
Vasi con fiori costituiti da un insieme di murrine. È solo una delle tante declinazioni che la ditta Fratelli Toso seppe coniugare nella produzione del vetro. La murrina è infatti il fil rouge che la vetreria seguì negli anni, facendola diventare suo baluardo di originalità in campo vetrario. Questo è quanto merge visitando la mostra “Fratelli Toso. Storie di fabbriche. Storie di famiglie” allestita fino al 24 novembre al Museo del Vetro a Murano, per celebrare il 170° anniversario della fondazione della ditta, a cura di Chiara Squarcina e Caterina Toso, erede della famiglia giunta alla sesta generazione. La retrospettiva pone l’accento sulla produzione più rappresentativa del ‘900 attraverso opere in vetro, di cui molte realizzate con le murrine, schizzi originali, bozzetti, fotografie e documenti d’archivio custoditi dalla famiglia, in cui merge come l’impresa famigliare fu capace di coniugare tradizione e innovazione, artigianato e design, rinnovandosi nella produzione e nello stile di generazione in generazione. In mostra oltre 250 pezzi ripercorrono la storia imprenditoriale della storica vetreria, fondata nel 1854 e rimasta attiva sull’Isola fino agli anni ’80. La fornace artistica fu la prima ad avviarsi sul mercato dopo la profonda crisi che aveva colpito Murano nel primo ‘800. L’attività iniziale della fornace si basò principalmente sulla replica e sull’imitazione degli stili dei secoli precedenti, rievocando i fasti del Rinascimento e del Barocco. Nel 1864 partecipa e vince la medaglia d’oro alla Prima Esposizione Vetraria Muranese, allestita proprio al Museo del Vetro di Murano, per cui realizza un monumentale lampadario, oggi parte della collezione del museo.

Di decennio in decennio si vede come la fornace cambia la produzione, i colori e lo stile, sempre eclettico. Fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale le realizzazioni si concentrano su modelli in stile antico e moderno e sulle celebri serie “Fenicio” e “Floreali”, attuando diverse collaborazioni con artisti internazionali come Hans Stoltenberg Lerche, artista svedese appassionato di arti applicate e profondamente influenzato dallo spirito dell’Art Nouveau: «Lui disegnò una serie opere esposte unicamente alla Biennale d’Arte del 1912» spiega Caterina Toso, dicendo che negli anni ’20 la fabbrica avviò un’estetica più sobria e sofisticata con la realizzazione di vetri soffiati leggeri, essenziali nelle forme e nelle decorazioni, in linea con il gusto déco allora emergente. «Tra questi spiccano alcuni modelli disegnati da Guido Cadorin e, nel decennio successivo, da Vittorio Zecchin che realizza calici sottilissimi, caratterizzati da steli allungati e minuscole foglie stilizzate applicate ai lati, che furono presentati alla Biennale d’Arte del 1938». Nell’edizione successiva del ‘40 sempre alla Biennale furono esposti anche una serie di oggetti soffiati dalle fome naturalistiche che testimoniano una ricerca di equilibrio tra natura, forma e trasparenza.

Sempre negli anni ‘30 entrano a far parte della produzione anche vetri più materici, come i pulegosi, gli incamiciati e le paste vitree, mentre torna a intensificarsi la sperimentazione della murrina. Tra i risultati più originali si distinguono i Mutras e i Marmorini, dal grande impatto visivo, con stratificazioni cromatiche e forme irregolari che, rompendo volutamente con la composizione tradizionale, cercano nuovi effetti scultorei.«Tra tutte produzioni le tecniche sui cui la Fratelli Toso si è specializzata nel corso degli anni sicuramente la più rappresentativa, distintiva e iconica è stata quella della murina. Le piccole murrine del secolo scorso e la rielaborazione di quelle moderne degli anni ’50, lasciano poi posto alle murrine più eteree e trasparenti degli anni ‘60 in linea con lo stile minimalista dell’epoca in cui il colore tende a scomparire» spiega Caterina Toso. Con la direzione artistica di Ermanno Toso, infatti, nel dopoguerra la vetreria rinnova la tecnica della murrina in chiave moderna, creando opere di grande forza espressiva. Insieme a lui lavorarono firmando pezzi eleganti e contemporanei Pollio Perelda e Rosanna Toso, unica donna a ricoprire un ruolo manageriale nella storia della ditta: «Lei è stata in grado di recuperare la tecnica della murrina rinnovandola ma è stata anche la miglior interprete dello stile minimalista in vetro degli anni ’70, con linee essenziali, leggere e semplici dove, attraverso il rifiuto del colore, predominano il bianco e il nero». A partire dagli anni ’70 poi, con Giusto e Renato Toso, la produzione si apre al design per l’arredo e l’illuminazione, con largo impiego di vetro cristallo e monocromatico, trasformando gli oggetti in vere e proprie sculture di luce.
Tutto questo è possibile grazie all’impegno conservativo e di ricerca di Caterina Toso che conserva integralmente l’archivio storico. L’archivio consta di 45 mila modelli per la produzione ordinaria e circa 9 mila fuori catalogo realizzati per grandi esposizioni, compresi 5 mila modelli per lampadari, oggettistica e tavola. «Nel 2016 per due anni abbiamo lo abbiamo scansionato integralmente per metterlo in sicurezza e renderlo fruibile ai ricercatori o agli artisti in cerca di nuove ispirazioni». L’archivio rivela come funzionava la produzione in serie e quella per le grandi occasioni: «La fornace era una realtà semi industriale e nei momenti di produzione ci lavoravano anche cento persone, ma la famiglia era molto numerosa e non c’era bisogno di attingere a manodopera esterna. – racconta Caterina, spiegando che nell’ex fornace, diventata una galleria, espone anche la produzione di tutto il ‘900 – In collezione abbiamo circa 350 pezzi, tra quelli d’arte realizzati per la Biennale e oggetti più commerciali e di design e per la tavola». Tra i ricordi più belli per lei resta la parte produttiva: «La possibilità di poter vedere la produzione dall’inizio fino al prodotto finale è stata per me un privilegio preziosissimo – dice – La fornace è un ambiente molto rumoroso, caldo e caotico ma magico, in grado di produrre cose di una leggerezza ed eleganza incredibili» afferma. «Con questa serie di mostre dedicate alle fabbriche muranesi offriamo l’opportunità di vedere come queste si perfezionassero ed evolvessero la loro estetica. La mostra sottolinea l’importanza che ebbe la Fratelli Toso, le cui creazioni sono presenti in vari musei internazionali» ha detto Chiara Squarcina, Direttrice Scientifica di Fondazione Musei Civici di Venezia e responsabile del Museo del Vetro, ricordando che quella che questa sarà l’ultima mostra temporanea presentata al Museo del Vetro, i cui spazi al piano terra da dicembre, con il progetto di ampliamento del museo, ospiteranno una mostra permanente con la collezione dedicata all’800.
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