Logo Crux

“Un Papa inatteso”: arriva a Venezia la mostra su Albino Luciani

L’inaugurazione sabato 21 febbraio, nella Scuola Grande di San Teodoro. Il percorso fotografico multimediale itinerante si compone di 40 pannelli fotografici e di 3 racconti video dedicati a colui che rivestì anche il ruolo di Patriarca nella città d’acqua

Un viaggio nelle parole, nei segni e negli oggetti personali di Giovanni Paolo I, sulle orme dell’uomo Luciani, attraverso i luoghi della sua infanzia, educazione, crescita umana e spirituale. Dopo il battesimo nella città di Belluno e le tappe di Oderzo, Vittorio Veneto (dove fu Vescovo) e Treviso, la mostra itinerante “Un Papa inatteso. Beato Luciani, uno sguardo profetico sull’uomo di oggi” arriva in Laguna, dove prima di salire al Soglio Pontificio, il “pastore” della Chiesa giunto dalle montagne bellunesi ricoprì il ruolo di Patriarca di Venezia. Anticipando in parte il 50° anniversario della morte del Beato Luciani (2028), il percorso fotografico multimediale si compone di 40 pannelli fotografici e di 3 racconti video, comprese infografiche e oggetti personali di Luciani. Dalla veste papale al saturno, fino ad alcuni libri provenienti dal Museo-Casa natale a lui intitolato. Poi una “presenza d’eccezione”: la falce con cui un giovanissimo Albino, come pure altri suoi coetanei adolescenti, d’estate partiva di casa alle due di notte, per andare a falciare i prati in quota e garantire alle mucche della comunità (la sua stessa famiglia ne possedeva due) il miglior sostentamento. Un lavoro molto faticoso, che Luciani seppe in qualche modo render lieto infilando nella sua gerla diversi libri, che poi leggeva tra una pausa e l’altra, in attesa che l’erba tagliata si essiccasse per diventare fieno. Le sezioni tematiche del percorso si intitolano: “Elezione a Papa”; “I luoghi di Luciani”; “L’avventura cristiana”; “Il Pontificato”.

Il taglio del nastro

Il taglio del nastro con istituzioni civili e religiose si terrà sabato 21 febbraio alle 11 nel Salone Capitolare della Scuola Grande di San Teodoro, a Rialto. E dal pomeriggio si potrà partecipare a visite accompagnate da volontari appositamente formati: tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18. Fino all’1 marzo. Prenotazioni e informazioni: mostrapapaluciani.venezia@gmail.com. Nata in sintonia con il Giubileo della Speranza, l’esposizione è organizzata dall’associazione di promozione sociale veronese Rivela, curata da Nicola Panciera, formatore e curatore di mostre didattiche, e da Milena d’Agostino, che all’Archivio storico del Patriarcato di Venezia ha curato la catalogazione dei volumi appartenuti ad Albino Luciani (con loro anche Simone Martuscelli). Oltre alla collaborazione della Fondazione Museo-Casa Natale di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, di Canale d’Agordo, il progetto vede il sostegno di TH Resort (main sponsor), il contributo della Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti e della Scuola Grande di San Teodoro, cui si aggiungono i patrocini delle Diocesi – tra cui il Patriarcato di Venezia – e dei Comuni dei territori coinvolti.

«Instancabile lavoratore della vigna del Signore»

