
Il maestro mascheraio e pittore Sergio Boldrin (Venezia, 1957) conosce bene il volto di Vincent Van Gogh,che l’artista stesso ha lasciato in eredità ai posteri nei suoi famosi autoritratti. Nelle tante mostre dedicate al pittore olandese a cui è andato, e nelle foto che ha visionato, Boldrin ha colto bene i tratti del viso, l’uso dei colori e il modus operandi con cui realizzava le pennellate. Ed è proprio osservando il volto di Van Gogh che ha iniziato il suo grande progetto “Van Gogh in Maschere Veneziane” la cui mostra che sta riscuotendo grande successo, a cura di Oscar Villegas-Paez, è visitabile fino a fine ottobre ad Auvers-sur-Oise in Francia, paese dove Van Gogh morì, nella Maison Rose di Wallerand, già atelier estivo del pittore CharlesFrançois Daubigny, nonché residenza d’artisti come Monet e Cezanne. Sergio Boldrin iniziò a dipingere giovanissimo, a 15 anni. Amava passeggiare per Venezia osservando per strada i pittori con i loro cavalletti e la sua città sull’acqua è sempre stata fonte inesauribile di stimoli. Attratto dal postimpressionismo, fece suoi ideali mentori Modigliani e Van Gogh. Nel 1972 Boldrin incontrò Marina Fuga, compagna di vita, che il giorno del matrimonio, nella chiesa di San Sebastiano davanti alla casa di Modigliani gli regalò la prima cassetta per colori, incentivando i suoi sogni artistici.

Sempre spaziando in campo artistico, Boldrin ben presto scoprì anche la lavorazione antica delle maschere veneziane che divenne il suo mestiere, tanto che nel 1984 aprì la sua “Bottega dei Mascareri” ai piedi del Ponte di Rialto, fondata insieme al fratello Massimo, con cui produce maschere veneziane tradizionali in cartapesta, realizzate a partire da calchi in gesso, poi dipinte e decorate a mano secondo antiche tecniche tramandate del XV secolo. La sua Bottega è famosa in tutto il mondo non solo per l’eccellenza artigianale, ma anche per le collaborazioni con il teatro e il cinema, in particolare per le maschere realizzate per il film “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick. Boldrin realizza volti di personaggi della commedia dell’arte fino alla rappresentazione, appunto, di Van Gogh. Nel giugno 2002 Boldrin compie un viaggio ad Arles e a Saint‑Rémy‑de‑Provence per scoprire i luoghi della storia e della pittura di Van Gogh, che diventa così la fonte principale di ispirazione per le sue maschere. Successivamente va ad Auvers-sur-Oise e ad Auvers. Profondamente toccato dai viaggi, Boldrin e inizia una nuova serie tutta ispirata alla storia e ai quadri realizzati da Van Gogh nei suoi ultimi 70 giorni di vita.


La mostra è possibile grazie all’incontro avvenuto alcuni anni fa con il fotografo e curatore d’arte Oscar Villegas-Paez: «Un giorno entrò da me in bottega e si fermò a guardare le mie maschere. Il suo sguardo si posò proprio su una dedicata a Vincent Van Gogh che presentava una palette cromatica che richiamava i miei dipinti e subito ne restò colpito e mi domando se volevo fare una mostra» ricorda Boldrin, che con Oscar diventarono cari amici. La proposta è poi divenuta concreta e Boldrin si è trovato a realizzare le opere in meno di due anni: «Un lavoro intenso a livello artistico ed installativo, che va oltre le maschere. Qui unisco la mia passione per l’alto artigianato e la pittura» spiega l’artista. «È stato faticoso, ma realizzare tutto ciò è stato anche il mio rifugio dall’incessante chiasso veneziano dovuto all’overtourism. Quando sono stato ad Auvers‑sur‑Oiseera tutto diverso, così calmo e furi dal tempo. Il posto dove espongo è a pochi metri dal luogo dove Van Gogh ha dipinto l’ultimo quadro e da dove è morto. – e continua – Questa mostra vuole sancire l’incontro tra un’arte veneziana millenaria e l’arte immensa di Van Gogh. È la prima esposizione al mondo che collega la cultura della cartapesta veneziana con la pittura del maestro olandese, altri lo hanno fatto ma con altri mezzi. Per un mascheraio disporre la cartapesta significa interpretare il colore che lo stesso Van Gogh metteva mentre faceva le sue opere. Un atto molto profondo che non ha paragoni con altri pittori. – poi conclude – La cartapesta mi ha dato l’opportunità di entrare nei dettagli della sua pittura come nient’altro».
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