
Fin da bambini abbiamo conosciuto persone che russano nel sonno, cosa ci sarà mai di strano? Nulla di grave, in realtà, ma la faccenda si complica se al russamento si aggiungono le apnee. Sì, avete capito bene, le apnee cioè la sospensione della respirazione, finché poi spontaneamente la persona riprende a respirare.
Qui la cosa si fa molto più interessante perché a questo punto ci troviamo in una patologia sottostimata – diciamo pure parecchio trascurata… – ma dalle conseguenze assai gravi: la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, che i medici chiamano OSAS usando l’acronimo inglese.

Appunto: la cessazione intermittente del flusso di aria al naso e alla bocca mentre si dorme. Le apnee ostruttive sono causate da alterazioni anatomiche o funzionali delle alte vie aeree, come pure da taluni dimorfismi malformazioni cranio-facciali. Non vanno confuse con le apnee centrali, che sono invece frequenti nello scompenso cardiaco e nei cerebrolesi, pur essendo presenti anche negli alpinisti che soggiornano in alta quota.
Cosa ci può aiutare a riconoscere le apnee nel sonno? Beh, innanzitutto lo spavento che coglie la persona che ci dorme accanto, che assiste alla pausa nella respirazione – “sarà mica morto?” – e soprattutto alla sua rumorosa ripresa. Ed è proprio questa che si fa notare ancora di più. E se si dorme da soli? In questo caso il sintomo-guida è l’eccessiva sonnolenza durante il giorno: chi di noi non hai mai visto in certi luoghi o occasioni persone che si addormentano da un momento all’altro? Ed è qui devono scattare gli accertamenti!

Anche perché è ormai accertato dagli studiosi che esiste una relazione causale tra la sindrome da apnea nel sonno e le patologie cardiovascolari, ma non solo: provate a pensare cosa potrebbe accadere a chi fosse alla guida di un veicolo…
Il metodo riconosciuto dagli esperti come il migliore per diagnosticare la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno è la polisonnografia: un apparecchio, il polisonnografo, che viene applicato con delle stringhe intorno al torace e con dei tubicini nel naso del paziente, che consente di rilevare le apnee e le ipopnee, cioè le riduzioni parziali del flusso respiratorio, ne permette la distinzione in centrali, ostruttive e miste, mostra le desaturazioni – quando la percentuale di ossigeno nel sangue scende sotto i livelli normali – di una certa entità e le alterazioni del ritmo cardiaco, nonché riconosce la fase del sonno in cui gli eventi si verificano.

Questa indagine consente di stabilire la diagnosi di OSAS e anche la gravità secondo la seguente tabella:
Ancora prima di arrivare ai risultati della polisonnografia, esiste un questionario con domande facili facili, che ci aiuta a capire quale sia la probabilità di trovarci davanti a codesto problema. Ma di questo e dei fattori di rischio di questa patologia ci occuperemo in un’altra puntata dedicata alle apnee ostruttive nel sonno.
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