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Architettura e overtourism, dialogo a M9 di Mestre

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La quinta edizione di “Translittera” riflette sul turismo di massa con l’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Venezia

Che cosa può fare l’architettura rispetto ai fenomeni complessi che interessano città come Venezia? Può davvero contribuire a gestire e rimodellare l’impatto del turismo di massa sulle città? Ne hanno parlato lo scorso 10 dicembre, presso l’Auditorium Cesare De Michelis di M9, il Museo del ’900 a Mestre, professionisti del settore, studiosi e cittadini nel corso della quinta edizione di “Translittera”, il ciclo di incontri dedicato al dialogo tra architettura, città e società contemporanea. «Con translitterazione applicata al campo architettonico mettiamo in luce processi, percorsi e metodi di pensiero che mostrano soluzioni a cui non si potrebbe arrivare in modo ordinario – ha spiegato Roberto Berardo, Presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Venezia che è organizzatore con la Fondazione APPC di Venezia – in questo modo affrontiamo la nostra professione usando linguaggi che, connessi tra loro, indagati e studiati, e soprattutto resi nostri, alimentano la capacità visionaria di tendere verso il futuro».

Il format, diventato negli anni un appuntamento fisso, permette così di concentrarsi su temi di riflessione avanzata per spingere in là lo sguardo, andando oltre alla comprensione dei fenomeni di oggi, per pensare non solo come affrontarli, ma per definire nuovi scenari. Il protagonista dell’edizione 2025 è stato “GAME / OVERTOURISM, incentrando il dibattito sul fenomeno del turismo di massa e sulle ricadute sui territori, approfondendo strategie, politiche e strumenti progettuali per una gestione più sostenibile delle destinazioni turistiche. L’iniziativa, promossa in partnership con M9 – Museo del ’900, la giornata si è articolata con due sessioni, una mattutina e l’altra pomeridiana, che hanno registrato un’ampia partecipazione, confermando l’evento come un contenitore per il confronto aperto e inclusivo sui temi della rigenerazione urbana e ambientale.

Roberto Berardo: 5 anni di “Translittera”, un bilancio e una traiettoria per Venezia

«Ormai questo è diventato un appuntamento fisso per la nostra comunità – spiega il Presidente dell’Ordine – il set offerto da M9 Museo del ‘900 permette di inserirsi proprio nel luogo adatto a rappresentare la sintesi fra qualità e cambiamento architettonico che si inserisce in modo armonico nel contesto urbano, seppur attraverso un linguaggio stilistico di rottura. Dopo cinque anni è tempo di bilanci e posso dire, senza timore di smentita, che vogliamo che “Translittera” si rafforzi come momento di dialogo aperto al confronto mettendo insieme cultura della città e spazi abitati, in modo partecipativo e trasversale. Ogni anno abbiamo affrontato temi diversi, in relazione al fatto che Venezia e Mestre hanno tante identità differenti ma interconnesse fra loro, così se nel 2021 abbiamo affrontato le aree industriali di Porto Marghera, nel 2022 ci siamo occupati dello spazio come luogo di inclusione e nel 2023 ci siamo interrogati sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale, che oggi sempre più mette in dubbio il nostro ruolo tradizionale di progettisti, mentre nel 2024 ci siamo confrontati sulla crisi climatica».

«Per il 2025 abbiamo invece deciso di porre l’attenzione – prosegue – sul legame fra architettura e attuale contesto turistico, ovvero individuare la capacità di progettare e governare città e territori in modo sostenibile di fronte a un fenomeno complesso come la pressione del turismo di massa e i suo impatti sugli ambienti urbani e sulle attività umane. In questo senso architettura e pianificazione possono essere strumenti fondamentali per governare i processi di trasformazione dei luoghi e degli spazi, riaffermando il bisogno di politiche integrate fra discipline differenti in grado di tutelare e avere impatti positivi su residenzialità, identità dei luoghi e qualità della vita delle comunità che li abitano. La giornata di “Translittera” è stata una valida opportunità di riflessione condivisa, che ha fatto emergere l’urgenza di superare la monocultura turistica fin qui subita e di immaginare e applicare modelli di sviluppo più equi, sostenibili e inclusivi per il futuro delle città come Venezia e la sua terraferma, grazie a casi studio internazionali».

