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Al via il restauro del soffitto di Tiziano

Il progetto di restauro sulle 19 tavole, promosso dalle Gallerie dell’Accademia e da Save Venice, potrebbe portare a nuove ipotesi ricostruttive

In vista del 450° anniversario della morte di Tiziano Vecellio, che si celebrerà nel 2026, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e il Comitato americano Save Venice hanno deciso di promuovere un nuovo progetto di restauro dedicato alle diciannove tavole realizzate dal pittore alla fine degli anni ’40 del ‘500 per decorare il soffitto della Sala dell’Albergo Nuovo della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. I pannelli raffigurano i simboli dei quattro Evangelisti affiancati da sette teste di putti alati e otto mascheroni composti da quattro teste di satiri e quattro teste femminili. I dipinti erano inseriti in una cornice lignea finemente intagliata e dorata e circondavano una grande tela raffigurante “San Giovanni Evangelista a Patmos”, oggi conservata alla National Gallery of Art di Washington. Nel1806, in seguito alle soppressioni napoleoniche, il soffitto fu smantellato e la sua struttura lignea distrutta, mentre i dipinti furono trasferiti all’Accademia nel 1812. Visto che tutti dipinti sono sopravvissuti, gli studiosi sono in grado di creare la disposizione originale delle opere. Oggi gli studiosi concordano sul fatto che Tiziano abbia preparato i progetti iniziali prima della partenza per Roma nel 1545-1546, lasciando l’esecuzione della decorazione del soffitto alla sua bottega. La riflettografia ad infrarossi tuttavia complica l’ipotesi tradizionale e apre nuove e intriganti piste di indagine. Per la qualità della pittura si ipotizza infatti che Tiziano abbia completato la decorazione del soffitto dopo il suo viaggio a Roma. Ipotesi, questa, supportata dalla struttura iconografica del soffitto che richiama le strategie compositive degli affreschi di Michelangelo.

L’intervento di restauro

Il restauro provvederà a rimuovere gli strati di vernice deteriorati che oscurano la tavolozze, consolidare le aree con sollevamenti pittorici e reintegrare le lacune. Tutti interventi volti a recuperare la coerenza visiva delle opere per garantirne la corretta leggibilità. «Il restauro sarà un importante occasione si approfondimento scientifico, anche perché in vent’anni molti sono i lavori tizianeschi fatti da Save Venice, tra gli ultimi e più significativi quello sulla pala dell’Assunta ai Frari» dice Davide Gasparotto, membro del consiglio direttivo di Save Venice, spiegando che queste opere fanno parte di un momento importante della carriera di Tiziano, che Pallucchini chiama della “crisi manierista”, in cui il pittore si confronta con l’illusionismo spaziale. «Le tavole, la cui esecuzione sembra essere condotta con movimenti veloci, presentano spessi ritocchi pittorici anche con andamenti diversi, e quindi presumibilmente realizzati in momenti diversi» sottolinea Francesca Bartolomeoli, restauratrice delle Gallerie dell’Accademia. Le stesure soprammesse presentano una complessità stratigrafica che crea fenomeni di interferenza nella lettura dei soggetti, inoltre influenzano la stabilità del colore: «Ci sono infatti ampie aree con sollevamenti della pellicola pittorica. Questo è molto evidente nelle tavole con i simboli degli evangelisti». Sulle tavole inoltre sono evidenti caratteristiche del supporto ligneo, in particolare i nodi, che creano diverse fessurazioni: «Questo sembra essere dovuto ad una scarsa qualità del supporto ligneo, che pare essere di conifera anziché in pioppo» spiega la restauratrice. 

Diverse ipotesi di ricostruzione

«Era da tanto che volevamo portare a casa questo intervento – commenta Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia – Non poteva esserci occasione migliore per un intervento di restituzione che il riallestimento del soffitto durante l’anniversario tizianesco» dice, spiegando che la ricostruzione verrà fatta nella sala adiacente a quella della ricostruzione del soffitto di Vasari del 1542, di cui quello tizianesco databile intorno al 1547 – 48 è in stretta continuità cronologica. «L’impegno di Save Venice verso le Gallerie è molto importante, non solo per le emergenze artistiche ma per interventi sistematici nella valorizzazione di intere sale con l’adozione di cicli come quello di Sant’Orsola o della Vera Croce» ha detto Manieri Elia, sottolineando che le Gallerie stanno lavorando molto sul rilancio del Laboratorio di restauro alla Misericordia che sta diventando sempre più luogo avanzato per studi e ricerche. «Avvalendoci anche dell’esperienza maturata nella ricostruzione del soffitto di Vasari, siamo fiduciosi di poter giungere ad una ipotesi di restituzione critica e grafica avanzata del soffitto, forse non del tutto coincidente con quelle precedentemente fornite dai citrici, vista la conoscenza materiale che oggi abbiamo del soffitto. Anche per quello di Vasari eravamo andati oltre le ricostruzioni di carattere critico».

Ma è certo che le tavole siano in totale 19?

Poi il direttore si esprime sul numero delle tavole del soffitto: «Essendo 19, la disparità ha fatto sempre pensare mancasse qualcosa. In particolare le coppie di cherubini sono 3, non 4 come le altre tavolette, visto che in totale ne risultano 7 e parrebbe mancarne uno. Proprio a questo riguardo, nella tarda primavera dell’anno scorso, due mercanti inglesi hanno contatto le Gallerie dicendo che erano in possesso di una tavoletta, acquistata come dipinto fiammingo, raffigurante due cherubini di misura compatibile con il soffitto tizianesco, che ora dovrebbe essere in restauro.  «Una faccenda intrigante tutta da indagare» sottolinea Manieri Elia, che però tiene i piedi per terra, tenendo conto degli elementi che invece non seguono questa linea interpretativa, visto che Pietro Edwards, che vide le opere, non parla mai di più di 19 opere. Inoltre, quelle realizzate sono tutte tavolette diverse: «Sappiamo che a Tiziano piaceva cambiare e ritrarre i personaggi uno diverso dall’altro. L’opera dei collezionisti inglesi invece riprende alla lettera i due cherubini. In varie ricostruzioni grafiche poi, gli studiosi hanno notato che il soffitto dove le opere erano esposte era irregolare e questo potrebbe aver causato una difficoltà nella collocazione simmetrica delle tavolette. – e conclude Manieri Elia – Confidiamo oggi sul fatto che, grazie alle indagini diagnostiche e all’intervento di restauro, diventi possibile aggiungere nuovi argomenti sull’autografia di Tiziano e sulla tavoletta che pare essere mancante».

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