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Meningite: una malattia da conoscere per prevenirla

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di Maurizio Scassola, medico di famiglia in pensione

Ogni tanto sulla stampa rimbalza la notizia di un caso di meningite: l’ultimo dalle nostre parti, poco dopo la metà di gennaio, uno studente sedicenne, ricoverato d’urgenza prima all’ospedale di Oderzo, poi in quello di Treviso, con immediata profilassi scattata per 121 persone tra familiari, compagni e amici. Le malattie batteriche invasive, in particolare le meningiti e le polmoniti, hanno un grande impatto sulla salute delle persone e sono spesso complicate da quadri clinici gravi.

La malattia è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi: la forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara, ma estremamente più seria, può anche avere conseguenze fatali e dare origine a epidemie. I batteri che più di frequente sono responsabili di malattie importanti – ma prevenibili con la vaccinazione – sono Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae (emofilo).

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Come si diffonde la meningite tra esseri umani

La diffusione di questi patogeni avviene tramite contatti con persone ammalate, ma solo nello 0,5% dei casi, o attraverso portatori sani che li ospitano a livello delle prime vie respiratorie, naso e faringe. Possono quindi essere trasmessi ad altri individui attraverso le goccioline emesse durante la respirazione quando si parla, si tossisce o si starnuta, se le persone sono a meno di un metro di distanza.

Ecco il motivo per cui definiamo invasive queste patologie: perché si trasmettono velocemente all’interno dell’organismo e colpiscono diversi organi e tessuti. Sono più facilmente trasmissibili da uomo a uomo quanto più viviamo in luoghi affollati con spazio interpersonale limitato. I primi, banali, suggerimenti pratici – che ormai, dopo la pandemia da Covid-19, dovrebbero essere entrati nel nostro DNA – sono: usare i fazzolettini di carta usa e getta quando tossiamo o per liberare il naso dalle secrezioni e lavarci spesso le mani.

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Quali sierogruppi di meningococco danno forma a meningite?

Il meningococco, che fuori dall’organismo sopravvive solo per pochi minuti, è ospite delle alte vie respiratorie, naso e gola, spesso di portatori sani e asintomatici. La sua presenza non è correlata direttamente a un aumento del rischio di meningite per lo stesso portatore. Se ne conoscono 13 diversi sierogruppi – semplificando, per sierogruppo, possiamo intendere: microrganismi della stessa famiglia che sviluppano anticorpi diversi, quindi con un’immunità differente – ma solo 6 di questi risultano causare meningite: A, B, C, Y, W135 e, più raramente, X. In Italia e in Europa i sierogruppi più frequenti sono B e C.

I sintomi iniziali sono simili a molte infezioni batteriche o virali con febbre anche elevata, dolori articolari (artralgie) e muscolari (mialgie), cefalea, spossatezza, sintomi respiratori (rinofaringite, tosse). In circa il 10% dei casi la malattia presenta un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore. Il meningococco, infatti, può causare una sepsi meningococcica, cioè la diffusione della infezione attraverso il sangue, con un decorso fatale. Il tempo di incubazione, cioè l’intervallo tra l’infezione e la comparsa dei sintomi, è di 2-10 giorni.

Come evitare un'epidemia di meningite da meningococco

I malati di meningite sono considerati contagiosi fino a 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è bassa e i casi secondari, la trasmissione della malattia a persona sana, sono rari. Il meningococco può, tuttavia, dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici e che vengano subito allertati gli organi di vigilanza: le aziende sanitarie e il Ministero della Salute.

L’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni – con con un’alta frequenza del sierogruppo B – e in particolare nel primo anno di vita, quando supera i 4 casi per 100mila. L’incidenza si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni per diminuire poi con l’avanzare dell’età. L’informazione sul sierogruppo, che si ricava da prelievi per test di microbiologia, permette di valutare la quota prevenibile con i diversi vaccini disponibili sul mercato italiano. Molto si può fare nel campo della prevenzione delle malattie infettive, per impedire che insorgano: i tanti vaccini disponibili sul mercato, infatti, sono uno degli interventi più efficaci e sicuri per la salute, con pochi effetti collaterali e di scarsa rilevanza. Non bisogna averne paura.

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