
Sotto l’acacia si riflette e si prendono le migliori decisioni. “Sotto l’acacia” è anche il titolo di quest’anno dell’ormai attesa Festa alla Certosa di fine estate organizzata dalla Fondazione Elena Trevisanato, che si terrà nella giornata di domenica 28 con inizio alle ore 11. La Fondazione dedicata a Elena, ragazza veneziana prematuramente scomparsa nel 2006 a soli 19 anni dopo essere caduta da cavallo, da anni realizza interventi umanitari nella Somali Region in Etiopia. La Festa all’isola della Certosa, grazie all’ospitalità di Vento di Venezia, quest’anno è arrivata alla decima edizione, un traguardo importante che la Fondazione vuole condividere con le persone, in particolare con coloro che hanno sempre sostenuto i progetti. Per l’occasione sono tante le novità previste, a partire dalla visita naturalistica all’isola che, sospesa da qualche anno, torna in una nuova veste. L’itinerario infatti, a cura della Cooperativa Sestante Venezia, avverrà eccezionalmente su una barca che farà il giro dell’isola, presentando così una visione inedita del luogo direttamente dall’acqua. Tra le novità al pomeriggio, oltre ai vari giochi, laboratori e attività per bambini, si terranno per la prima volta anche uno spettacolo di magia per i più piccoli e un torneo di pallavolo per tutti, mentre ci sarà come sempre la lotteria. Il tutto all’insegna del divertimento e del buon cibo. Quest’anno un gruppo toscano cucinerà la panzanella e la pappa al pomodoro e non mancheranno le pizze Roncadin e la porchetta di Rosa Salva, sponsor storici della festa. «Siamo arrivati alla decima edizione e per noi è un bel traguardo. Ogni anno durante l’evento dedichiamo un momento di riflessione a delle tematiche sociali specifiche, quest’anno invece faremo il punto per ripercorrere i progetti sostenuti dalla Fondazione proprio grazie alla festa» anticipa Elisa Andreoli, consigliera della Fondazione.

Il ricavato della festa di quest’anno servirà per sostenere un nuovo progetto della Fondazione Elena di “outreach”, ovvero di sensibilizzazione, volto a portare salute nei villaggi più remoti dell’Etiopia con l’obiettivo di raggiungere comunità isolate che non hanno accesso ad ambulatori e ospedali, garantendo così cure mediche di base, vaccinazioni e attività di prevenzione. «Con il ricavato della festa finanzieremo tre uscite al mese con una macchina attrezzata e personale sanitario, composto da un farmacista, un’infermiera e un’ostetrica, per monitorare le donne incinta, eseguire i vaccini e distribuire medicine a chi ne ha bisogno in tre villaggi che si trovano tra i 10 e i 20 km dal presidio sanitario di Derwanaji» spiega Andreoli. Raggiunti i villaggi, il personale sanitario si fermerà ai piedi dell’acacia, da qui il titolo della festa di quest’anno, luogo simbolico dove gli anziani dei villaggi si ritrovano per prendere le decisioni: «Qui verranno ogni volta allestiti due tavolini per visitare le persone e valutare eventuali casi più gravi da portare al presidio sanitario per cure più appropriate, se non addirittura all’ospedale. – continua Andreoli – Si tratta di un servizio a volte salva vita. Le persone che stanno male infatti non riescono a raggiungere a piedi il presidio sanitario, tantomeno durante la stagione delle piogge quando tra Derwanaji e i villaggi circostanti si crea un vero e proprio fiume». Con il ricavato della festa la Fondazione garantirà il servizio per un anno: «Se la raccolta dovesse andare particolarmente bene vedremo se intensificare gli spostamenti ogni 15 giorni o aumentare il numero di villaggi in cui recarsi» sottolinea ancora Andreoli. Ma il progetto non è solo un impegno concreto per salvare vite e dare speranza a chi vive lontano dal presidio sanitario, è anche un modo efficace per fare prevenzione e far conoscere alle persone le cure che possono trovare a Derwanaji, di cui spesso non sono nemmeno a conoscenza. «Cerchiamo di far capire quanto sia importante curarsi. Le persone infatti non hanno una cultura in campo sanitario e devono acquisire fiducia. – e sottolinea – Far conoscere il presidio significa permettere l’acceso a cure che possono anche salvare la vita».

