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Alkeemia da Porto Marghera al G7 dell’energia di Toronto

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L’azienda che lavora fluorite e purifica grafite parte della delegazione italiana in Canada

«Non capita tutti i giorni di essere chiamati a rappresentare il nostro Paese a una riunione così importante – racconta con soddisfazione Lorenzo Di Donato, Amministratore Delegato di Alkeemia – affiancare la delegazione dell’Italia al G7 Energia di Toronto è stato un grande onore ma anche il segno che quello che stiamo realizzando a Porto Marghera è importante è può essere strategico per il futuro energetico non solo italiano ma internazionale». L’obiettivo è infatti quello di purificare e trasformare materiali critici per la realizzazione di batterie per applicazioni come l’automotive e lo stoccaggio e trasporto di energia.

Con importanti investimenti in ricerca e sviluppo l’azienda è impegnata nel sito industriale veneziano con la trasformazione dell’acido fluoridico, per ottenere materia prima alla base delle batterie elettriche. A questo scopo nel 2026 avvierà la produzione di una linea dedicata alla purificazione della grafite, elemento principale per gli accumulatori e per applicazioni industriali di nuova generazione. Proprio la partecipazione al G7 conferma il ruolo dell’azienda nella creazione di catene di fornitura sostenibili per la filiera europea dei materiali critici, a supporto di governi e istituzioni.

Il complesso nodo delle materie prime e della produzione in Europa

«Il nostro ruolo è quello di trovare partner in Occidente e oltre per generare catene di fornitura che ci affranchino da mercati, come quelli attualmente dominanti, in cui le dinamiche non sono del tutto trasparenti – ha aggiunto Di Donato – l’opportunità del G7 è proprio quella di mettere attorno a un tavolo i Paesi leader, fra cui Canada, Giappone e USA, per tentare un accordo fra chi è ricco di risorse e chi di produzioni di alta tecnologia definendo una politica industriale, per riportare la produzione sui nostri territori. Negli ultimi 50 anni spostare le fabbriche in “periferia”, invece che innovarle, ha portato distante l’inquinamento, ma ha innescato un meccanismo che ci si è ritorno contro, con nuovi Paesi produttori che, complici anche forme di governo lontane dai nostri standard, hanno acquisito un potere negoziale maggiore grazie a sovvenzioni statali per produrre materie prima a prezzi convenienti».

«Questo ha causato lo stop di molte attività produttive in Occidente che si è spostato verso produzioni ad alto valore tralasciando quelle di base ammazzando i produttori locali – ha spiegato l’AD – perché prima il mercato viene “drogato” da materia prima a basso prezzo di concorrenza salvo poi alzare i prezzi nella fase in cui vengono realizzati anche prodotti finiti di concorrenza, un esempio emblematico in questo senso è l’auto elettrica. La fluorite, uno dei nostri elementi base, ha subito lo stesso processo negli anni ’90 quando non è stata più estratta da nessuna miniera fuori dalla Cina, che avendo difficoltà a lavorarla come facciamo noi, hanno creato prodotti derivati che hanno avuto un impatto sul costo della materia prima, che se resta accessibile sul mercato interno, in quello internazionale ha subito rialzi importanti. L’obiettivo in questo caso è partire dal controllo di mercati più piccoli per arrivare a quelli a maggior valore come difesa, design, microprocessori e farmaceutico».

Il patto “Critical Minerals Production Alliance” nato al G7 energia di Toronto

Proprio al G7 energia di Toronto è nata laCritical Minerals Production Alliance”, un’alleanza fra Stati per definire azioni concrete per garantire produzione, fornitura e lavorazione dei minerali alla base dell’industrie più tecnologiche che sono in grado di accompagnare la transizione ecologica, ampliando le fonti di produzione e gestione dell’energia. «L’Unione Europea in questo senso è un po’ indietro – ha chiarito De Donato – mentre l’Italia si sta dimostrando molto ricettiva, sedendo a tavoli importanti grazie alla capacità dei nostri funzionari ministeriali di voler giocare una partita determinante per il futuro dell’approvvigionamento di materie prime per l’energia. Alkeemia in questo senso può aiutare il Paese a staccarsi dalla necessità di ricorrere alla purificazione della grafite dalla Cina».

Per questo motivo l’azienda ha affiancato la delegazione italiana composta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, grazie alla propria componente industriale qualificata nella filiera “mid-stream” ovvero di metà ciclo dei materiali critici. Alkeemia ha in essere investimenti per potenziare il sito produttivo di Porto Marghera orientando il proprio sviluppo verso attività di tipo downstream, a valle del ciclo produttivo, ottenendo grafite ad elevata purezza, sali di litio e additivi per l’accumulo di energia, con l’obiettivo di diventare un hub europeo per la filiera delle materie prime.

Alkeemia: sulla via dell’economia circolare da Porto Marghera

«Quello che abbiamo in corso a Porto Marghera è un progetto unico – ha chiarito il manager – perché permetterebbe a tutti i Paesi Occidentali e del G7 di potersi affrancare dalla dipendenza asiatica di materie prime, che in questo momento è praticamente esclusiva. Soprattutto per la grafite la partita è fondamentale, perché senza questo elemento è impossibile produrre qualsiasi dispositivo di accumulo a ioni di litio, dagli smartphone alle batterie per auto, passando per gli accumulatori di energie rinnovabili. Si tratta anche di un tema rilevante per la difesa perché le guerre che purtroppo ancora esistono, sono combattute sempre più da droni ed è molto rischioso basarne la tecnologia su componenti di un unico fornitore come la Cina».

L’impianto pilota per la purificazione della grafite prenderà avvio nel 2026 proprio a Porto Marghera, con una capacità iniziale di 200 tonnellate annue di materia prima proveniente da Africa e Nord America, con l’obiettivo di arrivare fino a 20.000 tonnellate entro il 2029. «Il mercato potenziale è molto vasto – ha concluso l’Amministratore Delegato di Alkeemia – e intendiamo fornire quello europeo esclusivamente dal plant veneziano, sperando che il territorio colga l’opportunità e che possa essere un rilancio per l’insediamento di altre imprese. Il tema non è tanto produrre, ma farlo secondo standard occidentali ed europei nel rispetto dell’ambiente e in ottica di economia circolare, per un materiale, nel caso della grafite, che può essere riutilizzato e recuperato una vota che le batterie arrivano a fine vita. Quello di Porto Marghera è un impianto che può diventare un modello nel mondo in questo senso».

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