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Cortometraggi a M9 di Mestre: protagonisti attori disabili

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Presentato il progetto di Cooperativa La Rosa Blu e ANFFAS Mestre con la regia di Mirko Artuso

«Tutto è nato da un’iniziativa precedente con un progetto di pura espressività teatrale – racconta Marco Caputo, Presidente della Cooperativa La Rosa Blu – sempre con il coinvolgimento di Mirko Artuso, un affermato regista. Il teatro, che mette al centro le emozioni e il rapporto che si crea fra immaginazione e rappresentazione, è ideale per persone con disabilità. Forti dell’esperienza di questi laboratori interni, a cui hanno preso parte una quindicina di persone con deficit intellettivo o fisico, abbiamo accolto con grande entusiasmo l’idea di “portare fuori” dalle strutture questa pratica di recitazione, realizzando due cortometraggi che hanno coinvolto assieme ai nostri attori “speciali”, anche professionisti, tecnici e un’intera equipe per un totale di 70 persone al lavoro, tutto su base volontaristica con il patrocinio del Comune di Venezia, con le uniche spese, in merito a noleggio di attrezzature e affitto degli spazi dell’auditorium Cesare De Michelis del Museo M9 per la prima, sono state coperte da un contributo di Fondazione Venezia».

Sono nati così i due corti che hanno coinvolto le due realtà della Cooperativa La Rosa Blu, realtà associata a Legacoop Veneto, con ANFFAS Mestre impegnate in “Nei miei panni e l’associazione AGENDO con “Il coccodrillo di pane”, entrambi hanno l’obiettivo di raccontare la vulnerabilità e la voglia di conquistare dignità e autonomia e sono stati presentati giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 10.30. Le pellicole si avvalgono della regia di Mirko Artuso, che è riuscito a mettere insieme professionisti con ragazzi e ragazze con disabilità fisiche e disturbi del neurosviluppo. I cortometraggi sono stati resi disponibili online perché la volontà del progetto è quella di diffondere e rafforzare una cultura dell’accoglienza attraverso i messaggi e i valori di cui si fanno portatori, per favorire l’apertura alla diversità accorciando le barriere e abbattendo gli stereotipi verso quello che non si conosce e che dall’esterno spesso non si riconosce.

Gli attori "speciali" impegnati nel corso delle riprese in esterna per "Nei miei panni"
La trama dei cortometraggi presentati a M9 con protagonisti attori professionisti e disabil

Il cortoNei miei panni” ha coinvolto 14 ragazzi del Centro Diurno La Rosa Blu e della Comunità Alloggio ANFFAS di Mestre e racconta la storia di un giovane nobile veneziano che affronta un percorso in bilico tra apparenza e realtà, ed è prodotto in collaborazione con la casa di produzione Kublai Film e la direzione della fotografia di Alberto Rizzi. “Il coccodrillo di pane”, è stato invece realizzato in collaborazione di AGENDO e tratta il tema dell’autonomia delle persone con sindrome di Down, con ambientazione in un paesaggio alpino che richiama l’atmosfera delle fiabe, raccontando il viaggio di un gruppo di giovani alla conquista della propria indipendenza e libertà. Quest’ultimo lavoro è stato presentato con successo, solo fra addetti ai lavori, al Fragile Festival e al Cinemoving 2025 in Campo San Polo.

«Entrambi questi lavori nascono nell’ambito di accogliere le diversità e comprenderne le difficoltà – racconta Caputo – nonostante la differenza delle storie, condividono un punto comune con il tema dell’inclusione, che non si identifica solo con i disabili ma con una narrazione di sfide che tutte le persone, anche le normodotate, a un certo punto della loro vita possono trovare davanti a sé. Il messaggio è che la ricerca dell’equilibrio è fra ciò che si desidera e ciò che è possibile fare. Sono presenti diverse metafore sull’affrontare e vincere le sfida che il mondo ci costringe ad affrontare, come una scena con un funambolo sospeso su una corda a simboleggiare il rischio di caduta e la necessità di trovare dentro di sé la forza per resistere e arrivare alla meta, accettando anche la possibilità di cadere, con la consapevolezza di non arrendersi ma di rialzarsi. Si tratta di piccole grandi sfide come innamorarsi e vivere un amore, andare a lavorare, in sintesi confrontarsi con gli altri, con la possibilità, questo per tutti noi, di trovare la forza proprio nel conoscere e accettare chi è diverso».

