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Ambientalisti e cacciatori: habitat a Venezia in pericolo

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Due punti di vista sulle attività venatorie che condividono la stessa preoccupazione

Con l’avvio della stagione di caccia 2025/2026 si sono ripresentate le classiche due posizioni su questo tipo di attività, soprattutto in risposta alla politica della regione Veneto di pre-apertura, che ha consentito di sparare dal 7 al 14 settembre, prima dell’avvio canonico fissato domenica 21 settembre. «Ci sono arrivate segnalazioni di spari a ridosso delle case e anche nei giorni di riposo venatorio di martedì e venerdì», lamentano da LIPU Venezia. «Se non rispettano le giornate si rischia grosso – replicano dall’Associazione Cacciatori Veneti – non solo a livello di sanzioni, ma si va nel penale con il rischio di arresto, quindi solo un pazzo può farlo. Riguardo agli spari vicino alle abitazioni, con il caldo i davanzali sono ancora aperti e rumori forti si possono sentire anche fino a 400 metri di distanza, ma la pericolosità è solo a 35 metri da chi spara e ricordiamo che è proibito usare proiettili».

Se suoi rumori e sull’impatto di questa attività un punto di accordo sembra ancora complesso da trovare, entrambe le associazioni sono d’accordo sul fatto che gli habitat della laguna di Venezia sono cambiati e che questo ha un impatto importante anche sulla fauna che qui vive. Ecco perché in modo diverso, entrambi questi soggetti si impegnano per mantenere l’ecosistema più abitabile possibile perché, senza animali, il danno è grave per tutti, sia per chi li protegge che per chi li caccia. «Ricordiamo che le specie cacciabili durante la preapertura sono considerate nocive – aggiungono i cacciatori – si tratta di Ghiandaia, Gazza, Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Colombaccio con un massimo di dieci prelievi a cacciatore». Da LIPU precisano che: «La caccia di pre-apertura ha comunque un impatto sugli uccelli in migrazione, anche su specie particolarmente protette».

 

Esemplare di cannaiola, foto di Bruno Zavattin
LIPU: La caccia mette a rischio gli uccelli migratori nella laguna di Venezia

«Anche se la caccia non mette a rischio specie che non sono in crisi numerico – spiegano da LIPU Venezia – rimane un forte elemento di disturbo per gli esemplari giovani o usciti dal nido e tutti gli esemplari possono essere abbattuti accidentalmente. Senza dimenticare che la pre-apertura incide sul patrimonio aviario in migrazione, per uccelli stremati dalla sottrazione di habitat e rotte sempre più pericolose, anche a causa di eventi climatici estremi come trombe d’aria e temporali intensi, si aggiunge un’azione di disturbo che non permette di riposare o alimentarsi in tranquillità. Se si considera che l’ambiente è occupato da molti insediamenti produttivi e residenziali, lo spazio si riduce sempre di più e non è sicuro per le specie, nonostante il nostro Paese sia proprio di transito per le migrazioni, tutti questi aspetti sommati danno luogo a cali drastici per alcune specie, come il saltimpalo, diminuito del 78% in 5 anni».

«Le pre-aperture per noi sono un problema grosso – spiega Giampaolo Pamio di LIPU – cacciare 5 giorni a settimana su 7 rischia di non dare abbastanza tempo agli animali di trovare cibo all’interno di un calendario venatorio troppo lungo che si scontra con un habitat degradato dove passano specie protette a livello europeo in forte crisi come beccafico, forapaglia e pettazzurro. L’alternativa che proponiamo è di eliminare queste giornate e ragionare coi cacciatori dati alla mano, perché un eccessivo impatto venatorio va a nuocere anche a loro. Il tema non è allungare la stagione ma migliorare gli ambienti e ponderare bene le azioni, perché se si sbaglia a pescare un pesce lo si può ributtare in acqua ma un uccello di una specie a rischio ucciso? Per questo ci auspichiamo un maggior dialogo su questi aspetti, come abbiamo fatto in occasione dei fenicotteri rosa dell’aeroporto di Venezia».

