
Ha fatto tappa a Venezia dal 27 al 29 gennaio 2026 il progetto DIGITALIA, che vede impegnate l’Università di Istanbul, la Direzione della Cultura e del Turismo della Provincia di Antalya (Turchia), l’Università Complutense di Madrid, il Ministero della Cultura Italiana, la Soprintendenza di Ascoli Piceno e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’obiettivo, attraverso il programma Digital Heritage Training, è quello di approfondire le tecnologie digitali a supporto della tutela del patrimonio e della resilienza climatica con un focus sull’acqua, data la tappa veneziana del percorso. DIGITALIA, acronimo di Digital Solutions for Sustainable and Disaster Resilient Heritage Management, è finanziato dal fondo Erasmus+ e affronta le sfide che il clima pone ai beni culturali attraverso il supporto offerto dalla tecnologia.
La tre giorni, organizzata come un laboratorio per le varie istituzioni coinvolte per affrontare il rischio climatico, è servita a dare l’opportunità di riunire docenti, ricercatori, professionisti ed esperti del patrimonio culturale da Italia, Spagna e Turchia e si è concentrata su come le tecnologie digitali possono essere impiegate per la tutela del patrimonio culturale, con un’attenzione, per la tappa veneziana, su contesti caratterizzati da elevata criticità ambientale legata all’acqua. A lezioni teoriche si sono alternate occasioni di scambio e visita ad alcune delle più importanti realtà culturali e infrastrutturali della città come l’Archivio di Stato, la Fondazione Querini Stampalia, la Procuratoria di San Marco e l’Autorità per la Laguna di Venezia, che ha la gestione e responsabilità del sistema di barriere mobili del MoSE.

DIGITALIA è un progetto europeo un po’ diverso da quelli di cui si occupa Erasmus+, si tratta infatti di una serie di attività orientate a costruire un ecosistema di formazione avanzata dedicata a specialisti del mondo dei beni culturali, al personale universitario, a dottorandi e ricercatori, oltre che a professionisti di musei e soprintendenze. Col coordinamento dell’Università di Istanbul, le linee strategiche sono due: la digitalizzazione come forma di tutela e conservazione del patrimonio culturale e la gestione e prevenzione del rischio causato dai cambiamenti climatici. Tutti i soggetti coinvolti sono infatti esperti, con le specifiche peculiarità, in questi campi, ad esempio Ca’ Foscari è avanti sulla digitalizzazione, la Soprintendenza di Ascoli Piceno è riconosciuta per i rischi da terremoto e l’Università di Madrid per incendi e alluvioni.
Obiettivo conclusivo di questa collaborazione è il cosiddetto “Curriculum DIGITALIA”, ovvero «Un percorso di formazione strutturato, aperto a tutti e offerto via web gratuitamente a esperti e addetti ai lavori del settore, ma anche appassionati, per integrare nelle varie professioni competenze di base, buone pratiche e strategie per digitalizzare il patrimonio culturale e metterlo al riparo delle minacce del clima – spiega il professor Lorenzo Calvelli associato di Storia romana a Ca’ Foscari – un’attività iniziata a inizio 2025 che si concluderà entro il 2026 e che è frutto, oltre del lavoro del team internazionale che si è incontrato online e dal vivo, della somministrazione di centinaia di questionari nei diversi Paesi coinvolti a persone che lavorano nel mondo dei beni culturali, con un’attenzione al fatto che i rispondenti comunicassero il loro livello di preparazione e le eventuali lacune, in modo da creare una formazione ad hoc per trasferire competenze di base per gestire questo patrimonio».

