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Dagli scavi a Lio Piccolo riemergono pedine e monete

Ritrovate nella campagna di scavi sei pedine da gioco in osso. L’archeologa Eleonora Del Pozzo: «Servivano per la tabula, un gioco molto diffuso in tutto l’Impero romano»

Sei pedine da gioco e una trentina di monete: sono i “reperti notevoli” di età romana ricomparsi a seguito degli scavi condotti dagli archeologi nell’area di Lio Piccolo, dove sono stati individuati i resti di una villa romana marittima lagunare, una delle scoperte più significative per lo studio delle economie lagunari antiche. Eleonora Del Pozzo, archeologa e assegnista di ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è una delle protagoniste delle ricerche che si stanno conducendo.

 

Oltre ai ritrovamenti relativi alle strutture edilizie, ce ne sono altri che hanno attirato la vostra attenzione?

Certo. Noi troviamo moltissimi materiali archeologici, che utilizziamo anche per datare i vari strati del sito. Tuttavia, a volte emergono reperti particolari — li chiamiamo “reperti notevoli” — che ci colpiscono perché, in qualche modo, ci raccontano la vita quotidiana delle persone che abitavano questi luoghi. Tra i reperti notevoli si distinguono soprattutto le monete, che naturalmente fanno parte dell’economia romana e che si trovano sparse qua e là, probabilmente perse accidentalmente da chi le portava in tasca. Ma, soprattutto, abbiamo trovato un gruppo di pedine da gioco, spesso in osso, di forma circolare: ci raccontano come le persone che vivevano in questa villa trascorrevano il loro tempo libero.

 

Quante pedine e monete avete trovato finora?  

Ad oggi, in tutte le campagne di scavo, sono sei. Circa le monete siamo intorno a una ventina o trentina di esemplari.

Anche se non è ancora possibile una datazione precisa, possiamo ipotizzare che le monete coprano un arco temporale piuttosto ampio, vista la storia del sito con fasi di abbandono e rioccupazione?

Sì, è molto probabile. Dobbiamo ancora concludere lo studio, ma va detto che le monete si trovano spesso in uno stato di conservazione molto precario. Dal III secolo d.C. in poi, infatti, le monete sono realizzate con leghe di qualità inferiore — conseguenza della crisi economica — e quindi risultano più deteriorate e difficili da leggere. Possiamo comunque ipotizzare che coprano lo stesso arco cronologico della villa, così come emerge anche dai reperti ceramici.

A proposito di ceramica: avete trovato materiali legati alla parte abitativa, come tessere di mosaico o elementi decorativi?

Sì. Come già accaduto quando la villa fu scoperta sott’acqua, abbiamo rinvenuto frammenti di decorazioni sia pavimentali sia parietali: mosaici, pavimentazioni più semplici in cubetti di cotto o laterizi, e frammenti d’intonaco. Si tratta di ambienti meno decorati rispetto alle zone più importanti della villa, ma possiamo comunque affermare che alcuni spazi erano ornati con mosaici e altri tipi di pavimentazioni di età romana, alcune simili — per intenderci — al terrazzo alla veneziana. Il gioco della tabula, di cui fanno parte le pedine, era diffuso in tutto l’Impero romano.

Esistono luoghi, anche a Venezia, dove se ne possono vedere testimonianze?

Sì, assolutamente. A Venezia, per esempio, in piazza San Marco, si possono osservare dei punti in cui sono incise delle tabulae da gioco. Sono testimonianze che ci ricordano come il gioco accompagni l’essere umano attraverso i secoli: un tratto universale della nostra quotidianità.

L’ultimissimo reperto che avete trovato, quale è stato?

Proprio poco fa le colleghe scese in scavo hanno rinvenuto il fondo di un vaso in ceramica grezza, un contenitore utilizzato per cucinare o comunque per la vita di tutti i giorni.

 

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