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«Dotor, go a batarea…»: alla scoperta delle palpitazioni

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Emanuela Maria Blundetto, cardiologa a Mestre

Il cuore batte, in media, 70 volte al minuto, ma è comunque considerata “normale” una frequenza compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto (bpm). In alcuni sportivi allenati o in soggetti che vengono trattati con alcuni particolari farmaci, la frequenza può scendere anche a 50 bpm o sotto, senza che questo determini alcun disagio per l’individuo.

In realtà ogni “battito” è costituito da una “sistole” – la fase in cui il cuore si contrae per espellere il sangue e inviarlo a tutti gli organi – e una “diastole”, quando il cuore si rilassa per accogliere il sangue venoso proveniente dagli organi e dai polmoni. Questa alternanza continua tra le due fasi non è percepita dall’individuo, se non in particolari condizioni.

Immagine di Drazen Zigic su Freepik
Cosa sono le palpitazioni al cuore e come si manifestano?

Le palpitazioni consistono, appunto, nell’auto-percezione cosciente e sgradevole dei battiti cardiaci, che vengono avvertiti più violenti, regolari o irregolari; si accompagnano spesso alla sensazione di “cuore in gola”, determinata dalla repentina variazione del ritmo cardiaco. Ciò rappresenta spesso motivo di notevole apprensione…

In realtà tutti gli individui possono sperimentare le palpitazioni in qualche occasione della loro vita: in relazione ad esercizi fisici estenuanti, soprattutto in soggetti non allenati, a forti emozioni o in particolari situazioni d’ansia. E questo accade senza che ci sia una malattia cardiaca sottostante.

Immagine di DC Studio su Freepik
Quali sono le cause della comparsa delle palpitazioni al cuore?

Ci sono poi anche altre cause non cardiache, che possono essere: la febbre, l’ipertiroidismo (cioè l’aumento della produzione degli ormoni da parte della tiroide), l’anemia (da carenza di ferro, da mestruazioni molto abbondanti o molto frequenti, da cattivo assorbimento o da patologie ematologiche), i riflessi nervosi di origine gastrointestinale, epatica o uro-ginecologica (pensate ad esempio alla menopausa…!)

I disturbi possono consistere in una “tachicardia” – aumento della frequenza del battito anche ben oltre i 100 bpm – oppure nelle cosiddette “extrasistoli”, quei battiti fuori ritmo, spesso molto fastidiosi, ma quasi sempre isolati. E la maggior parte delle volte queste sensazioni colgono il paziente nei momenti in cui, invece, sta cercando di rilassarsi o di prendere sonno e quindi lo spaventano molto.

Se le palpitazioni diventano frequenti o esiste una cardiopatia? Rivolgersi al medicoedico

Quando però il soggetto presenta già una cardiopatia, notare questi disturbi del ritmo devono indurlo a richiedere un consulto con il proprio medico di famiglia o, in alternativa, con uno specialista cardiologo. Solo i professionisti, infatti, potranno stabilire, con una accurata anamnesi e un esame obiettivo ben condotto, se il disturbo si presenta a riposo o sotto sforzo, la durata e la frequenza degli episodi, se l’inizio o la cessazione sono bruschi o graduali e infine se la posizione (decubito) influenza le caratteristiche del disturbo stesso. Si potrà così tranquillizzare il paziente oppure decidere di approfondire con altri esami specifici, quali un ECG dinamico secondo Holter (ECG delle 24 ore), un ecocardiogramma o un test da sforzo.

Nel caso, infine, si rendesse necessario, sarà possibile prescrivere delle terapie, farmacologiche e non, appropriate per ridurre o eliminare il fastidioso sintomo.

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