Venezia per DIGITALIA ha rappresentato il via alla stesura di questo Curriculum, dando inizio al primo nucleo operativo di forma concreta del progetto, grazie anche all’approfondimento di luoghi simbolo e casi di studio su rischio ambientale, raccolta e utilizzo di dati e relativa governance dei processi. Proprio a Venezia, come ha ricordato il prof. Franz Fischer, Direttore del Venice Centre for Digital and Public Humanities: «Il rapporto tra spazi, acqua e infrastrutture dà forma a un contesto privilegiato per mettere in dialogo metodologie digitali, pratiche di tutela e processi decisionali, valorizzando l’uso integrato di dati storici, ambientali e digitalizzati». In questo senso alla tre giorni sono intervenuti il prof. Paolo Mozzi, geologo dell’Università di Padova, con una lectio sull’aumento del livello del mare in laguna in chiave storica e archeologica e Fabio Pittarello di Ca’ Foscari, associato di informatica, sull’impiego di piattaforme digitali per la raccolta e la tutela del patrimonio immateriale.
Tra gli indirizzi emersi dall’incontro veneziano, Elisa Corrò, Research Facilitator del Venice Centre e borsista di ricerca del progetto, ha messo l’evidenza su come il patrimonio storico vada riletto in chiave di strategia contro il rischio, imparando dalle precedenti esperienze del mondo antico, rese accessibili attraverso la digitalizzazione e l’accessibilità delle fonti. Infine, Sabrina Pesce, docente a contratto di Epigrafia latina e borsista di ricerca dell’ateneo veneziano, ha sottolineato proprio come rendere l’informazione alla portata dei professionisti della conservazione, mediante pratiche digitali per la protezione e valorizzazione dei beni culturali. Infatti dopo la ricerca svolta per DIGITALIA sui membri del settore attraverso un questionario, per analizzarne i fabbisogni in materia di competenze digitali e preparazione delle istituzioni culturali di fronte ai rischi naturali, si è passati alla progettazione condivisa del team internazionale del curriculum e ai conseguenti contenuti del MOOC (Massive Open Online Course), la piattaforma di formazione che sarà realizzata e resa accessibile alla fine del progetto.

«Le varie tappe di approfondimento attraverso la città – aggiunge Lorenzo Calvelli – hanno permesso di approfondire gli intrecci fra tecnologia e gestione del rischio, come nel caso della Fondazione Querini Stampalia, dove, dopo l’”Acqua Granda” del 2019, alcuni volumi moderni che erano stati sommersi sono stati recuperati grazie a complesse tecniche di congelamento e liofilizzazione. La conservazione è inoltre facilitata dalla possibilità di consultare le copie digitali anziché gli originali, sia alla Querini, dove sono stati recentemente digitalizzati i disegni del grande architetto Carlo Scarpa, sia all’Archivio di Stato dove è stato virtualizzato l’antico catasto napoleonico, formato da documenti di grandi dimensioni. Oltre a ciò, sono stati banditi i piani bassi per la conservazione di materiali delicati nonostante la presenza del Mose, perché questo non sarà sufficiente in eterno e bisogna prevedere eventi superiori ai limiti dello storico a disposizione».
A Venezia, infatti, è tempo di strategie a lungo termine, monitorando attraverso la tecnologia tutti i fattori di rischio, ma non solo: «Questa tre giorni è servita a fare il punto su tante criticità – conclude il docente di Ca’ Foscari – per organizzare strategie efficaci bisogna conoscere la storia dei luoghi, basta pensare che Venezia si è abbassata di 2,5 metri rispetto all’epoca romana, ma anche condividere la preoccupazione di salvarne il patrimonio culturale materiale e immateriale. Ecco allora che iniziative, come quella del Bauhaus dei Mari, un progetto europeo che coinvolge le comunità locali con focus sugli anziani, sono importanti per attivare strategie dal basso e sviluppare una coscienza collettiva sull’impatto che ognuno può avere contro il cambiamento climatico». L’evento ospitato in città è stato accolto con grande interesse da tutti gli studiosi internazionali, il cui interscambio con i colleghi italiani ha dato molti spunti per quella che sarà la futura piattaforma online aperta a tutti, oltre all’Europa, per difendere i beni culturali dalla crisi climatica.
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