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All’associazione “San Francesco della Vigna” il premio San Teodoro

La Guardian Grando, Roberta Di Mambro: «Il riconoscimento della nostra Scuola per chi si spende per la città». La presidente, Susanna Ampò: «La zona in cui operiamo ha mantenuto la sua venezianità»

L’attenzione al territorio, alle sue tradizioni e ai suoi abitanti, è ciò che muove da sempre l’associazione “San Francesco della Vigna”, insignita giovedì scorso, nella chiesa di San Salvador, del Premio San Teodoro, approdato quest’anno alla sua 15esima edizione. Istituito dall’omonima Scuola Grande con sede a pochi passi dal ponte di Rialto, la più antica confraternita veneziana sorta verso l’VIII secolo, è dedicato a quelle realtà cittadine o personalità che si spendono per la città, cercando di fare la differenza. Il tutto nell’ambito delle celebrazioni dedicate proprio a Teodoro, il primo santo protettore di Venezia. Tanta, al momento della consegna del riconoscimento, al termine della Messa presieduta dal parroco don Roberto Donadoni, la commozione in Susanna Ampò, presidente di una realtà associativa che opera soprattutto nell’area di San Francesco della Vigna. «Questo premio – ha detto lei davanti ai presenti, in una chiesa gremita di fedeli e membri delle varie arciconfraternite della città d’acqua – è per noi un onore e motivo d’orgoglio. Qualcosa di inaspettato e uno stimolo a proseguire, con determinazione, il nostro operato». Un impegno costante che l’associazione porterà avanti «sempre di più, ascoltando i bisogni dei cittadini». Le iniziative e gli appuntamenti organizzati nell’arco dell’anno sono molteplici, a partire dall’amatissima Festa di Sant’Antonio, che ogni anno richiama migliaia di partecipanti provenienti da ogni parte della città. «Facciamo tutto a livello di volontariato – ha tenuto a sottolineare Ampò -. Oltre cento, del nostro staff organizzativo, le persone attive per otto serate consecutive. Si tratta di una festa tradizionale veneziana fra le più apprezzate: sia a livello culinario che di intrattenimento, in un’atmosfera di gioia generale».

Una delle iniziative, rivolte ai bambini, promosse ogni Natale dall'associazione
Tanti gli eventi nel corso dell'anno

La prima edizione della Festa di Sant’Antonio si è svolta nel 1998, un anno prima che “San Francesco della Vigna” si costituisse in realtà associativa. Quando cioè i festeggiamenti avevano luogo in campo della Celestia, per poi essere trasferiti solo in seguito. «Ricordo ancora che il primo anno ci siamo auto tassati. Il nostro intento è sempre stato anche quello di valorizzare la processione del santo, mantenendo un occhio di riguardo nei confronti dell’aspetto più prettamente religioso. La grande statua del santo, attualmente portata in processione, era relegata in un angolo, ma noi abbiamo spinto per farla restaurare», ha riferito Ampò, snocciolando anche le varie altre iniziative promosse ogni anno, tra le quali quelle rivolte ai più piccoli. «I bambini in città, e di conseguenza nella nostra zona, sono sempre meno. Ma ci raggiungono da ogni sestiere sia durante l’evento dedicato a Babbo Natale, che porta regalini per tutti, sia in occasione di quello in cui la Befana distribuisce le calze riempite di dolci proprio da noi soci». Tra gli appuntamenti, anche raccolte di beneficienza da destinare a quelle associazioni che operano nei reparti pediatrici, l’evento “Artigiani in chiostro” volto a sostenere l’artigianato locale, «costretto a superare molte difficoltà per sopravvivere», il sostegno alla biblioteca di San Francesco della Vigna e il grande supporto elargito, con generosità, a chi necessitava di aiuto dopo essere stato colpito dall’Aqua Granda del 2019. «Abbiamo dato una mano sia dal punto di vista materiale che morale. Il nostro è un lavoro solidale silenzioso». Poi il protocollo d’intesa firmato con il Museo di Palazzo Grimani e col convento di San Francesco della Vigna, il cui patronato è proprio la sede dell’associazione. «Fin dall’inizio la disponibilità dei frati, con i quali cooperiamo, nei nostri confronti è sempre stata massima».

