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Aperta la Mostra del Cinema, con film mai così lunghi

Quasi i tutti i film in concorso durano dalle 2.15 alle 2.30 ore: «Sembra essere diventato il nuovo standard produttivo internazionale» ha dato Barbera. Sono 21 i film in lizza per il Leone d’Oro, “La Grazia di Sorrentino è stato il film d’apertura

La Mostra del Cinema è iniziata e subito il Lido di Venezia  è stato preso d’assalto da cinefili che non vedevano l’ora di immergersi in quelle che sono le lunghe nuove proposte del cinema. Lunghe sì, perché quasi i tutti i film in concorso durano dalle 2.15 alle 2.30 ore, eccetto qualche piccola eccezione, confermando un trend che già era già balzato all’occhio nella scorsa edizione. «Questo, infatti, sembra essere diventato il nuovo standard produttivo internazionale» ha detto il direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera, che non ha nascosto la sua preoccupazione, visto che ciò ha causato non pochi problemi nel cercare di meglio organizzare il programma delle giornate del Festival, che vede nel complesso 91 nuovi lungometraggi della selezione ufficiale, di cui 21 in lizza per il Leone d’Oro, e 26 cortometraggi. Quattro invece sono le serie tv presentate fuori concorso, 19 i film restaurati e 69 le opere della sezione Venice Immersive, di cui 30 in concorso, che da alcuni anni è diventata  il riferimento per l’applicazione della realtà virtuale nel cinema, a cui è interamente dedicata l’isola del Lazzaretto Vecchio.

"La Grazia" di Sorrentino è stato il film d’apertura

L’ 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, di cui è madrina l’attrice Emanuela Fanelli, è iniziata mercoledì 27 con il film italiano d’apertura in concorso di imprevedibile originalità “La Grazia” di Paolo Sorrentino, che vede come interpreti Toni Servillo e Anna Ferzetti (leggi qui), a cui è seguito il film “Mother” della categoria Nuovi Orizzonti della regista Teona Strugar Mitevska, incentrato sulla vita di Madre Teresa di Calcutta, con interpreti Noomi Rapace, Sylvia Hoeks e Nikola Ristanovski (leggi qui). «Un film tutt’altro che convenzionale, frutto del lavoro di ricerca da parte della regista durato 15 anni per restituire la verità su un personaggio non privo di contraddizioni» ha commentato Barbera. Appassionati e curiosi fin dal primi giorni si sono accalcati al Palazzo del Cinema cercando di incrociare lo sguardo di qualche star, come i giovani Matteo e Giulia, grandi amanti del cinema, che hanno addirittura dormito davanti al red carpet. Giovedì 28 è stata la volta di George Clooney, eccellente interprete del film commedia, principalmente girato in Italia, “Jay Kelly” di Noah Baumbach, ma anche della nota interprete Emma Stone nel film “Bugonia” di Yorgos Lanthimos, mentre questa sera, venerdì 29, dell’acclamata Julia Roberts, che non aveva ancora mai calcato il tappeto rosso della Mostra del Cinema, protagonista del film fuori concorso “After the Hunt” di Luca Guadagnino, incentrato sulla violenza sessuale.

I lungometraggi più attesi, tra ascese al potere e terrore

Per sabato 30, invece, attesissimo il film Frankenstein” di Guillermo Del Toro, che vedrà arrivare a Venezia gli attori Oscar Isaac, Jacob Elordie e Christoph Waltz, film tra i più discussi e preannunciati a cui il regista lavora da più di 10 anni. Da sempre il romanzo di Mary Shelley è stato grande fonte di ispirazione per il cinema di Del Toro. «Ci sarà da aspettarsi qualcosa di molto spettacolare. Netflix non ha risparmiato sui mezzi» promette Barbera. Domenica sarà la volta della prima del “Le Mage Du Kremlin” di Olivier Assayas, film tra i più attesi e già molti chiacchierati che, tratto dal romanzo di Giuliano d’Empoli, parla della inarrestabile ascesa al potere di Putin (Jude Low), aiutato attraverso il personaggio di finzione Vadim Baranov (Paul Dano), il quale modella la Russia dopo il caos post-sovietico offuscando i confini tra verità e menzogne, credenza e manipolazione. Martedì 2 verrà presentato “House of dinamite” di Kathryn Bigelow, il film che lavora sulla paura contemporanea della possibilità di una catastrofe nucleare. Il lungometraggio che si preannuncia invece come il più struggente è quello di mercoledì 3, “The voice of  Hind Rajab” di Kaouther ben Hania. «È il film che susciterà maggior impressione, e spero non polemiche. – anticipa Alberto Barbera – Ricostruisce i fatti del 29 gennaio del 2004, quando i volontari Mezzaluna Rossa ricevettero la chiamata di emergenza di una bambina di sei anni intrappolata in auto a Gaza mentre con dei famigliari tentava di fuggire durante un attacco israeliano». Il film utilizza le registrazioni audio autentiche delle telefonate intercorse tra la bambina, lo zio che viveva in Germania e la madre rimasta a casa poco distante dalla tragedia. Sempre nella giornata di mercoledì non mancherà il film italiano in gara “Duse” di Pietro Marcello, con il racconto mediante filmati d’archivio dell’epoca degli ultimi anni di Eleonora Duse, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Attenzione anche a giovedì 4, quando verrà proiettato l’ulteriore film italiano in gara “Elisa” con regia di Leonardo Di Costanzo che, ispirandosi al libro di Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali “Io volevo ucciderla”, racconta la storia di un’assassina che uccise la sorella. Tutti titoli che presentano temi forti e toccanti che si dicono pronti a retare impressi nella mente degli spettatori.

Più giovani in sala per riflettere sui difficili temi del presente

In un periodo in cui il pubblico fatica a frequentare le sale, visto il predominio delle piattaforme, quest’anno sono ben 2300 gli studenti universitari che si sono accreditati alla Mostra del Cinema. Inoltre, a dispetto dei molti cantori della morte del cinema, sono molte le opere degne di nota presentate alla Mostra che, con temi forti e toccanti, danno voce alle preoccupazioni contemporanee: «Se, come ci ricorda Rivette, il cinema è fatto della stessa materia dei sogni, non di rado questi assumono la forma e la sostanza degli incubi notturni, alimentati dalle immagini terribili che di giorno ci piovono addosso da ogni parte. Mai come in questi anni il cinema è tornato ad essere lo specchio del presente, l’invito alla riflessione sui temi della contemporaneità, la cartina di tornasole del reale e dei suoi irrisolti conflitti» spiega ancora Barbera. «I film di questa Mostra offrono punti di vista articolati e a volte contraddittori – conclude citando ancora Rivette – Il cinema, a suo modo, è una forma di violenza che ci allontana a forza dalla routine quotidiana, ci costringe ad uscire dalla comfort zone e ci investe con immagini e racconti disturbanti che ci interrogano». Il lavoro di Barbera, ha sottolineato in fine il presidente della Biennale Buttafoco, va nella direzione di una cittadinanza attiva: «Per non essere struzzi con la testa conficcata nella melma dell’indifferenza».

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