Fondali degradati prima dell'intervento dei cacciatori
I cacciatori possono essere alleati per il riequilibrio della biodiversità del territorio di Venezia

«L’attività venatoria in pre-apertura di stagione è dedicata a colombacci e varietà nocive – spiega Massimo Parravicini, Presidente della sezione veneziana dell’Associazione Cacciatori – specie che da migratorie sono diventate stanziali e impattano sull’ecosistema e la pre-apertura permette di chiudere la stagione con 15 giorni di anticipo. La nostra attività richiede esperienza di anni e tecnica ed limitata a 5 capi per battuta. Rispetto all’impatto sulle migrazioni, uccelli già deboli o in difficoltà non riuscirebbero in ogni caso a completare le rotte e il nostro territorio ospita il più grande numero di oasi protette della regione in cui la caccia è vietata. Il nostro interesse è che le specie animali siano in salute, tanto che veniamo limitati verso l’attività venatoria di specie a rischio come il moriglione o la pavoncella. Dobbiamo lavorare tutti per mantenere in ottimo stato di salute la biodiversità monitorando anche gli andamenti e le variazioni climatiche, la nostra categoria potrebbe essere coinvolta proprio su iniziative di riequilibrio a salvaguardia degli habitat, cercando di evitare radicalismi che non portano benefici ma scompensi».

«Ci muoviamo all’interno delle regole che stabilisce la Regione in accordo con l’ISPRA – aggiunge – ma abbiamo anche svolto iniziative di recupero degli habitat come il progetto Life Lagoon Refresh, sperimentando l’apporto di acqua dolce in aree a scarso ricambio o il ripopolamento della zolle di vegetazione acquatica della Laguna Nord a seguito di una moria di pesci dovuta a plancton e cianobatteri che avevano tolto ossigeno dalle acque, attività che abbiamo condiviso con ISPRA, Magistrato alle Acque e Università Ca’ Foscari. Da qui è nato poi il progetto europeo Seresto per la ricolonizzazione delle praterie acquatiche, col risultato che migliaia di uccelli sono tornati a trovare cibo grazie al frutto del nostro lavoro. Insomma il nostro interesse è salvaguardare le specie, comprendiamo che da fuori non sempre si capisca, ma gli animali selvatici non vanno considerati con gli stessi parametri di quelli di affezione, perché sono inseriti in ecosistema che va bilanciato per essere preservato, prima di andare a caccia infatti, bisogna essere profondi conoscitori della natura e del suo funzionamento. Il nostro impegno di salvaguardia è testimoniato nel Centro della Civiltà lagunare di Palazzo da Mula a Murano, dove di recente abbiamo ospitato 40 studenti dell’Università di Chicago venuti per proprio per studiare l’attività di conservazione della laguna».

Cacciore impegnato in un prelievo di zolla lagunare
L’impatto dell’azione dell’uomo sugli habitat della laguna di Venezia

«I cambiamenti climatici, le guerre e la caccia su passi montani del Nord Italia stanno avendo un impatto su tempistiche e rotte migratorie di tanti piccoli passeriformi come la Balia nera – spiegano da LIPU – e all’interno dei Piani Faunistici Venatori non vengono presi in considerazione “effetti collaterali” che però contribuiscono al rischio di estinzione per molte specie di uccelli. Infatti l’eccessiva pressione comporta l’abbandono dei nidi, per cui andrebbe certificato meglio l’impatto indiritto della caccia sulla biodiversità. Anche quando si interviene sul contenimento di specie, come i corvidi, si agisce su un problema ma non sulla causa, che è prima di tutto ambientale. Prendiamo i cinghiali come esempio, se si abbatte il maschio dominante si fa peggio, perché tutti gli esemplari giovani vanno in calore spingendo la moltiplicazione della specie. Insomma, le indicazioni di ISPRA dovrebbero dominare le scelte di tutti e dovremmo fare di più per rendere il territorio consapevole che una volta che un ambiente viene rovinato è difficilissimo, se non impossibile, ripristinarlo e questo impatta su tutti gli equilibri anche quelli animali».

«Sul consumo di suolo siamo d’accordo – concludono dall’Associazione Cacciatori – non si tratta solo di cementificazione ma anche di colture intensive indiscriminate che hanno ridotto la presenza di acqua e zone umide nei canali, dettando la scomparsa di rane e di altri animali, a causa del venir meno di tante specie di piante alla base della catena alimentare. Sono stati abbattuti alberi e siepi stravolgendo il panorama che contraddistingueva il paesaggio di 50 anni fa. Anche in questo senso ci impegniamo per essere parte attiva nella conservazione degli ecosistemi, collaborando col mondo scientifico per riportare l’area lagunare il più possibile a quello che era decenni fa. La caccia può essere anche uno strumento per sensibilizzare a salvaguardare l’ambiente per essere, a nostro modo, degli attivi ambientalisti, perché dalla conservazione dell’ecosistema e dall’equilibrio della biodiversità beneficiano tutti». Insomma, con obiettivi comuni, ma modi molto diversi, entrambe le categorie sembrano orientate a tutelare gli habitat, ora non resta che sperare che il dialogo possa essere il più costante e collaborativo possibile.

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