
Manca poco all’apertura di tutte le 40 chiese del circuito Chorus, che il pubblico potrà d’ora in poi visitare gratuitamente, a prescindere dalla propria provenienza. Se prima dell’accordo avviato tra Procuratoria di San Marco e Patriarcato l’accesso era fissato a 3,50 euro a persona, a esclusione dei residenti nel Comune, adesso la visita potrà essere effettuata a costo zero grazie all’istituzione del cosiddetto “biglietto marciano”. Una novità partita a luglio scorso, in concomitanza con la riforma degli accessi nella cattedrale veneziana, il cui sistema di bigliettazione e prenotazione è divenuto possibile esclusivamente online, al fine di eliminare le lunghe code di turisti in Piazza e di rendere la visita in Basilica più godibile, mettendo a disposizione una serie di slot fino a esaurimento posti. Se il “biglietto marciano” base, previsto per entrarvi, costa ora 10 euro (mentre in precedenza 6), i 4 euro di aumento vengono in larga parte – ossia 3,50 euro – destinati proprio alla Diocesi, con i 50 centesimi restanti che rimangono alla Procuratoria, come spiegato in più occasioni dal primo procuratore, Bruno Barel. Un incremento del prezzo che ha permesso non solo di includervi la visita a Basilica di Torcello, Pinacoteca Manfrediniana e Sacrestia monumentale della Salute, ma anche di rendere del tutto gratuite quelle nelle 40 chiese del circuito Chorus, circa metà delle quali via via riaperte proprio in questi mesi, in alcuni casi sottoposte a qualche intervento per tornare ad essere fruibili.

All’appello, per il momento, ne mancano 3 – San Simeon Piccolo, San Zan Degolà e Santa Maria Assunta di Malamocco – ma don Roberto Donadoni, presidente di Chorus nonché parroco della comunità marciana, annuncia che saranno messe ufficialmente a disposizione a metà marzo. Data destinata a segnare il completamento di un progetto particolarmente sentito dalla Diocesi, con 40 chiese ad accesso libero affiancate da alcuni spazi museali, gli unici che continueranno ad essere a pagamento, in linea con l’orientamento della Conferenza episcopale italiana: Museo di San Zaccaria e di Santo Stefano, sagrestia monumentale del Redentore, oratorio del Crocifisso di San Polo. Le novità vanno oltre e coinvolgono pure il numero di dipendenti di Chorus, realtà che si farà carico anche del costo dell’energia elettrica per l’illuminazione negli orari di apertura, di quelle per la pulizia e delle piccole manutenzioni. «Passeranno dai 24 attuali a 50 – riferisce don Donadoni, spiegando come siano state coinvolte anche categorie fragili e una donna in misura alternativa –. La visita gratuita è resa possibile da una struttura che ne assume il peso economico (la Procuratoria) e da un’altra che assume invece quello organizzativo (Chorus). Ogni chiesa aperta non rappresenta solo uno spazio visitabile, ma un presidio culturale, ecclesiale e umano. La presenza di Chorus, oggi, è più strutturata e responsabile: il raddoppio del numero dei suoi dipendenti è sinonimo di stipendio, lavoro e competenza da formare nel tempo». La criticità maggiore, l’educazione del turista, specie nel periodo estivo, quando spesso i visitatori entrano negli edifici sacri della città con un abbigliamento inadeguato. «A Venezia arriva il mondo intero. E il problema, molte volte, è che non sanno come comportarsi. Il che significa che anche da parte nostra – prosegue don Donadoni – c’è la necessità di migliorare la cartellonistica e di mettere a disposizione del materiale informativo più chiaro, come ad esempio le schede artistiche relative a ciascuna chiesa, da implementare».

Da San Marziale a San Marcuola, da Sant’Andrea de la Zirada a San Luca, fino a San Samuele, San Beneto, San Fantin, Santa Maria del Giglio, San Nicolò dei Mendicoli e Santa Maria dei Miracoli: sono solo alcune delle chiese gestite da Chorus, che garantirà un’apertura quotidiana, a esclusione della domenica, da metà mattina fino alle 17. Don Donadoni tocca anche il tema della sicurezza, per far comprendere l’effettiva importanza di figure laiche incaricate di controllare e custodire questi luoghi. A tal proposito cita l’annosa piaga dei finti sordo muti che, col pretesto di una firma a tutela dei più fragili, spillano soldi alle povere vittime inconsapevoli della truffa; o il problema della microcriminalità, in azione quando, nelle chiese, viene lasciata la propria borsa incustodita. «Sarebbe importante un coordinamento maggiore con il Comune e con i vigili. Una presenza dissuasiva periodica». Il progetto legato alle 40 chiese per don Donadoni non si limita ad un aumento numerico degli spazi sacri a disposizione, ma «ad un cambio di presenza, con del personale pronto a tutelare un patrimonio vivo. Se Venezia vuole rimanere viva, deve tenere aperte le sue chiese, custodendone anima e vissuto cristiano. E l’aiuto dei laici, in questo, è prezioso». Se la Basilica – il centro – sostiene le chiese della città sparse fra i suoi sestieri, allo stesso tempo «dà la possibilità di superare il modello precedente. Il valore del “biglietto marciano” è dunque pastorale, ecclesiale, culturale e sociale». Tra i progetti futuri c’è quello di proporre itinerari tematici che permettano di decongestionare l’area marciana, che continua a confermarsi tra le mete predilette dei turisti. «Magari un percorso mariano, oppure uno dedicato al Tiepolo o a San Francesco e ai Francescani, con l’obiettivo di creare dei percorsi differenziati che abbraccino proprio le 40 chiese, coinvolgendo anche guide e agenzie».
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