
Forse ricorderete: in un mio precedente articolo ormai di quasi un anno e mezzo fa – dal titolo: Il medico di famiglia non funziona come Glovo – avevo parlato della Glovo-mania o, se preferite, della Deliveroo-distorsione, ovvero il convincimento radicatosi nella popolazione che il proprio medico di famiglia corrisponda al fattorino di Glovo: borsa termica e bicicletta a parte, basta fargli una telefonata o spedirgli una mail o un messaggio WhatsApp per chiedere qualsiasi tipo di prestazione, immaginando di riceverla in men che non si dica.
Errore: in medicina non esiste la app di Glovo e neppure quella di Deliveroo. Il vostro medico di famiglia, nel momento in cui riceve una richiesta da un paziente, deve innanzitutto avviare un ragionamento clinico – fatto di ipotesi diagnostiche, di diagnosi differenziali, di esami di laboratorio o di immagine, forse anche di consulenze specialistiche – per arrivare ad una diagnosi e quindi formulare una terapia, se non anche, in certi casi, tracciare un percorso riabilitativo.

Forse non ci avete mai pensato, ma per fare tutto questo il medico di famiglia vi mette a disposizione le risorse del Servizio Sanitario Nazionale o Regionale, dovendo necessariamente discernere quali atti diagnostici e terapeutici prescrivervi secondo un ben preciso criterio di priorità.
Ed ecco, allora, la parola magica: priorità! Secondo la gravità del vostro caso – che spesso però non corrisponde alla misura della vostra ansia o della vostra preoccupazione… – il medico di Medicina Generale sceglierà il codice di priorità B, breve, o D, differibile, o P, programmabile, che in Veneto per lo più corrispondono a 10, 30 oppure 90 giorni di attesa.

Questi codici servono a dare il giusto tempo e a calendarizzare la prenotazione dei vostri esami o delle vostre visite specialistiche. Certo, poi, purtroppo, di questi tempi, si ha a che fare anche con lunghe liste d’attesa, ma questa è un’altra storia… Priorità, gravità e reciprocità sono i punti cardinali dentro i quali deve necessariamente collocarsi ogni tipo di prestazione erogata dalla sanità pubblica: non possiamo pretendere tutto e subito, salvo che da Glovo o da Deliveroo… Dobbiamo entrare nella logica che le risorse del Servizio Sanitario Nazionale non sono infinite e vanno usate secondo la gravità della situazione.
In fondo – ammettiamolo – questo è il criterio che userebbe ogni buon padre di famiglia: che problema c’è se devo aspettare un mese per farmi gli esami del sangue! Se non sto male posso benissimo attendere, imparando a controllare la mia ansia, usando il buon senso e riconoscendo che la mia fretta immotivata potrebbe togliere spazio e opportunità di cura a chi invece stesse realmente male e fosse in reale pericolo di vita. E se un giorno quel malato grave fosse ciascuno di noi? Questo, allora, intendiamo per reciprocità che è, quindi, il terzo polo del nostro ragionamento. Perché, ci piaccia o no, di fatto siamo tutti interconnessi tra di noi, anche quando si parla di salute.

Prima di chiudere un paio di consigli molto pratici. Il primo: un po’ come quando andate a fare la spesa e controllate che nello scontrino il costo dei prodotti acquistati sia quello indicato sugli scaffali, quando uscite dall’ambulatorio del vostro medico di famiglia, prima di allontanarvi controllate bene che l’impegnativa sia compilata nel modo corretto in tutte le sue parti, i vostri dati, le eventuali esenzioni di cui usufruite, il codice di priorità nei giusti riquadri. Anche noi medici possiamo sbagliare, purtroppo, e questa verifica vi eviterà di dover tornare un’altra volta in studio o spiacevoli sorprese in fase di prenotazione.
Il secondo consiglio: dal primo gennaio 2026 la Regione Veneto ha introdotto una novità per le ricette con priorità B, quella breve (richiesta di prestazioni ed esami entro 10 giorni).Queste impegnative hanno ora una validità molto più limitata, a soli 20 giorni dalla data di emissione, rispetto ai canonici 180 delle altre. Tradotto significa: avete solo 20 giorni di tempo per fare la prenotazione al CUP, trascorsi i quali, senza contatto, la ricetta decade e non sarà più utilizzabile. Meglio, insomma, non scordarsela in un cassetto…
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