La benedizione impartita da don Roberto Donadoni con una reliquia di San Teodoro
«La forza di San Teodoro? Veniva dalla fede»

Dopo la breve processione dalla Scuola Grande San Teodoro alla chiesa di San Salvador, la Guardian Grando, Roberta Di Mambro, ha accolto i presenti dall’ambone con un messaggio di saluto, spiegando di voler dedicare la serata al compianto Giampaolo Nason, in Consiglio dagli anni Ottanta e primo decano. Venuto a mancare proprio poche ore prima della cerimonia del Premio, Nason aveva un noto negozio di vetro nell’isola di Murano. «Era una persona molto generosa – ha commentato Di Mambro – sempre disposta a fare del bene per gli altri. Spesso regalava qualche vaso da mettere in palio per la nostra lotteria. Una figura che alla Scuola Grande San Teodoro ha dato tanto». La Guardian Grando ha poi sottolineato come proprio quest’ultima sia sempre stata «molto aperta alla città, con attività rivolte a bambini, ragazzi e anziani». «Con la confraternita che si riunisce – le parole di don Donadoni nel corso dell’omelia, impartendo la benedizione, al termine della Messa, con una reliquia del santo – celebriamo la memoria di una figura luminosa, che parla ancora al cuore di Venezia. Ben prima di San Marco, fu il primo santo patrono della Serenissima. Nessuno di noi appartiene a se stesso e San Teodoro lo ha compreso fino in fondo: da soldato dell’Impero, ha scelto di essere soldato di Cristo. La sua forza non veniva dalle armi, ma dalla fede. Imparassero, i grandi della Terra, da quest’uomo. Chi vive per il Signore e chi si lascia guidare da Lui trova una libertà più grande di ogni vittoria terrena». Don Donadoni ha spiegato poi come la battaglia più grande condotta da San Teodoro non sia stata contro dei nemici in carne ed ossa, quanto piuttosto contro l’indifferenza. «E questo è il coraggio che oggi ci chiede il Vangelo: tornare a Dio con un cuore sincero. La statua del santo a San Marco non è un monumento al potere, ma un segno di vigilanza e presenza. Ci ricorda che la fede cristiana si vive affacciati sul mondo e non rinchiusi nelle sagrestie. Essere confratelli di San Teodoro vuol dire custodire questo spirito».

La processione dalla Scuola Grande San Teodoro alla chiesa di San Salvador insieme ai membri delle arciconfraternite cittadine
Un sodalizio fra commercianti

L’associazione ha mosso i suoi primi passi come sodalizio tra commercianti della zona che, osservando il fenomeno legato al graduale spopolamento del centro storico, capirono quanto fosse importante lavorare per mantenere vive le tradizioni. «Agli inizi – ha proseguito la presidente Ampò – ci siamo resi conto che la zona stava cambiando molto, motivo che ci ha spinti ad agire. Eravamo un gruppo di commercianti che si è accorto che via via stavano sorgendo i grandi centri commerciali in terraferma e che molti abitanti se ne stavano andando. Abbiamo pensato: dobbiamo lanciare un segno di resistenza, per dimostrare che siamo vivi e che, in questa città, vogliamo continuare a vivere, lavorare e fare comunità. E, almeno in parte, possiamo dire che ci siamo riusciti, se considerato che la zona di San Francesco della Vigna ha saputo mantenere, ancora oggi, la sua essenza veneziana». La stessa dove, come raccontato da Ampò, si possono trovare i cosiddetti negozi di vicinato e dove ci si riconosce tutti per strada, salutandosi. «Insomma, chi attraversa San Francesco della Vigna è un po’ come se facesse un tuffo indietro nel tempo». Un luogo in cui il fenomeno del turismo è ancora molto circoscritto, specie se messo a confronto con aree del centro storico ogni giorno sottoposte a flussi sempre più consistenti.

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