
Disegni e incisioni di artisti che hanno segnato la storia dell’arte quali Mantegna, Hayez, Dürer, Piranesi e Ongania, solo per citarne alcuni. Questo è quello che è custodito all’interno dell’Archivio e del Fondo Storico dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Tante opere e materiali rari e preziosi che da poco sono interessati da un programma di digitalizzazione avviato all’interno del progetto City Open Museum realizzato con i fondi del PNRR in un partenariato istituzionale che vede come capofila l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Un percorso di recupero e valorizzazione che consentirà di rendere progressivamente accessibile online un patrimonio di straordinaria rilevanza, composto da incisioni, disegni, progetti, materiali amministrativi e documentazione storica, contribuendo alla ricostruzione delle vicende formative e artistiche che hanno attraversato Venezia dalla fine del ‘700 fino al ‘900, rafforzando le possibilità di ricerca e collaborazione scientifica. «Digitalizzare i documenti e le informazioni per rendere un servizio agli studiosi sarà un lavoro che non si chiuderà nel 2026 con i fondi del PNRR ma che continuerà nel tempo» spiega il Direttore dell’Accademia Riccardo Caldura, che da pochi giorni ha inaugurato il nuovo anno accademico (leggi qui).

«Quello custodito è un grande patrimonio che è arrivato in Accademia dopo le soppressioni Napoleoniche e poi anche attraverso doni e lasciti successivi» spiega Evelina Piera Zanon, direttrice dell’Archivio e del Fondo Storico. «L’Accademia si è impegnata nel costruire questo patrimonio visivo perché come istituzione doveva puntare sulla formazione degli studenti con una didattica che facesse vedere i cosiddetti exempla dei maestri a cui ispirarsi, oggi considerati vere opere d’arte ma al tempo concepiti come veri e propri materiali didattici e formativi» spiega Caldura, ricordando che per questo motivo si formarono le Gallerie dell’Accademia, non solo a Venezia ma anche a Brera a Milano e in altre città d’Europa. «Molti materiali oggi sono da restaurare visto che all’epoca venivano usati dagli studenti come materiale di studio, tanto che a volte nel retro si trovano schizzi o i ganci per appendere i disegni nelle aule» continua Zanon. Molti sono poi anche i disegni, gli studi dal vero e le copie dall’antico, nonché raccolte di disegni di ornato di pittori e scultori e architetti, infatti, spiega Caldura: «La formazione degli architetti veniva fatta in Accademia fino agli anni ’30, quando dalla costola dell’Istituto nacque quella che è oggi l’Università Iuav».

Tra le chicche anche i disegni di Francesco Hayez che aveva studiato in Accademia a Venezia. Uno dei disegni “Giove pregato da Teti” del 1809, fragilissimo e preziosissimo, fu da lui realizzato per il concorso di alunnato a Roma. Nella capitale all’epoca a seguire gli studenti c’era Canova. In archivio sono infatti conservate anche lettere di Hayez e Canova che raccontava come stavano gli studenti e quello che facevano» spiega la direttrice dell’Archivio. Un altro disegno molto significativo è quello di Elisabetta Benato: «È l’unica donna di cui abbiamo un disegno e che fu la vincitrice di un concorso nel 1836, quando l’Accademia era prevalentemente frequentata da maschi» continua la direttrice. Non mancano incisioni e disegni di Dürer, Pacioli, Campagnola, Luca da Leida, comprese le 450 incisioni di Piranesi e un fondo fotografico con le opere di Ferdinando Ongania su calli e canali di Venezia. All’interno dell’archivio sono conservati anche 87 volumi della biblioteca Corneliana con le effigi di personalità famose fino alla seconda metà del ‘700 e i primi anni del’800, raccolte dall’Abate Corner di San Michele in isola e arrivate in Accademia in seguito alle soppressioni napoleoniche. Queste incisioni ritagliate dai libri in vari formati sono organizzate per temi ed argomenti, tra cui: donne artiste, patriarchi, dogi, condottieri, governatori all’estero e personalità degli ordini monastici. «L’abate Corner quando non trovava incisioni da ritagliare o commissionava un ritratto o faceva lui un disegno ispirandosi ad un dipinto o dal vero se conosceva la persona. – spiega Zanon – La raccolta presenta oltre 20 mila immagini, tra cui quella della pittrice Angelica Kaufmann, prima donna socia onoraria dell’Accademia nella seconda metà dell’700». Il fondo andrà catalogato e digitalizzato attraverso un lavoro in programma della durata pluriennale.
Conservato è anche l’apparato amministrativo e documentale: «Questo seppur meno spettacolare è però illuminante. Digitalizzare i registri permette di comprendere chi si è formato in Accademia» spiega Caldura. L’Archivio storico parte dal 1750, data di fondazione dell’Accademia, e arriva fino al 1950. Nell’archivio si trovano quindi dati sulle matricole e verbali sugli alunni: «Venivano prese le generalità degli alunni, a volte segnando anche da dove provenivano, quanti anni avevano, la scuola che avevano frequentato, con annotazioni anche sul comportamento e i voti che conseguivano. – continua Zanon – Ne esce uno spaccato della vita dell’Accademia». Tra le carte compaiono i momi di matricole come Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni e di tanti altro artisti scelti per la Biennale. Nel 1755 tra il corpo docenti figura Giambattista Tiepolo e nell’800 Luigi Ferrari, che fu direttore dell’Istituto, di cui restano diversi disegni e scritti, e a cui ora al Magazzino del Sale 3 è dedicata la mostra che ricostruisce il suo monumento mai realizzato di Marco Polo (leggi qui). L’Accademia inoltre seguiva l’ufficio esportazioni e aveva il ruolo di soprintendenza attraverso cui gestiva i restauri che venivano effettuati in città: «Digitalizzare questi documenti sarà molto importante per rintracciare la storia conservativa di molti manufatti – sottolinea Caldura – La documentazione amministrativa, a cui per la prima volta è dedicata particolare attenzione, sarà utile per ricostruire i percorsi professionali degli studenti. Capire con chi questi artisti collaboravano servirà per dare completezza alle loro biografie e capire le zone in cui si è irradiata l’attività formativa dell’Accademia. – e conclude il direttore – Vorremmo richiamare l’attenzione sull’Archivio e il Fondo Storico come un luogo per la ricerca, in cui si potranno ricostruire le trame del rapporto tra formazione e professione degli studenti, per vedere cos’hanno fatto e quali sono state le loro ricadute professionali, in particolare nella vasta area di Veneto, Friuli e Dalmazia. Potremmo così riuscire a costruire un panorama delle arti nel territorio. Un lavoro che durerà anni ma che approfondirà il ruolo della formazione dell’Istituto nel tempo».
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