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A volte ritornano: il morbillo ad esempio…

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Sandro Panese, Direttore UOC Malattie Infettive Ulss 3 Serenissima

Ci sono patologie che in passato erano molto frequenti e che ritornano alla nostra attenzione dopo che si riteneva fossero state sostanzialmente eliminate. Il morbillo è una di queste: un tempo era estremamente frequente come malattia infantile, tanto che la maggior parte degli adulti l’ha contratto da bambino.

È forse utile ripercorrere un po’ la storia del morbillo: come per molte altre malattie umane si tratta di una zoonosi, cioè di un virus derivato da una forma animale, in particolare dal virus della peste bovina, una patologia virale animale che è stata dichiarata eradicata nel 2011. Gli studi sull’evoluzione virale ci dicono che il salto di specie, cioè la capacità di infettare l’uomo, è molto verosimilmente avvenuto intorno al 1000-1100 d.C..

Immagine di Freepik
Morbillo: una storia di stragi ed epidemie e una patologia da non sottovalutare

Nella storia il morbillo è stato anche causa di vere e proprie stragi. Ciò può accadere quando popolazioni che per motivi geografici erano rimase a lungo isolate vengono a contatto con malattie che prima erano loro del tutto sconosciute. L’arrivo degli spagnoli nelle Americhe delle isole caraibiche causò infatti nel giro di pochi anni la morte di circa il 90% della popolazione indigena proprio a causa di morbillo, tubercolosi, influenza e vaiolo.

Nei Paesi in cui il morbillo è endemico, come qui in Italia, si tratta di una patologia generalmente non grave e che guarisce spontaneamente dopo alcuni giorni. In una percentuale di casi piccola, però, ma non trascurabile può avere conseguenze estremamente gravi se non addirittura letali. Il morbillo, infatti, può determinare una forma con interessamento del sistema nervoso centrale nello 0,5-1% dei casi, che può portare al decesso con una probabilità del 15% e ad esiti permanenti del 25%.

Immagine generata da IA Gemini di Google
In Italia è obbligatorio il vaccino contro il morbillo per la tutela della popolazione

Proprio per queste importanti conseguenze dal 2001 la vaccinazione contro il morbillo è diventata obbligatoria in Italia, seguendo una tendenza già in atto da tempo in molti altri Paesi nel mondo. Negli anni seguenti si è quindi vista una netta diminuzione della mortalità per morbillo in tutto il pianeta passando dai circa 2,6 milioni di decessi all’anno del 1980 ai circa 80mila all’anno del 2015.

Dal 2018, però, si è iniziata a vedere una lenta tendenza contraria con un aumento sia dei casi di morbillo sia della mortalità. Secondo l’EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 il sistema di sorveglianza ha registrato 529 casi di morbillo in Italia, di cui quasi il 65% in sole 5 regioni – Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia – con un’età media delle persone colpite pari a 31 anni ma con l’incidenza più alta nella fascia d’età 0-4 anni. A livello mondiale, anche l’OMS segnala un preoccupante aumento globale dei casi di morbillo con circa 11 milioni di infezioni e 95mila decessi nel 2024, concentrati soprattutto tra bambini sotto i 5 anni.

Paura del vaccino e aumento dei casi di morbillo nel mondo

Ciò è dovuto, purtroppo, alla diminuzione della copertura vaccinale a causa della crescente ed immotivata diffidenza verso le campagne di profilassi che stiamo sperimentando anche in Italia. L’ampiezza della copertura vaccinale, cioè la percentuale di persone che risulta immunizzata verso una malattia, è molto importante perché, per quella che viene definita “copertura di gregge”, se la percentuale dei vaccinati supera il 95% della popolazione risulta protetto anche chi per specifiche e ben definite cause, allergie, ad esempio, o gravi patologie, non può vaccinarsi.

L’esempio classico è quello di un gregge di pecore tutte nere (i soggetti vaccinati), in cui vi siano solo alcuni esemplari di pecore bianche (i soggetti che non possono vaccinarsi), che venga attaccato da un lupo capace però di aggredire solo gli esemplari bianchi e non i neri: se i vaccinati, cioè le pecore nere, sono la netta prevalenza, cioè più del 95%, costituiscono una barriera che circonda e protegge anche le poche pecore bianche non vaccinate. Quindi una campagna vaccinale che abbia un’ampia diffusione diventa una protezione per tutti, vaccinati e no.

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