
Tutela e salvaguardia al posto della quantità. È questo il nuovo mantra della Procuratoria di San Marco che, dopo qualche mese dall’introduzione della riforma degli accessi, traccia un primo bilancio che segna una svolta storica per il cuore monumentale di Venezia. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2025, tra Basilica e campanile di San Marco i visitatori sono scesi da 3,4 milioni a poco meno di 3 milioni (2.955.414 per l’esattezza). Un calo voluto e fortemente cercato dalla Procuratoria, che ha scelto di “limitare” gli ingressi per evitare le code in Piazza, che si formavano in attesa di entrare nella cattedrale veneziana, e per scongiurare il rischio che i numeri eccessivi che tendevano ad essere raggiunti negli orari di punta continuassero a incidere negativamente sulla qualità della visita. La scelta è stata dunque quella, da luglio scorso, di rendere la bigliettazione esclusivamente online, mettendo a disposizione una serie di slot – con varie fasce orarie di riferimento – che il visitatore può selezionare fino a disponibilità esaurita. Il calo dei visitatori non ha tuttavia scalfito la solidità finanziaria dell’ente: gli incassi restano stabili, sopra la soglia dei 20 milioni di euro. Il segreto di tale equilibrio risiede nel nuovo sistema di tariffazione partito proprio a luglio 2025.

Il ticket “base” per la Basilica è passato da 6 a 10 euro. Un aumento di 4 euro che non finisce però interamente nelle casse della Procuratoria: ben 3,50 euro vengono infatti destinati alla Diocesi per sostenere il circuito Chorus. Grazie a questo accordo, è stato possibile garantire l’accesso gratuito a 40 chiese veneziane, alcune delle quali riaperte dopo essere state sottoposte a importanti restauri. Il “biglietto marciano” è diventato così una sorta di pass culturale integrato che include, oltre alla cattedrale della città, la Basilica di Torcello, la Pinacoteca Manfrediniana e la Sacrestia monumentale della Salute. Per il primo procuratore di San Marco, l’avvocato Bruno Barel, quello raggiunto è un obiettivo pienamente centrato. La riduzione dei flussi è dovuta a due fattori principali: oltre alla limitazione degli accessi in Basilica – ora non possono esserci più di 400 persone contemporaneamente – messa in atto grazie ad una serie di slot orari, la chiusura del campanile di San Marco per due mesi (tra gennaio e febbraio 2025) per interventi urgenti di manutenzione straordinaria e sostituzione dell’argano di sollevamento dell’ascensore, con perdita di circa 100.000 accessi. L’aumento del costo del biglietto d’ingresso ha consentito inoltre una notevole crescita delle visite gratuite o scontate. Le prime, in Basilica, sono passate da 127.480 nel 2024 a 168.639 nel 2025. Le seconde, invece, da circa 20.000 a quasi 174.000. E ancora, sul fronte del campanile, il salto è stato da 18.493 a circa 35.000 e da 1.971 a 52.958.

Lo sguardo della Procuratoria è già rivolto al futuro. Entro l’anno scolastico 2026-2027 prenderà il via “I viaggi della bellezza”, un progetto a costo zero per portare gli studenti delle scuole secondarie del Veneto a visitare le meraviglie della Basilica. «Vogliamo che questa esperienza sia parte della loro formazione», spiega Barel, annunciando un incontro con le banche venete per arrivare a finanziare le gite scolastiche. Sul fronte strutturale, però, non mancano le sfide. È stato da poco deliberato un intervento urgente per la messa in sicurezza delle colonne del Portale Maggiore della Basilica. «Dispiace dover rimettere i ponteggi proprio ora che la facciata era stata liberata dopo lungo tempo – evidenzia Barel – ma la tutela del monumento viene prima di tutto». Poi un segnale di collaborazione istituzionale: il campanile di San Marco ospiterà gratuitamente le sirene d’allarme del Comune.

In una città dove trovare un alloggio a prezzi accessibili è diventata un’impresa assai ardua, ecco che la Procuratoria scende in campo con una contromisura concreta. Il complesso di Sant’Apollonia cambierà parzialmente volto, per diventare una foresteria dedicata ai dipendenti e ai collaboratori della Basilica. Il progetto, illustrato dall’avvocato Barel, prevede il recupero di vecchie residenze un tempo abitate da sacerdoti, per trasformarle in monolocali con bagno privato. L’obiettivo è duplice: attrarre talenti, facilitando l’arrivo (e la permanenza in città) di professionisti d’eccellenza che non risiedono in Laguna, da impiegare proprio nei restauri di cui la Basilica necessita. E tutelare i lavoratori, offrendo una soluzione a chi già opera per la cattedrale veneziana, ma che risiede fuori città o addirittura fuori provincia, o che fatica a competere con il mercato delle locazioni turistiche. «Dobbiamo tenere cari questi professionisti: sono un patrimonio umano preziosissimo per la Basilica», le parole di Barel, citando il caso di una restauratrice romana in difficoltà nel reperire alloggio in centro storico. Due camere sono già pronte; altre 3 seguiranno dopo gli interventi di adeguamento necessari. Il canone sarà rigorosamente calmierato, calcolato in base alle dimensioni dell’alloggio e proporzionato allo stipendio del lavoratore. Mentre gli spazi saranno assegnati a rotazione: i pendolari potranno fermarsi anche solo per alcune notti a settimana, in base al loro bisogno, mentre per chi viene da più lontano sono previsti – se necessario – soggiorni di 6 mesi (eventualmente prorogabili) in attesa di una sistemazione definitiva.
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