
«La complessità si affronta meglio con strumenti culturali, per questo nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo crediamo ancora con forza che il nostro settore non sia solo utile allo spirito, ma anche alla mente, perché allarga gli orizzonti». Commenta così Davide Mantovanelli, Responsabile di Legacoop CulTurMedia per il Veneto, l’associazione che riunisce le cooperative culturali, turistiche e della comunicazione di Legacoop, a lato della celebrazione dei 50 anni di attività e della fondazione, che ha visto la tappa finale di una serie di eventi ospitati in tutta Italia a Venezia. Lo scorso venerdì 23 gennaio 2026, nella prestigiosa sede di Palazzo Franchetti, dove è ospitato l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti si è infatti svolto l’incontro “LA CULTURA CHE FA COMUNITÀ: 50 ANNI DI COOPERAZIONE – Filiere culturali cooperative per uno sviluppo equo e sostenibile”.
«Abbiamo voluto celebrare i 50 anni dalla fondazione a opera del grande Cesare Zavattini, intellettuale e artista a tutto tondo, che nel suo spirito si augurava di riuscire a portare “Un metro di libri in ogni casa!” per diffondere la cultura – spiega Mantovanelli – qui in Veneto poi la nostra realtà è particolarmente attiva in particolare nei settori dell’offerta museale, delle biblioteche, dell’editoria e della attività educative nelle scuole, della produzione di spettacoli dal vivo e della gestione di teatri. Ci sono eccellenze di dimensioni importanti come come CoopCulture e Doc Servizi, ma anche tante cooperative più o meno piccole che sono molto attive sul territorio come la Piccionaia (teatro per ragazzi)». La celebrazione ha permesso di riflettere sulle prospettive attuale e su nuove realtà, le filiere strategiche, la figura di Luigi Luzzatti, pioniere della cooperazione, fino a una tavola rotonda dedicata al ruolo della cultura come motore di sviluppo sostenibile.

Un’occasione di festa la celebrazione dei 50 anni di attività ma anche di riflessione sullo stato in cui versa il settore culturale e le cooperative che vi operano: «Non è sicuramente un momento facile – spiega il dirigente – i finanziamenti destinati alla cultura sono sempre più residuali e il mondo che rappresentiamo soffre questa latitanza di risorse che dovrebbero essere investite nel settore. Si vedono nonostante tutto segnali positivi di intraprendenza e di iniziativa, ma sarebbe necessaria l’introduzione di standard minimi per garantire livelli di qualità più alti di offerta per il pubblico, il modello cooperativo infatti propone approcci sostenibili, valorizzando territori e persone, traducendo la marginalità in opportunità, avvicinando al lavoro anche soggetti disagiati». Solo in Veneto le cooperative sviluppano 170milioni di fatturato, con 9.000 soci e 5700 addetti (dati 2024): «Si tratta di un modello positivo che in 50 anni ha mostrato la sua validità, meriterebbe di ricevere maggior fiducia di chi può supportarlo concretamente».
Va chiarito infatti che all’interno di una cooperativa cambia la struttura societaria rispetto a un’impresa, ma non spariscono i rischi di impresa: «Con la cultura spesso non si hanno le spalle coperte da ricette certe, non è come produrre o vendere un bene di largo consumo dove le proiezioni e le previsioni possono essere abbastanza accurate – precisa Mantovanelli – nel nostro campo bisogna sempre proporre e garantire qualità per raccogliere l’interesse del pubblico, sperando di ottenere una conseguente stabilità». Ci si trova però a confrontarsi con un contesto in cui si riducono i consumi in generale e quelli culturali, vedono un crollo nei libri ma un boom nelle esperienze (Censis, 2025): «Si taglia l’accesso alla cultura, col rischio di renderla appannaggio dei privilegiati, mentre lo sfrozo delle cooperative è proprio presidiare i territori per aprire l’offerta culturale».

Va ricordato che questi 50 anni di movimento cooperativo hanno visto e accompagnato diverse rivoluzioni, sia culturali che tecnologici, con esiti più o meno prevedibili che hanno interessato il mondo della cultura. «Se penso al settore dell’editoria – riflette il Responsabile di Legacoop Veneto – immaginavamo che la digitalizzazione avrebbe consentito un maggiore accesso alla lettura, ma in realtà si è tradotta in una contrazione dei consumi dell’oggetto “libro”, ma da un altro punto di vista il settore dei giochi digitali e dell’intrattenimento online è in ottima salute e offre grandi opportunità, certo non sempre con un ritorno economico solido, ma si tratta di nuovi terreni in cui sperimentare con l’innovazione». E’ in cambiamento poi anche la natura del pubblico dei consumi culturali: «Dal nostro osservatorio sembra che gli utenti più sensibili siano i giovani e i “nuovi giovani” over 60, questi ultimi con a disposizione tempo e risorse economiche, mentre le fasce più attive lavorativamente sono più latitanti».
Cambia però anche il modo di fruire della cultura, come spiega Mantovanelli: «Il problema non è la carenza di strumenti ma la difficoltà nello sforzo di attenzione, un romanzo ad esempio richiede impegno prolungato e un consumo in tempi lunghi, si predilige qualcosa che sia più facile da assimilare ma che sedimenta in modo meno approfondito, creando intelligenza acuta ma non profonda». Insomma dominano gli stimoli immediati che danno subito soddisfazione culturale, ma che riducono in qualche modo la ricettività e la capacità di ascolto. «I giovani in questo sono incredibili – aggiunge – hanno una potente capacità di risposta immediata alle suggestioni ma faticano a visualizzare e costruire un’idea di futuro, sono molto creativi, ma hanno bisogno di mettere in rete i loro talenti, in questo il modello cooperativo è un valido strumento di collaborazione, intercettando professionalità di altissimo livello e specializzazione, molto spesso donne».

Tra le sfida principali che accompagneranno il futuro di CulTurMedia c’è proprio quella di includere i giovani: «Il loro sembra essere l’interesse più acceso verso il comparto – spiega Mantovanelli – per noi sarà quindi fondamentale sviluppare i loro talenti fornendo dei modelli di impresa che creino sinergie e forme di corresponsabilità includendoli invece di metterli ai margini, dando risposte anche in termini di occupazione». D’altronde l’approccio cooperativo si è dimostrato resiliente anche in momenti complessi come durante la Pandemia da Covid-19 e ha dimostrato che si può fare cultura anche partendo dal piccolo, rivitalizzando luoghi, spazi espositivi e museali e soprattutto provando a guardare a fenomeni e territori con occhi diversi per immaginare offerte di arte, letteratura, musica, teatro, turismo e produzione visiva inedite.
Un esempio? Ripensare il turismo di Venezia e della sua laguna in chiave più “slow” e sostenibile, rilanciando il ruolo delle cooperative del territorio per offrire nuovi itinerari consapevoli attraverso la creazione di una rete di proposte per decongestionare la città sempre più soffocata dall’overtourism. «Su Venezia abbiamo alcuni soggetti fondamentali, come le cooperative che gestiscono buona parte dei musei, quindi conosciamo bene la realtà per questo siamo in grado di formulare idee realistiche – conclude – un esempio? Il prossimo 27 marzo presenteremo un’iniziativa volta a valorizzare nuove forme turistiche per la città attraverso la messa a sistema di tutte le cooperative di pescatori, ittiturismo e di guide organizzate per scoprire l’ecosistema lagunare attraverso esperienze culturali, conoscenze biologiche, faunistiche e della flora, per creare un prodotto turistico unico che unisca sostenibilità culturale, sociale e ambientale».
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