Ogni anno, insieme al Cuamm di Padova, l’associazione Elena Trevisanato sostiene il presidio sanitario su diversi fronti: «Continuiamo a rafforzare le competenze del personale con periodi di formazione, così che possa avere sempre più autonomia». Oltre a questo la Fondazione copre i costi dell’ambulanza quando serve portare le persone all’ospedale. Oltre al costo della benzina, il fuoristrada ha infatti bisogno di molta manutenzione visti i tanti kilometri che percorre su terreni dissestati». Inoltre provvede alla fornitura dei farmaci e al monitoraggio di come migliorano le prestazioni e i ricoveri: «Negli ultimi anni il presidio sanitario è in crescita – spiega ancora Andreoli – Ogni mese le donne si ritrovano con le ostetriche che spiegano loro l’importanza del parto assistito, dell’allattamento e delle prime visite ai bambini e, grazie anche al passa parola e alle testimonianze di altre mamme, acquistano fiducia». Tanti sono i progetti che la Fondazione Elena Trevisanato ha potuto sostenere in questi anni, a partire dalla prima Festa organizzata alla Certosa nel 2015, grazie al cui ricavato è stato possibile realizzare una scuola in Etiopia, nella Somali Region. Inoltre tre sono stati in totale i progetti idrici portati a termine, che comprendono due pozzi profondi e un birka, un grande serbatoio interrato e coperto per conservare l’acqua della stagione delle piogge per i mesi successivi. Oltre a questi, sono stati realizzati altri due progetti sull’istruzione, che hanno dato vita ad un’ulteriore scuola e al supporto di una scuola per bambini ciechi, due progetti agricoli e due sanitari, uno dei quali riguardante proprio il progetto di “outreach”.
I rappresentanti della Fondazione sono stati in Etiopia a novembre scorso e torneranno entro la fine dell’anno, in particolare per prendere visione del progetto di “Tree nursery” avviato un anno e mezzo fa nei villaggi di Gode e Denan: «Siamo curiosi di vedere come si è sviluppato e di vederne i risultati». A Gode, inoltre, tra fine anno e inizio 2026 partirà anche un progetto di empowerment femminile che si sviluppa su due fronti, per donne più e meno giovani. Il primo è un progetto di formazione per donne dedicato alla raccolta della plastica e del suo corretto smistamento: «Oggi viene buttata a terra. Nonostante la densità di popolazione sia ancora bassa, l’uso della plastica si sta sempre più ampliando e per strada si vedono anche i sacchetti portati dal vento appesi ai rami degli alberi». L’altro progetto invece si rivolge alle ragazze e in particolare alla loro difficoltà di andare a scuola nei giorni in cui hanno il ciclo mestruale. «Le scuole non hanno i bagni e non avendo un posto dove cambiarsi, senza privacy e acqua, le ragazze sono costrette a stare a casa». La Fondazione si sta impegnando a costruire quindi dentro tre scuole superiori delle latrine, con distribuzione anche di assorbenti. Inoltre, ci saranno dei momenti di formazione per tutti: «Così che le mestruazioni non siano considerate uno stigma e un qualcosa da nascondere» conclude Andreoli. «Siamo felici di quanto siamo riusciti a fare. Il grazie va alle persone che in questi anni ci hanno sostenuto. – è infine il commento dei referenti della Fondazione – È bello fare festa, ancora di più pensando a chi è meno fortunato».
Per partecipare all’evento è obbligatoria la prenotazione chiamando i numeri 349 0094670 o 041 5226136, scrivendo a info@fondazione-elena.org o anche online su www.tickettailor.com. La donazione minima consigliata comprensiva di pranzo e giochi è di 24 euro per gli adulti e 10 euro per i bambini dai 5 ai 14 anni.
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