
«In un mondo che corre veloce, è fondamentale fermarsi e guardare chi rimane indietro. Questo pranzo non vuole essere solo un gesto di carità, ma un’occasione per costruire legami e per far sentire a queste persone che non sono invisibili e che la comunità si prende cura di loro». Parole di Anna Brondino, presidente della “Corte del Forner”, associazione che da sempre gestisce l’Emporio della Solidarietà veneziano e che quest’anno proporrà per la prima volta un pranzo natalizio per chi vive una situazione di difficoltà, in programma il 24 dicembre alle 12. “A tavola con tutti”, un’iniziativa organizzata insieme alla parrocchia del Santissimo Salvatore e Santo Stefano, che avrà luogo nell’ex chiesa adiacente alla Domus Ciliota (San Marco 2976). «Questo pranzo non è per le persone povere, ma per i fragili. In città i luoghi d’aggregazione sono sempre meno e le feste rappresentano per loro il momento più critico. Abbiamo bisogno di tanto lavoro in termini di ricostruzione delle relazioni, tema che mi piacerebbe venisse messo in agenda da Amministrazione, Regione e Stato», ha detto Brondino, promotrice dell’evento, che ha ricordato che gli utenti dell’Emporio, con sede a Sant’Alvise, per il 75% sono italiani e in modo particolare veneziani.
Poi l’appello a quanti avranno piacere di mettersi in gioco, come volontari, per allestire la sala il 23 e per servire le varie portate il 24 (contattare il numero: 339.5668193), con tombola finale. Un centinaio gli ospiti che potranno essere accolti – dai senza fissa dimora, agli anziani soli, fino a chi avrà piacere di trascorrere qualche ora in compagnia – nell’auspicio che l’evento possa essere riproposto anche negli anni a venire, magari in spazi più ampi. Oltre ai volontari della “Corte del Forner”, i ringraziamenti della presidente sono andati a “San Giacomo Benefica”, Agesci Zona Venezia-Isole, Domus Ciliota, Caritas diocesana, Ligabue Spa, Coop Alleanza 3.0, Polo Spa, De Stefani Azienda Agricola e Vinra.shop per il supporto e per le materie prime fornite per l’occasione. «Ciò che faremo con questo pranzo – il commento del parroco, don Roberto Donadoni – è soltanto una “goccia”. Un gesto che racconta una città che non si volta davanti alle situazioni di fragilità. Speriamo sia un gesto che possa ispirare altri ponti». Un’iniziativa alla quale prenderà parte il Patriarca Francesco e inserita in un contesto in cui i numeri parlano da sé: in Italia, 5 milioni e mezzo di persone vivono in povertà assoluta e quasi 9 milioni in povertà relativa.

«Alla Casa San Giuseppe alle Muneghette – ha spiegato Franco Sensini, direttore della Caritas veneziana, “braccio” operativo della Diocesi – vengono distribuiti 60 pasti al giorno. L’aspetto più bello è che tutto è gestito da volontari». E gli italiani – veneziani compresi – rappresentano il numero maggiore degli utenti complessivi della struttura, se tenuto conto della frequenza e costanza con cui vi si recano. «I nuovi bisogni che stanno emergendo in quasi tutti i territori – ha proseguito il direttore – sono molteplici. Il disagio abitativo, ormai, non coinvolge solo i senzatetto, ma pure gli anziani soli che non riescono a pagare l’affitto e le bollette. Persone che vivono in mezzo a noi. Le povertà riguardano anche chi lavora: molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese. Per noi, dunque, diventa importante essere un segno cristiano».

Prezioso il ruolo dei Centri d’ascolto, «attraverso i quali cerchiamo di costruire un rapporto proprio con chi vive queste difficoltà. Tra centro storico e terraferma siamo passati dagli iniziali 500 utenti a oltre 800, che si rivolgono ad essi nell’arco dell’anno». Partendo dal disagio abitativo, Sensini ha posto l’accento sulle povertà che via via stanno emergendo: da quella legata alla solitudine, a quella educativa dei giovani. «Non ci sono più poveri con una problematica soltanto, ma con molteplici, connesse a reddito, famiglia, alcolismo…». Sul fronte di detenuti e ristrette a fine pena o pena alternativa l’auspicio del direttore è di avere a disposizione, tra Venezia e terraferma, 30 posti letto entro Pasqua 2026. Intanto pochi giorni fa è stata inaugurata ufficialmente, con il primo ospite, la casa Ater di Marghera con 4 posti destinati proprio a detenuti a fine pena o con possibilità di pena alternativa. A gennaio invece verrà svolto sul territorio comunale un censimento dell’Istat (previsto in 14 Città metropolitane del Paese) relativamente ai senza fissa dimora, in accordo con Diocesi e Comune, per analizzare i dati e capire quali azioni attuare.
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