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Addio ad Augusto Gentili: una vita di studi dedicati a Tiziano

Storico dell’arte tra i massimi esperti di pittura veneziana del Quattrocento e del Cinquecento ed in particolare grande studioso di Tiziano, aveva insegnato a Ca’ Foscari. Il suo ultimo saggio è dedicato agli elementi botanici presenti nella Pala Gozzi, ora esposta a Pieve di Cadore

E’ scomparso a Roma all’età di 82 anni il prof. Augusto Gentili, storico dell’arte tra i massimi esperti di pittura veneziana del Quattrocento e del Cinquecento ed in particolare grande studioso di Tiziano. Aveva insegnato storia dell’Arte veneta all’Università La Sapienza di Roma dal 1983 al 1997 e poi all’Università Ca’ Foscaria Venezia dove aveva svolto la sua attività di docenza in storia dell’arte moderna dal 1997 al 2013, diventando maestro di intere generazioni di storici dell’arte. Insigne critico d’arte, fu anche socio dell’Ateneo Veneto e membro della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore. Il suo lavoro andava oltre le aule universitarie, dove aveva formato centinaia di studenti e di studiosi. «Non è facile riassumere la vita di uno studioso – sottolinea il prof. Giovanni Maria Fara, collega e Direttore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali. – Gentili nella sua attività di insegnamento e di ricerca si è interamente dedicato all’indagine storico-documentaria e iconologico-contestuale, concentrandosi soprattutto sulla pittura veneziana del Quattrocento e Cinquecento, con interessi anche verso problemi di teoria, metodologia e storia della storiografia artistica» ricorda Fara. Nella sua attività di critico ha sempre sottolineato come l’opera non sia da considerare come oggetto isolato, ma al centro di relazioni culturali e simboliche essenziali per l’approccio interpretativo.

Diede nuovo slancio agli studi sul ‘500 veneziano

Gentili era stato l’artefice della rinascita degli studi sulla Venezia del ‘500. Aveva infatti fondato nel 1991, la rivista periodica semestrale “Venezia Cinquecento. Studi di storia dell’arte e della cultura”, che era da lui diretta e curata. La rivista è stata uno dei luoghi privilegiati del rinnovamento diffuso degli studi sulla cultura figurativa veneziana: «Realizzò 50 numeri, dal 1991 al 2015, per un totale di circa 10000 pagine e oltre 3500 immagini relative alla grande stagione rinascimentale veneziana» ricorda Fara. E continua: «La sua eredità intellettuale passa anche attraverso i molti allievi che ora insegnano a scuola, nelle accademie, negli istituti di cultura e nelle università, in Italia o all’estero, o ricoprono importanti incarichi nella tutela e conservazione del patrimonio artistico». Alcuni allievi, in occasione del suo ottantesimo compleanno, gli avevano anche dedicato il libro celebrativo “Giardino di conversazioni. Scritti in onore di Augusto Gentili”, edito da Bardi nel 2023. «Fra questi c’era anche la collega Valentina Sapienza, che dal 2018 insegna a Ca’ Foscari» sottolinea Fara.

Una bibliografia di trecento titoli: l’ultimo saggio scritto per la mostra di Tiziano a Pieve

Nel corso della sua carriera Gentili aveva pubblicato numerosi studi su artisti fondamentali della tradizione figurativa italiana, vantando una vasta bibliografia di circa 300 titoli dedicati a Mantegna, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Giorgione, Sebastiano Luciani, Savoldo, Paris Bordon, Tintoretto e Paolo Veronese. Ma il pittore al quale ha senz’altro dedicato gli studi di una vita è stato Tiziano, dai primi saggi con lo studio ancora giovanile “Da Tiziano a Tiziano. Mito e allegoria nella cultura veneziana del Cinquecento”, edito da Feltrinelli nel 1963 e poi ristampato nel 1980 da Bulzoni, passando per la monografia della piena maturità “Tiziano” del 2012, fino al più recente “Tiziano. La sensualità del colore” del 2023. Significativa anche la raccolta di saggi, tra cui “La bilancia dell’arcangelo. Vedere i dettagli nella pittura veneziana del Cinquecento” edito da Bulzoni nel 2009, rappresentativo di metodi e strumenti sviluppati in tanti anni di ricerca. Di ottobre 2025 è anche il suo ultimo libro “Ritratti al dettaglio. Venezia e dintorni, 1500 – 1575”, pubblicato da Bulzoni, e recente è il contributo “Pittura infinita di Tiziano” apparso nel catalogo della mostra “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” inaugurata il 15 gennaio presso la Pinacoteca Capitolina. La sua ultima fatica l’aveva dedicata proprio al pittore cadorino contribuendo con il saggio “Tiziano en plein air” al catalogo della mostra “Titianus Cadorinus. La Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone a confronto”, inaugurata proprio ieri, giovedì 22, nel palazzo della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore (leggi qui), che offre un approfondimento culturale e artistico di rilievo con l’esposizione della Pala Gozzi in occasione dei 450 anni dalla morte del pittore e dell’inizio delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026, ponendo Pieve di Cadore al centro del territorio montano, anche grazie alla riapertura della casa natale di Vecellio, appena restaurata (leggi qui). Il testo, diventato una sorta di testamento storico-critico, riassume la filosofia del suo sguardo, nel soffermarsi sui particolari delle opere. Infatti, nel suo ultimo scritto realizzato per il catalogo della mostra analizza il paesaggio tizianesco e si interessa in particolare circa il significato degli elementi botanici presenti nella Pala Gozzi, realizzata da Tiziano nel 1520 durante la maturità artistica.

Il ricordo di Bernard Aikema: «Si interessava al contesto in cui nasceva un’opera»

Durante l’inaugurazione della mostra a Pieve di Cadore, infatti, l’ideatore Bernard Aikema, collega e amico di Gentili, all’auditorium Cos.Mo. ha chiesto al pubblico di mettersi in piedi e di fare un minuto di silenzio. «Io e Augusto ci siamo conosciuti la prima volta 46 anni fa in occasione dell’epocale convegno su Lorenzo Lotto del 1980. Ci siamo subito riconosciuti nel metodo, in quanto non eravamo interessati tanto ed esclusivamente in questioni di attribuzione e di esaltazione formale, ma bensì al contesto culturale di cui fa parte un’opera e che magari la determina. – ricorda Aikema – Un lungo discorso che abbiamo sempre fatto e portato avanti» dice, ricordando che era anche nel consiglio della rivista che Gentili aveva creato. Erano anche molti amici: «Per molti anni con mia moglie abbiamo fatto le vacanze estive al lago di Bracciano e visto che Augusto, essendo romano, aveva la casa a Frascati, ogni estate facevamo tappa da lui per una grande mangiata in cui parlavamo di tutto».

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