La quinta edizione di “Translittera” a M9 di Mestre: GAME/OVERTOURISM

Nella prima parte del convegno nel corso della mattinata sono stati affrontati temi per affrontare la complessa dinamica dei fenomeni turistici, a partire dall’analisi storica dei flussi in Italia e nell’area euro-mediterranea grazie a Annunziata Berrino dell’Università Federico II di Napoli. Si è poi introdotto il tema di definire delle prospettive governance condivisa per le destinazioni turistiche con Anna Moretti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, affrontando anche il tema da una prospettiva culturale; della pianificazione urbana e delle politiche pubbliche grazie a Clara Zanardi, antropologa, Remi Wacogne, ricercatore e docente, Laura Fregolent, Urbanista e docente di Tecniche e pianificazione urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia e Janet Sanz, Vice-Presidente per l’Azione Climatica e l’Agenda Strategica Metropolitana della città di Barcellona. E’ stato dimostrato come i flussi turistici abbiano impatto sulla fisionomia delle città e sulla vita dei loro residenti.

Nel corso del pomeriggio poi è stato dato spazio al racconto di casi studio ed esperienze dal mondo, dando la possibilità ai partecipanti di interrogarsi e confrontarsi su alternative pratiche all’overtourism. Tra i casi presentati la mostra dell’Architekturzentrum di Vienna, presentata da Katharina Ritter, le possibilità di salvaguardare le comunità locali, come quella di Monticchiello, piccolo centro della Val d’Orcia in Toscana raccontate dal giornalista Alessandro Calvi, oltre alle politiche urbane messe in campo a Torino, illustrate dall’Assessore al Turismo e Grandi Eventi Domenico Carretta. Passando alla montagna, Alberto Winterle ha illustrato le criticità dell’overtourism, mentre Alessandro Gabbianelli ha proposto modelli di turismo lento e progettazione del paesaggio nelle aree interne dell’Italia centrale. Infine il comitato Edicola Radio Rivetta ha illustrato buone pratiche e l’applicazione del Regolamento dei beni comuni in contesti segnati da forte pressione turistica. La giornata, iniziata con i saluti istituzionali di Serena Bertolucci, Direttrice di M9 e Museo del ’900, e Roberto Beraldo, Presidente dell’Ordine APPC di Venezia, è stata moderata da Roberto Bosi, docente all’Università degli Studi di Firenze e all’Università Cattolica di Tirana.

Architettura e turismo: come la pianificazione degli spazi può incidere

«Il turismo di massa ha un impatto sulla percezione che turisti hanno dei luoghi che visitano ma anche su quella che i residenti hanno dei visitatori stessi – ha spiegato Berardo – di questo ha una responsabilità anche chi progetta questo tipo di turismo che vede le persone omologate e legate a stereotipi, il tutto alimentato dai social network che con le loro narrazioni un po’ filtrate, rendono un ambiente ordinario una narrazione spettacolare di una città. In questo racconto, che i turisti vogliono vivere in prima persona, i residenti rischiano di essere solo delle comparse per certificare che quel luogo sia “vivo”, ma che in concreto si trovano loro malgrado a “resistere” a vivere in spazi sacrificati alla monocultura turistica, con impatti notevoli non solo su come si fruisce di un luogo, ma anche degli spazi abitativi che restano a disposizione di chi sceglie di viverlo tutto l’anno e non solo di visitarlo».

«E’ necessario quindi affrontare il tema con nuove politiche abitative che tengano in considerazione la residenzialità e il lavoro, preservando identità e qualità della vita – conclude – il tema dell’overtourism è tanto urgente quanto trasversale, si è spostato anche fuori dalle metropoli o dalle città d’arte, invadendo anche territori più naturali. Il flusso delle persone mette in discussione il futuro delle città, andando a toccarne gli equilibri sociali, economici e residenziali. Città come Barcellona o Vienna hanno avviato iniziative per contenere il fenomeno proteggendo gli spazi per i residenti, mettendo in campo strumenti urbanistici per affrontare il turismo di massa. Forse quello che va ripensato però è il concetto stesso di “vacanza”, che da pratica estrattiva di senso per i territori e di creatrice di costi senza un adeguato ritorno per le comunità residenti, dovrebbe riuscire a rispettare luoghi e residenti e, perché no, portare valore. In questo senso anche l’architettura può dire la sua, attraverso la capacità di elaborare strategie innovative e durature, capaci di coniugare accoglienza e residenza, sviluppo e tutela, redditività e giustizia sociale».

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