
«Il mio amore per il presepe parte da lontano, è nato già da quando ero piccolo e con mio padre nel paesino di Varano Borghi, in provincia di Varese, andavamo a prendere il muschio nei boschi e io mi divertivo a sistemare le statue». Padre Oreste Franzetti racconta così come è nata la sua passione che è anche la sua “professione” secondaria dopo la vita religiosa come frate francescano: «Oltre a quello di Mestre, che realizzo ininterrottamente da 40 anni, precisamente dal 1985, costruisco da zero circa 30 presepi l’anno, non mi fermo (quasi) mai, lo faccio sia perché mi piace e trovo che sia il miglior strumento per far vivere la natività a tutti, grandi e piccoli, ma anche perché con il ricavato della vendita finanziamo le missioni del convento in cui sono impegnato a Gorizia».
«Sono entrato nel Convento dei Cappuccini di Mestre nel 1981 e realizzare il presepe era già una tradizione consolidata – racconta il religioso – è un’opera grande e articolata che attrae moltissimi visitatori. Per me che amavo già i presepi, non è stato difficile avvicinarmi ai frati che se ne occupavano, apprendendone le tecniche e i segreti del mestiere, dalla gestione della luce per scandire il ritmo del tempo, alla scelta e alla lavorazione dei materiali. Da lì in poi in tutti i conventi dove sono stato ho proseguito con questa tradizione, allestendo natività a Bassano del Grappa, Castelmonte, Gorizia, Lendinara, Padova e Verona. Costruire un presepe è qualcosa di speciale perché via via lo si vede nascere e attorno al fulcro della natività si dà forma a tanti dettagli che ne arricchiscono e potenziano il racconto. E’ faticoso ma riuscire a dare emozioni compensa tutto l’impegno».

«Dopo il mio arrivo come sacrestano della chiesa in via Olivi ho quindi iniziato ad avvicinarmi al gruppetto di ragazzi che con Padre Sigismondo Lazzarin si occupavano del presepio – spiega il francescano – io avevo iniziato ad aiutarli ma si occupavano loro del grosso. Poi i ragazzi sono cresciuti e ci siamo ritrovati solo io e Fra’ Danilo, così ho dato continuità a questa tradizione per un impegno che quest’anno compie 40 anni ininterrotti, un bel traguardo e un compito che mi lusinga, visto che il Convento continua a chiamarmi anche se non ci vivo più da molti anni. In origine poi la sala dove viene ospitato veniva utilizzata per allestire delle mostre, quindi non solo bisognava smontare il presepe ma anche tutta l’impalcatura in legno che lo sorregge e l’impianto elettrico che lo alimenta, un gran lavoro, oggi invece l’allestimento è un po’ più semplice, ma è emozionante come la prima volta».
«Quando ho dovuto trasferirmi infatti – aggiunge – i confratelli mi hanno chiesto se volevo continuare a farlo perché si fidavano di me, così con l’avvallo dei miei superiori, tutti gli anni da Gorizia torno a Mestre solo per allestire il presepe. Di solito mi bastano un paio di giorni, grazie al fatto che la base resta fissa infatti il lavoro è semplificato e poi ricevo il valido aiuto di Fra’ Leopoldo, che nonostante abbia una certa età, non si tira indietro a darmi il suo contributo. Anche io però non sono più un ragazzino, ma la passione non mi manca e finché si può sono felice di contribuire a tenere viva questa tradizione che a Mestre è molto forte. Mi piacerebbe però trovare un allievo che potesse apprendere l’arte del presepista e che abbracciasse questa eredità che sarebbe un vero peccato abbandonare».