«L’arrivo a Venezia della mostra “Un Papa inatteso” è un evento inedito, da non perdere. Avremo occasione di avvicinare la bella figura di Albino Luciani che, per più di otto anni, fu Patriarca di Venezia. Instancabile lavoratore della vigna del Signore, – le parole del Patriarca Francesco Moraglia – obbedì sempre e con semplicità al progetto di Dio, anche quando gli veniva chiesto di pagare di persona e di andare oltre se stesso. Chiamato a decisioni non facili ebbe un solo criterio: il Vangelo. Mai cedette a compromessi e sempre servì solo la Chiesa, senza badare al giudizio degli uomini. Ebbe un carattere umile ma fermo quando sapeva che era in gioco il volere di Dio». «Venezia, i suoi palazzi, le sue chiese, la vita sull’acqua e i suoi problemi non sono cose sconosciute al nuovo Patriarca designato da Paolo VI nel 1969. Infatti, da vescovo di Vittorio Veneto, come Luciani stesso ricorda nella lettera di saluto alla cittadinanza, con queste realtà è venuto a contatto “attraverso i pendolari che, quotidianamente, da quella diocesi scendono a Mestre e a Marghera”. Anche la famiglia d’origine – osservano Milena d’Agostino e Nicola Panciera – è connessa al territorio. Ed è sempre Papa Giovanni Paolo I, nell’Udienza ai veneziani del 3 settembre 1978, a svelarlo: “Il mio cuore è ancora a Venezia! (…) Non ci sono nato ma ho avuto occasione più volte di dire che la mamma c’era stata 11 anni, non faceva altro che parlarmi di Venezia. Il papà aveva lavorato a Murano nelle vetrerie e là ha incontrato la mamma e si erano fidanzati ed io son qua… per causa di Venezia. Mio nonno era stato pure alle vetrerie a lavorare e quando veniva al pascolo; io ho fatto anche il pastore da ragazzo, ci parlava di Venezia e per essere espressivo diceva: Noi qui leghiamo la capra all’albero, laggiù legano le gondole ai pali; così ebbi una prima idea di Venezia in questa maniera”. Inoltre, nella prima omelia il neo Patriarca Luciani, in San Marco, l’8 febbraio 1970 richiama ancora una volta il metodo che Dio va attuando e all’aiuto che egli concede “anche a chi vale poco”. Poiché: “Dio, infatti, certe cose grandi ama talvolta scriverle non sul bronzo o sul marmo, ma addirittura sulla polvere, affinché se la scrittura resta, non scompaginata o dispersa dal vento, risulti chiaro che il merito è tutto e solo di Dio”».

Come fosse un membro della famiglia

Ma perché il titolo “Un Papa inatteso”? Non perché non fosse conosciuto, ma perché totalmente diverso da ciò che si poteva prevedere. Non si attende Albino Luciani stesso di essere eletto; e inatteso è per la gente radunata in Piazza San Pietro e davanti agli schermi di tutto il mondo, il doppio nome che si è dato, scelta mai compiuta prima nella storia. Il giorno dopo la sua elezione quanti lo ascoltano vedono “tutto l’uomo” Luciani e percepiscono l’inatteso e, in un certo senso, dirompente linguaggio della quotidianità con cui si rivolge loro prima dell’Angelus. Sentono il Papa parlare come un membro della propria famiglia. Inatteso ed emozionante è il modo in cui conduce le udienze generali, in esse applica appieno i paradigmi da lui tanto raccomandati per trasmettere la Parola, per sbriciolare i concetti più complessi, renderli comprensibili e far breccia nei cuori. Loris Serafini, direttore della Fondazione e del Museo-Casa Natale di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I di Canale d’Agordo, sottolinea: «Che l’insegnamento del Beato Giovanni Paolo I, fatto conoscere a varie città del Veneto in questo periodo difficile, ma anche pieno di attesa, sia davvero di consolazione per quanto visiteranno questa mostra. Un richiamo costante è alla virtù della Speranza, una delle “stelle” scelte nel motto episcopale del Beato Albino Luciani, le cui parole sono ancora più vibranti in questo nostro mondo così pieno di minacce, morte, guerra». «Che cosa ha da dire al tempo odierno, a noi, la vita di Albino Luciani? Da queste domande – riflettono il prof. Giovanni Bresadola ed Ermanno Benetti, di Rivela – siamo partiti per realizzare il percorso. Scavando nella sua quotidianità, anche precedente al Pontificato. E abbiamo trovato sì un uomo semplice, ma – cosa davvero sorprendente – un uomo di teologia, un grande intellettuale, di cultura, ma soprattutto un uomo curioso, che si interessava di ogni cosa. Che ha cercato di comunicare a tutti e in tutti i modi che il senso della realtà è Gesù». «Siamo felici – conclude Roberta Di Mambro, Guardian Grando della Scuola di San Teodoro – di offrire i nostri spazi espositivi a questa mostra perché Papa Luciani, pur essendo stato nostro patriarca per poco tempo, ha lasciato un’importante traccia».

Autore:

Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!