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Oltre la facciata di mattoni, i tesori nascosti di San Pantalon

Tra le meraviglie della chiesa non solo è custodito il soffitto più grande del mondo di Antonio Fumiani, ma anche opere di Veronese, Padovanino e Palma il Giovane

Tra le calli di Dorsoduro emerge un’imponente facciata di mattoni grezzi: è la chiesa di San Pantaleone, meglio conosciuta dai veneziani come Pantalon. Entrare nell’edificio sacro significa immergersi in uno scrigno di primati e di splendore artistico, il tutto custodito con passione e dedizione da Piero De Fina, che da sei anni, oltre ad essere il sacrestano, si occupa di accogliere i visitatori e vigilare sul patrimonio della chiesa. «Preferisco definirmi custode storico – artistico di questo luogo pieno di meraviglia. – spiega Piero, che definisce San Pantalon una “chiesa di primati” – ne ho contati almeno quatto, ma quello che lascia senza fiato è il soffitto». L’edificio, a primo impatto anonimo per via della facciata esterna incompiuta, all’interno custodisce oltre 80 opere, tra le quali spiccano la Madonna con Bambino di Paolo Veneziano, l’Incoronazione della Vergine di A. Vivarini e G. d’Alemagna, la Deposizione di Cristo del Padovanino e altre opere del Veronese, di Palma il Giovane e Fiumiani.

Cento tele per raccontare il martirio

Il primo e più noto primato di San Pantalon riguarda la volta, la quale costituisce il soffitto dipinto a olio su tela più grande al mondo. «Spesso viene erroneamente definita tela unica, ma non è corretto perché sono circa cento pezzi affiancati, dove i pezzi più grandi misurano 4 x 4metri» racconta Piero descrivendo il maestoso soffitto. L’opera in questione, realizzata da Antonio Fumiani tra il 1680 e il 1704, narra il martirio di San Pantaleone: medico dell’imperatore Diocleziano che per aver abbracciato la nuova fede viene condannato, ma prima di morire per decapitazione subì sei supplizi. Sul soffitto, però, l’artista ha deciso di non rappresentare l’esecuzione finale preferendo il trionfo celeste del Santo. La decapitazione invece viene raffigurata in un’opera di Jacopo Palma il Giovane collocata all’interno della Cappella di San Pantaleone. Nel 1971 le tele del soffitto sono state interamente scollate, smontate e restaurate, un intervento che Piero definisce “mastodontico”. «Il secondo primato si trova invece ai lati dell’altare maggiore dove è collocata una tela di Louis Chéron – prosegue De Fina – È il più grande quadro di un pittore francese in Italia, infatti misura 80 mq».

 

Le metamorfosi dell’edificio

Nel corso dei secoli l’edificio ha subito diverse trasformazioni. Originariamente medievale in stile gotico possedeva quattro navate ed era orientato in modo opposto rispetto alla posizione attuale. Nella seconda metà del Seicento la chiesa venne trasformata radicalmente. Infatti, il vecchio edificio venne abbattuto per far posto ad un’unica imponente navata con 6 cappelle laterali. All’interno della chiesa sono ancora presenti dei frammenti medievali, come il prezioso Crocefisso trecentesco: «Originariamente pendeva da un’arcata gotica e possedeva una base a trilobo, in seguito tagliata per collocarlo in un altare» spiega de Fina. Il Crocefisso era stato venduto illegalmente nel 1935 ed è tornato nella chiesa nel 2016, in seguito a un lavoro di restauro. Inoltre, all’interno dell’edificio è custodita la prima opera veneziana realizzata da Andrea Palladio. Si tratta di un altare in marmo bianco, in pieno stile palladiano, il quale era collocato in una delle quattro navate. «Un primato che in ben pochi conoscono».

L’eterna meraviglia di San Pantalon

All’inizio dell’Ottocento sono state costruite a sinistra del presbiterio due cappelle, una delle quali per custodire una delle reliquie più preziose della Serenissima: il sacro chiodo del piede di Cristo. Inizialmente questa reliquia era custodita nel monastero di Santa Chiara, ma all’inizio dell’Ottocento a causa delle soppressioni napoleoniche tutti gli ordini religiosi, monasteri e confraternite furono costretti a chiudere. In tali circostanze, la badessa del monastero decise di affidare la reliquia alla chiesa di San Pantalon, dove venne realizzato in fretta un altare utilizzando pezzi degli altari tardo – gotici della chiesa medievale. Nella stessa cappella viene custodito quello che Piero definisce un capolavoro artistico e spirituale: l’Incoronazione della Vergine di Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna: «La sua fastosissima cornice è stata persa attorno alla metà dell’Ottocento – racconta Piero – ma resta ugualmente un’opera cardine della pittura veneziana». Nella parete opposta si trova la rarissima Madonna del papavero di Paolo Veneziano. Questa è solo una piccola parte di tutto il patrimonio custodito tra le mura di San Pantalon. Come dice De Fina «questa chiesa ha il potere di accogliere il visitatore in una dimensione di eterna meraviglia». Per questo motivo, ancora oggi moltissimi cittadini e turisti continuano a visitare la chiesa dedicata al patrono delle ostetriche. Infine, entrare a San Pantalon significa anche lasciarsi guidare dalla passione del signor Piero che con grande attenzione si impegna a preservare il patrimonio artistico e la storia veneziana.

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