
Ci sono testimonianze preziose che nel tempo si conservano, l’Archivio della Scuola Grande San Giovanni Evangelista è una di queste: memoria della confraternita veneziana che ancora oggi può parlare. Sì è svolta giovedì 4 alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista la lectio magistralis di Andrea Erboso, direttore dell’Archivio di Stato di Venezia, che ha tenuto un approfondimento sul patrimonio storico e documentario della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, dalla sua formazione al trasferimento dell’Archivio. «Il nostro Archivio durante le soppressioni napoleoniche non è andato perduto ma è passato all’Archivio di Stato. – ha anticipato il Guardian Grande Franco Bosello» spiegando che la Scuola ad oggi conserva l’Archivio che arriva a ritroso fino all’800. L’Archivio della Scuola, ha esordito subito Erboso, ha una storia complessa. Fu trasferito prima al demanio nel 1806 e nel 1817 a San Provolo. Intanto dal 1815 il convento dei Frari, vuoto dal 1810 per le soppressioni napoleoniche, diventa la sede dell’Archivio di Stato, che ad oggi consta in totale di 80 km di scaffali. Così nel 1820 arrivano gli archivi demaniali, compreso quello di San Giovanni Evangelista: «Ancora oggi l’Archivio consta in 4 grandi armadi che si trovano all’interno della Sala Regina Margherita, insieme agli altri archivi di tutte le Scuole Grandi. – spiega Erboso – L’Archivio consta di 153 registri grandi come un tavolo, di fatto libri contabili, con anche 900 carte ciascuno, e 352 faldoni che contengono altro tipo di materiale. Un inventario di Laura Levantino del 2011, pubblicato da Marsilio, contava circa 500 pezzi archivistici. – e aggiunge – Bisogna salire con una scala di tre metri prima di arrivare agli ultimi volumi, che sono distinti da un’etichetta arancione».
Dell’Archivio di San Giovanni Evangelista non si è conservato l’atto fondativo della Scuola ma una sua copia. «I documenti partono dal 1300 e arrivano fino all’ultimo del 1806» spiega il direttore. Cosa curiosa è che per l’Archivio la soppressione Napoleonica è il momento principe. È giovedì 25 aprile del 1806 quando Napoleone decide la soppressione delle Scuole. I napoleonici sono di un’efficienza sorprendente: già domenica 4 maggio convocano il Guardian Grande, Battista Casoretti, dicendo che il giorno seguente ci sarebbe stata la soppressione e mettono una guardia Civica davanti alla Scuola per evitare il fuggi fuggi, ma nonostante questo l’archivista, Giovanni Dionisi, riuscì a scappare. «Come risulta dai dati d’archivio della Scuola, il giorno seguente, alle 10 del mattino, con un notaio, alla presenza del Guardian Grande e dei confratelli che avevano ruoli gestionali, i napoleonici vanno nella sala dell’archivio e la sigillano. – spiega Erboso – Come prima cosa fanno una ricognizione di quello che c’è nella Scuola, dove trovano argenti, reliquiari, arredi sacri, suppellettili, distinguendo quelli con oro e argento. Annotano i mobili e le cose affisse, cioè i quadri, per un valore complessivo di 35 mila lire venete». Fanno l’inventario di tutto ma non dell’Archivio: «Quello in fatti non va venduto perché serve per continuare ad amministrare i beni della Scuola». Nell’Archivio infatti in particolare è conservata la Mariegola, la regola madre, strumento d’uso vissuto con aggiunte, note e integrazioni che vanno avanti anche per 200 anni: «Le mariegole sono documenti vivi che cambiano nel tempo, per questo sono deperibili. Danno uno spaccato della società nei secoli, non solo perchè perchè presentano informazioni sui confratelli ma soprattutto in quanto tengono conto dell’attività assistenziale della Scuola verso orfane e poveri, redigendo nota anche di abitazioni, terre e affitti della confraternita» dice Erboso.
Tra le varie mariegole la più importante della Scuola è la Mare d’Oro, risalente alla prima metà del 14esimo secolo, aggiornata fino a metà del 1700 da diverse mani: «Particolarità è il suo frontespizio decorato con foglia d’oro 24 carati, che all’interno presenta varie miniature». Un documento di grande valore che, arrivato all’Archivio di Stato, è sempre stato conservato in Sala Regina Margherita, spazio che nell‘800 era diventato una sorta di museo dove erano esposti i pezzi più preziosi, tra cui la Mariegola. «La sala nel 1949 subisce numerose sottrazioni di documenti, singoli fogli rubati e poi venduti. Molti finirono all’estero, come anche il prezioso foglio dorato della Mare d’Oro, di cui per molti anni si persero le tracce» spiega Erboso. Questo fino a che negli anni 2000 una studiosa americana non riconobbe il foglio della Mare d’Oro alla Boston Public Library: «Subito, insieme ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio, abbiamo avviato i rapporti istituzionali con Boston e con la Polizia Americana» ricorda il direttore dell’Archivio, dicendo che hanno dovuto dimostrare si trattasse proprio del foglio che era stato sottratto. «È bastato mostrare le tracce in negativo di oro poste sul foglio adiacente, che aveva corrispondenza perfetta, così come i buchi della legatura». Boston non ha battuto ciglio ed ha subito collaborato: «Sono consci che il ritorno a casa dei documenti è il modo migliore per poterli studiare». La Mare d’Oro tornò così finalmente a casa nel 2018, insieme ad altri documenti recuperati grazie al lavoro del maresciallo Carlon e della sua equipe.
Subito sul foglio è iniziato il lavoro di restauro, possibile grazie alla collaborazione di Venice in Peril Fund e alla restauratrice Miriam Rampazzo, specializzata nel restauro dei bei archivistici e librari e oper d’arte su carta e fotografie. È così stata restaurata, e poi digitalizzata, l’intera Mariegola, le cui carte erano tutte scompaginate, inoltre c’erano strappi incollati in modo improprio. I fascicoli nel tempo erano stati accoppiati con seghetto e legati insieme con filo e colla per rendere più stabile il tutto: «Una volta per restaurare questi materiali usavano il vinavil, e gli interventi erano più dannosi che risolutivi» spiega Erboso, dicendo che invece oggi si fanno lavori reversibili. Rampazzo restaurando l’intera Mariegola ha reinserito il foglio con la Mare d’Oro, che tra l’altro per essere venduto al momento del furto era stato rifilato forse per fare un quadro: «Così attorno al foglio, per portarlo a pari dimensioni con gli altri, ha applicato una carta giapponese a fibre lunghe, così che potessero meglio aderire alla pergamena». Il documento, ora esposto temporaneamente a Palazzo Ducale, si può finalmente leggere nella sua interezza: «Colpisce – conclude Erboso – nella parte inferiore del foglio la scena di un confratello che, in ginocchio, giura davanti alla croce e alla Mariegola stessa, che si autorappresenta».
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