
Guardandosi attorno, quando ad esempio si viaggia sui mezzi pubblici, non si può far a meno di osservare che lo sguardo delle persone che ci circondano è rivolto verso il basso, verso quell’apparecchio che, più di ogni altra cosa, caratterizza la nostra epoca: il telefonino.
Anche negli ambienti più belli, dove il panorama merita la massima attenzione – e la nostra meravigliosa Venezia ne sa qualcosa… – le persone guardano dentro lo schermo del loro strumento personale, perdendosi il contorno oppure osservandolo attraverso il telefonino per poi condividere le immagini con qualcuno. Di fatto, delegano ad altri il gusto di apprezzare l’ambiente che li circonda, nella speranza di ottenerne il gradimento. Gli altri, però, pur vedendone le immagini, non ne possono percepire gli odori, i veri colori… Insomma si perdono il contesto.

Non è un buon segnale per la propria personalità. E neppure per la propria capacità di fissare nella propria mente immagini e suoni.
A parte questo aspetto “turistico” il telefonino è usato per rimanere in contatto con i propri cari o per lavorare, ma anche, soprattutto, per giocare, per essere informati sui fatti degli altri, per seguire i blogger o gli influencer, per avere notizie diverse dalle ufficiali, per comprare, per comunicare con persone lontane, trascurando però sempre più spesso quelle che, invece, sono vicine a noi.

Raramente si vede qualcuno che legga un libro o il giornale e magari condivida le notizie di attualità con chi gli sta a fianco. I tempi sono davvero cambiati, rispetto a una volta…
Per quanto si tratti di uno strumento ormai imprescindibile – pensiamo alle transazioni bancarie, alle prescrizioni sanitarie, agli acquisti on-line, ecc. – risulta evidente che il telefonino spesso ci domina, portandoci a fare delle cose diverse da quelle per le quali l’abbiamo preso in mano. Al punto tale che ci si dimentica del motivo che ci aveva portato ad accenderlo.

Altre considerazioni, queste sì legate alla salute: il rischio, mentre si cammina, di non avere le mani libere e di inciampare, lo stress per la vista sempre sotto sforzo, l’abitudine a comunicare per messaggi piuttosto che mediante il confronto diretto, la possibilità di essere bersaglio di informazioni devianti, cruente o scioccanti, il logoramento di dover rincorrere i messaggi pubblicati che ci riguardano direttamente, il problema di concentrazione dovuto al fatto che nel telefonino si alternano informazioni diverse e di scarso impegno intellettuale.
Ovviamente, lungi da voler essere disfattista ad ogni costo: ci sono anche molti pregi! Ma il modo con cui interfacciarsi con questo strumento onnipresente dovrebbe essere materia di insegnamento scolastico. Usarlo e non esserne usati.
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