Il Presidente della Cooperativa la Rosa Blu e il regista Mirko Artuso
Lo scopo dell'esperienza cinematografica per le persone con disabilità in veste di attori

«Proprio il tema dell’inclusione anima questo progetto, perché per una volta i protagonisti di questi prodotti cinematografici sono quelli che molti considerano gli ultimi, che diventano attori e non problemi da nascondere – prosegue il Presidente della Rosa Blu – la moderna definizione di disabilità della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, recepita in Europa e nel nostro Paese, afferma che questa valutazione non è dettata dalla condizione della persona, ma dal contesto che rende difficile, se non impossibile esercitare le proprie abilità, ciò significa che se messi nelle condizioni, secondo i propri limiti, tutti possono condurre un’esistenza e ricevere un trattamento dignitosi. Solo così le barriere vengono meno e si integra e collaborare ed è compito della società, di noi tutti, impegnarsi a farlo. Allora ecco che, citando una canzone, gli altri siamo noi e ci è richiesta una responsabilità nel non lasciare indietro nessuno».

Obiettivo quindi di questi cortometraggi è la massima diffusione: «Oltre a rendere disponibili i corti su Youtube e sui nostri spazi online – spiega Caputo – siamo già stati selezionati per il progetto “Con-tatto” del Comune di Venezia, che punta a sensibilizzare studentesse e studenti alla conoscenza delle realtà locali che si occupano di volontariato per stimolarli alla partecipazione attiva, per cui porteremo questa esperienza anche nelle scuole, che sono un terreno importante per abbattere le barriere verso la diversità. Ci piacerebbe testimoniare che anche dalla fragilità è possibile fare emergere risorse nascoste, non solo educando, ma accompagnando a una maggiore consapevolezza di ciò, condividendo il piacere e la gioia che si vede dagli occhi dei ragazzi che hanno preso parte a questa nuova “vita da attori”, vorremmo dare uno scossone con questi cortometraggi per denunciare non solo che queste realtà esistono, ma che sono parte della comunità e quindi toccano tutti, per questo vogliamo portare il più possibile “fuori” queste esperienze, perché si integra quello che si conosce, quindi bisogna attivare relazioni».

Il cast degli attori "speciali" della Cooperativa la Rosa Blu e ANFASS Mestre
La proiezione a M9 e il confronto con i professionisti: un futuro per il cinema inclusivo

La relazione, il confronto con gli altri, sono stati il valore aggiunto dell’iniziativa: «Stare insieme e comunicare, che non significa solo parlare, soprattutto per alcuni dei nostri ospiti che non hanno spiccata capacità verbale, per un disabile non è scontato – precisa il Presidente della cooperativa – difficilmente avviene nel quotidiano, ma con il linguaggio teatrale e cinematografico è stato possibile, forse non saranno mai degli attori quotati, ma sono stati tutti arricchiti dall’esperienza, visto che si sono create anche amicizie e legami con i professionisti. Proprio questi, che si sono messi in gioco in modo totalmente volontario, hanno fatto capire quanto sia grande e arricchente il valore che riesce a creare un’iniziativa come questa, da cui usciamo tutti con qualcosa in più, perché non si è trattato solo di seguire un copione, ma di vivere insieme un percorso creativo unico, una sfida vinta che ci convince a ripetere l’esperimento».

Un successo segnalato anche dalla sala piena con più di 150 ragazzi delle scuole e cast al completo alla prima presso l’auditorium di M9, con lunghi applausi e un po’ di emozioni da parte degli attori coinvolti, sia i professionisti che quelli “speciali”. «Questo progetto è un punto di inizio – conclude Caputo – ci concentreremo a divulgarlo presso le scuole superiori, forti di esperienze svolte soprattutto con i più piccoli, dove i nostri ragazzi fanno i maestri per un giorno, per favorire l’abbattimento delle barriere. Potremmo però spingerci anche oltre se rendiamo strutturale l’idea di un laboratorio teatrale continuo, si potrebbe pensare anche a realizzare degli spettacoli e perché no allestire una piccola compagnia con il supporto di qualche partner che ci creda. Di certo il nostro impegno per abbattere le barriere, anche attraverso la settima arte, non si ferma qui, ma continuerà creando un linguaggio e un terreno di incontro».

Il cortometraggio "Nei miei panni"

La pellicola realizzata da Mirko Artuso con attori “speciali” nel cast.

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