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Alle radici di Tiziano: in mostra un sguardo inedito sul paesaggio

In occasione dei 450 anni dalla morte del pittore e dell’imminente apertura delle Olimpiadi, è stata inaugurata a Pieve di Cadore la mostra che vede protagonista l’unica opera in cui Tiziano si firma come cadorino

È tra le montagne, che ne hanno temprato lo sguardo e il carattere, che Tiziano ha appreso la forza della luce e il dialogo con la natura. Ecco perché il maestro del colorismo veneziano nella Pala Gozzi si firma con orgoglio “Titianus cadorinus”. L’opera è esposta per la prima volta a Pieve di Cadore nella mostra dossier “Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna. La Pala Gozzi e La Sommersione del Faraone” inaugurata giovedì 22 nel Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore. La mostra, che fa del Vecellio il testimone culturale più autorevole del territorio durante i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, ideata da Bernard Aikema e curata da Thomas Dalla Costa, è organizzata in occasione dei 450 anni dalla morte di Tiziano (1488/90-1576) dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International. L’esposizione pone al centro in modo inedito due capisaldi della prima maturità di Tiziano, che pur nella loro diversità condividono la visione di un paesaggio marino con il profilo di una città, da una parte reale e dall’altra immaginaria. La mostra presenta quindi un focus sul paesaggio: «Un tema della produzione tizianesca che può risultare lapalissiano ma finora è stato poco al centro dell’interesse critico e chiede di essere studiato per stimolare e aprire nuovi orizzonti di riflessione e ricerca. È infatti molto importante per comprendere l’influenza esercitata da Tiziano sulla pittura europea dell’epoca e nei secoli successivi» ha sottolineato Aikema.

Nella pala Gozzi la prima veduta moderna di Venezia

Fulcro della mostra è la monumentale Pala Gozzi, di oltre tre metri, l’unica che Tiziano ha firmato inserendo il suo toponimo, che arriva in via eccezionale dalla Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona. Realizzata nel 1520, rappresenta la Madonna con il bambino, San Biagio, San Francesco e gli angeli. L’opera, proveniente dalla perduta chiesa di San Francesco ad Alto, fucommissionata dal mercante Alvise Gozzi, originario di Ragusa. Particolarità della pala è che presenta la prima veduta pittorica moderna dell’area marciana di Venezia, con Palazzo Ducale e Punta della Dogana. «La veduta tizianesca pare essere il primo esempio di una vista dell’area centrale di San Marco che diventerà iconica dalla fine del Cinquecento in poi» affermano Aikema e Dalla Costa, sottolineando che il paesaggio non è decorazione fine a se stessa ma dialoga con le figure partecipando attivamente alla scena. «Una luce giallo-arancione proveniente da Est suggerisce poi che la scena si stia svolgendo poco dopo l’alba e non al tramonto come finora aveva sempre sostenuto la critica. – continua Aikema – Così cambia anche il significato dell’opera, che diventa di buon auspicio». E prosegue Dalla Costa: «L’opera fu infatti commissionata da Gozzi proprio quando vennero tolte le limitazioni per commerciare con Venezia». Già nel 2019 c’era stato un primo incontro per portare la Pala Gozzi in Cadore, ma senza risultato. Ora invece il 450esimo dalla morte del maestro è sembrato occasione propizia, anche alla luce della pubblicazione scientifica realizzata in italiano e inglese e sostenuta dal comitato Save Venice, che tra l’altro contiene l’ultimo saggio scritto dal prof. Augusto Gentili, mancato pochi giorni fa (leggi qui). Inoltre, la Pinacoteca di Ancona, che ha concesso la sua opera più preziosa proprio nel momento in cui ha riaperto gli spazi dopo un restauro di due anni, durante il periodo di permanenza della pala a Pieve ospiterà nei suoi spazi la Pala dell’Annunciazione Malchiostro, anch’essa datata 1520 e proveniente dal Duomo di Treviso, recentemente restaurata grazie a Save Venice.

