
Corrono tempi grami per il nostro povero pianeta e per tutti noi: cambiamenti climatici, con le conseguenze nefaste del caldo estremo anche quest’estate e di piogge torrenziali con rischio idrogeologico in ampie aree del Paese, guerre, difficile reperibilità di materie prime, la recente pandemia… Non proprio un gran periodo!
Per cercare di venirne fuori, anche poche modifiche di comportamenti individuali giocano un ruolo fondamentale e possono fare la differenza. Parlando di alimentazione, come possiamo comportarci? Quali accorgimenti adottare per avere un minor impatto sul pianeta? Slow Food ha lanciato già alcuni anni fa lo slogan “Nutrirsi in modo buono, pulito, giusto e sano” (approfondisci qui: https://www.slowfood.it/cosa-facciamo/cibo-salute/ e qui: https://www.slowfood.it/il-buono-pulito-e-giusto-secondo/). Ma cosa significa davvero?

Buono vuol dire fresco, stagionale e gustoso: significa, cioè, riscoprire i cibi e i piatti tradizionali, per mangiare con piacere e in modo equilibrato, con tutti i principi nutritivi di cui abbiamo bisogno e senza integratori e pillole varie. Pulito, invece, significa “un cibo che non lascia una scia di sporco dietro di sé”: quindi nutrirsi con alimenti a chilometro zero o quasi, prodotti senza eccessivo uso di combustibili fossili, trasportati per brevi distanze – causando dunque, un inquinamento minimo – che non hanno contribuito alla deforestazione e che non utilizzano imballaggi eccessivi.
Giusto vuol dire rispettoso del lavoro dei produttori e della legalità: un cibo di qualità significa lavoro duro ed appassionato, che deve essere riconosciuto e valutato, anche economicamente; solo con un’equa distribuzione del valore possiamo mantenere filiere produttive preziose.

Sano, infine, vuol dire nutriente, ottenuto da materie prime per nulla o poco sottoposte a lavorazioni e in particolare ai trattamenti chimici. Nel mondo esistono tre forme di malnutrizione: per eccesso, cioè quando mangiamo troppo, per difetto, quando invece mangiamo troppo poco, e per carenza, quando mangiamo male, assumendo pochi micronutrienti. Quest’ultima condizione ha molto a che vedere proprio con i cambiamenti climatici e la distruzione dell’agrobiodiversità: a causa delle colture intensive, infatti, si perde una selezione alimentare preziosa operata in millenni di storia umana.
La salute dell’uomo e quella dell’ambiente sono dunque strettamente collegate: una dieta sana e amica del clima è a base di prodotti freschi, vegetali, coltivati secondo pratiche sostenibili o biologiche. Predilige legumi come fonte di proteine, rispetto a carne e formaggi, ed evita, se possibile, cibi industriali e confezionati.

Il processo produttivo di una dieta non sostenibile produce quasi il triplo dei gas serra prodotti da una dieta sana. Tanto per capirsi: in un anno equivale a lasciare l’auto in garage per tre mesi!
Lo scrittore Michael Pollan ha consigliato di “non mangiare niente che tua nonna (o la tua bisnonna) non avrebbe riconosciuto come cibo”. Come meglio potremmo definire un’alimentazione buona, pulita, giusta e sana?
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