidiana. Una testimonianza concreta di come la pratica pittorica non è solo un esercizio tecnico, ma è anche un dialogo collettivo capace di unire generazioni, linguaggi e visioni del mondo.
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