Nella Sommersione del Faraone c’è anche un cagnolino irriverente

La Pala Gozzi in mostra è messa in un inedito confronto con un’altra opera della prima maturità del maestro: “La Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso”, monumentale xilografia in bianco e nero proveniente dal Museo Civico di Bassano del Grappa. Composta da dodici fogli e grande due metri, è tratta da un disegno di Tiziano del 1515, dove il paesaggio è considerato vero protagonista della composizione: «Si ritiene che il maestro abbia disegnato direttamente l’opera sulle matrici lignee» spiega Dalla Costa, dicendo che la creazione, che risente dei modelli nordici, è ritenuta una delle più belle di tutti i tempi. «Sicuramente quando Tiziano arriva a Venezia vede le gigantesche xilografie tedesche diffuse tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 che presentano vedute di paesaggi e si ispira a quelle» spiega Aikema. L’opera, molto movimentata, richiama nella Bibbia il passaggio dell’Esodo in cui Mosè, messo in primo piano in basso a destra, fugge con gli israeliti e fa chiudere dietro di sé il mare mentre il faraone che lo insegue viene sommerso con il suo esercito. «L’opera allegoricamente rappresenta i tedeschi o i francesi da cui Venezia era assediata durante la lega di Cambrai. Gli israeliti infatti si possono associare al popolo veneziano che fugge dal pericolo, rappresentato dal profilo della città gotica e dalla tempesta, mentre sulla destra il cielo è terso e il mare calmo. – spiega il curatore – Nell’opera diversi sono i dettagli, tra cui quello del cane che a sfregio fa le sue deiezioni verso le truppe nemiche o di una mamma che allatta su figlio, segno della vita che ricomincia. «Se 15 anni prima Giovanni Bellini mette i protagonisti delle sue opere di fronte ai paesaggi, qui invece le figure fanno parte del paesaggio e interagiscono tra di loro» sottolinea Aikema.

I ripensamenti per lasciare più spazio al paesaggio

Tra le curiosità in mostra, l’analisi diagnostica eseguita sulla pala Gozzi rivela che Tiziano ad un certo punto capisce di voler dare più spazio al paesaggio, limitando così l’ingombro delle figure: «Il maestro sposta la croce e riduce la manica di San Francesco» sottolinea l’esperto di diagnostica Gianluca Covi. Restringe poi anche l’abito del committente, riposiziona la manica di San Biagio e la mitra, ma soprattutto limita la dimensione delle foglie di fico al centro dell’opera». Nel complesso poi si nota la difficoltà di Tiziano nel posizionamento delle figure, che non mette totalmente di profilo: «Queste hanno tutte lievi rotazioni, cosa che anima la scena» aggiunge Covi. Vera chicca della mostra poi è la possibilità di osservare a tu per tu il retro della pala, dove compaiono diverse teste realizzate con foga creativa in carboncino, coerenti con la grafica tizianesca. Sono volti di carattere, alcuni realizzati di profilo, con richiami classici o grotteschi. In particolare emerge la testa di un bambino che inizialmente era stato ipotizzato potesse essere quello nella Pala Gozzi: «Guardandola bene però il nasino sembra con la cartilagine ancora non formata, molto distante dal Gesù della pala» sottolinea il curatore. Cosa certa è che Tiziano non è mai stato così vicino a Leonardo come in questi disegni: i pittori toscani infatti lavoravano in modo più strutturato, studiando prima la composizione sulla carta, mentre i veneziani erano più intuitivi. Il tema di Tiziano e il paesaggio sarà al centro delle celebrazioni “Titianus Cadorinus 1576-2026” promosse nel 2026 a Pieve di Cadore, dove è stata anche riaperta la sua casa natale da poco restaurata (leggi qui). Il prossimo 18 luglio seguirà un’ulteriore mostra, con due pale e una cinquantina di disegni, che analizzerà in particolare come i dipinti su carta di Tiziano manifestino una nuova concezione del paesaggio che ha influenzato i pittori successivi almeno fino al ‘700. Infine, a conclusione delle celebrazioni, si terrà anche un convegno di studi previsto ad inizio 2027.

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