«Quando parto da zero per realizzare un presepio cerco di trovare un’idea di base – spiega Padre Oreste – l’ispirazione può partire anche da una foto che ritragga la natura o da un altro presepe, ma la variabile principale sono le dimensioni, per quelli più piccoli sui 40X30 centimetri mi sono fatto ispirare anche da qualche quadro, ma spesso ricorro anche all’istinto, sperimentando con i colori, anche se non sono un pittore! Diciamo però che ci sono alcuni fondamentali quali per esempio il fatto che la rappresentazione della natività deve sempre avere un riparo e il resto della scena, che fa da contorno, deve portare l’attenzione al punto focale della culla del bambin Gesù. I lati e il fondale poi devono sempre essere presenti per chiudere questa scena o in alternativa, in quelli più piccoli, si realizza molto paesaggio in modo che tutta l’attenzione venga veicolata al cuore del presepe».
«A livello di elementi cerco di inserire effetti di luce – prosegue nel racconto – a Mestre oltre all’acqua e al fuoco simuliamo anche la caduta della neve e in passato ho sperimentato anche con la pioggia, ci siamo dotati di apparecchiature apposite anche se per me la cosa più bella che può apparire nel cielo sono gli angeli, non mancano mai come elemento nei miei presepi di grandi dimensioni. Siamo anche diventati sostenibili cambiando quasi tutte le luci a led a basso assorbimento energetico e a livello di personaggi oltre alle statuine standard, abbiamo aggiunto quelle a movimento, realizzate da una ditta di Recanati, che Fra’ Leopoldo teneva tanto a inserire. Un’altra caratteristica dei miei presepi è poi la presenza di pecore, è un po’ la mia firma, fra i maestri presepisti mi riconoscono subito quando partecipo alle mostre, ne inserisco fino a 20 su quelli piccoli, amo mostrare greggi grandi, sia perché sono animali che mi sono sempre piaciuti, mi ricordano quando a casa mia da ragazzo andavo di corsa a vederle quando le sentivo passare in periodo di alpeggio, che perché hanno un’importanza simbolica, con l’agnello che si rifà a Gesù».
«I bambini impazziscono per gli effetti speciali come il passaggio fra giorno e notte, ma credo che il presepio piaccia molto anche agli adulti – riflette il sacerdote – ai grandi magari sfuggono i particolari, ma nel complesso il messaggio passa ancora. La mia speranza è far venire voglia a tutti di fronte a un presepe, di prendersi qualche minuto e fare una preghierina, la fede non è ancora scomparsa del tutto e il presepe non è solo un’opera da vedere, ma porta con sé la parola di Gesù. Inoltre vedo che è un momento, quello di andare a vedere i presepi, che unisce le famiglie, con tanti nonni e genitori che portano figli e nipoti a scoprirne la magia. Per me oltre che una passione, realizzarli resta un atto di fede, li faccio perché credo che rappresentare l’evento che ha dato inizio al cristianesimo possa essere un modo per comunicarlo agli altri in modo forte».
«Oggi in un momento in cui è tutto fluido, digitale e veloce credo che il presepe abbia ancora più valore – conclude Frate Oreste – oltre alla foto ricordo spero sempre che chi lo vede si porti a casa il significato autentico del Natale, aprendo un po’ il proprio cuore. In una settimana riesco a realizzare fino a 2/3 presepi e sono anche iscritto all’Associazione Italiana Amici del Presepe di Roma, dove anche se siamo tutti di una certa età questa tradizione continua ma purtroppo ci sono pochi giovani che si appassionano alla loro realizzazione, ma esistono corsi aperti anche ai bambini che consentono di apprendere le tecniche di base e padroneggiare i vari materiali come il polistirolo o il più recente e performante polistirene. Si tratta di una bella tradizione nostrana e credo che sia impossibile che scompaia del tutto, resterà sempre un piccolo gruppetto di presepisti che, anche se spesso anche questa attività è contaminata dall’aspetto commerciale, ne mantengono il senso genuino e sincero. A Mestre se si trovasse qualcuno disposto a farlo, sarebbe bello potessi trasmettergli la mia esperienza per assicurare ancora per tanto tempo il presepe dei Cappuccini».
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