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Addio ad Andrea Comoretto, “l’uomo della luce”

Aveva 94 anni ed in città era conosciuto per aver riportato l’elettricità durante l’Acqua Granda del ’66. L’amico ed editore Davide Livieri: «Era un visionario»

È venuto a mancare nella notte di venerdì 3, all’età di 94 anni, “l’uomo della luce”. Andrea Comoretto era da tutti conosciuto per aver riportato l’elettricità a Venezia durante l’Acqua Granda del ’66. Nato nel 1931 ad Artegna in Friuli, giunse in città nel 1952 dove fu per oltre quarant’anni alla gestione dell’impianto elettrico di Venezia e laguna, diventando capotecnico principale dal 1964 fino al 1991, anno in cui raggiunse la meritata pensione. Il soprannome, attribuitogli per le sue imprese nel campo dell’elettricità, gli era stato affettuosamente dato dai bambini di Lio Piccolo quando ancora ad inizio carriera lo vedevano arrivare sulla sua moto per dirigere i lavori che avrebbero portato per la prima volta la luce elettrica nelle loro case. Grazie al suo grande impegno nel lavoro, operando sull’impianto elettrico sotto le tre gestioni succedutesi di Comune di Venezia, SADE-Cellina ed Enel, fu sempre punto di riferimento in città nel risolvere le problematiche locali. Per quasi un trentennio responsabile dell’Ufficio Tecnico degli impianti elettrici di Venezia, nel libro che scrisse nel 2016 “Una vita di lavoro per Venezia”, edito dalla Casa Editrice El Squero, raccontò l’unicità della sua esperienza lavorativa e le battaglie affrontate negli anni per portare in città innovazioni adatte alla specificità di Venezia e delle sue isole, tanto che per molto tempo gli sembrò di vogare «co l’aqua a contraria» come sosteneva e ricorda anche il sottotitolo del libro, visto che per apportare le modifiche da lui proposte ci vollero anche decenni.

L'impegno per la sostituzione delle linee aeree

Appena arrivato in città Comoretto notò subito che le linee aeree costruite a fine ‘800 dal Comune non andavano bene per via dei fili dell’alta tensione che passavano sopra i tetti dei palazzi più alti. Dopo i temporali, infatti, per sostituire gli isolatori guasti bisognava usare scale lunghissime quasi perpendicolari ai muri, molto pericolose per gli operai. I lavori per interrare o sommergere i cavi si svolsero solo tra gli anni ’70 e ’80, visto che il Comune non si decise prima a firmare la cessione delle linee aeree. Comoretto, con i cavi avanzati, negli anni’80 lavorò anche sulla sostituzione delle linee aeree a Pellestrina, considerato l’inquinamento salino che faceva corrodere i pali in cemento che sostenevano le linee. Inoltre grazie a lui vennero realizzati dei cavi sottomarini resistenti alla salinità dell’acqua rivestiti con acciaio inossidabile e guaine in polietilene. Se gli abitanti di Lio Piccolo lo ricordano per aver diretto i lavori che hanno portato per prima volta la luce nelle loro case, Comoretto è da tutti conosciuto soprattutto per aver ripristinato la luce durante l’alluvione del ’66 che mise fuori uso i trasformatori che, invasi dall’acqua, lasciarono Venezia e isole totalmente al buio.

L’Acqua Granda del ’66 e l’innovazione di Comoretto

Per Comoretto la priorità fin da subito fu quella di ridare la linea all’Ospedale Civile e poi a tutti quelli delle isole. Successivamente diede precedenza a negozianti e macellai, ma ci vollero in totale una decina di giorni per riattivare tutte le linee. Era infatti necessario attendere che i trasformatori non danneggiati si asciugassero in modo che non si guastassero con effetto domino. Dopo l’Acqua Granda i trasformatori vennero cambiati con quelli in pcb, sostanza che però poco dopo si scoprì inquinante. Bisognava quindi cambiarli urgentemente ma non c’erano altre macchine che potessero fare quella funzione. Comoretto si mise allora a studiare la realizzazione di una macchina inglobata nella resina così da renderla impermeabile, predisponendo inoltre i contatti della macchina più in alto di come erano in precedenza. Un’innovazione che l’Enel non approvò subito e ci volle diverso tempo prima dell’arrivo del prototipo: se la sede del Triveneto capiva le motivazioni, quella centrale di Roma non si spiegava perché servissero macchine fuori dallo standard. Arrivato però l’obbligo di sostituire i macchinari, in pochi giorni il campione dei trasformatori entrò a regime e la realizzazione venne affidata ad una ditta olandese. Un’intuizione, quella di Comoretto, che negli anni si rilevò efficace, soprattutto quando durante l’ultima Acqua Granda del 2019 la rete elettrica resistette alla brutalità dell’acqua che si riversò in città, anche se non mancarono diversi cortocircuiti. Questo perché, nonostante Comoretto suggerisse da tempo di alzare gli impianti da terra a una quota minima di 110 cm, il Comune non lo fece per oltre 50 anni.

«Un visionario» lo ricorda Livieri, capace ancora di dare consigli per il futuro

Quella di Andrea Comoretto è stata la storia di un uomo in prima linea, sempre pronto ad inventare nuove strategie per preservare l’efficienza elettrica della città. Insignito del titolo di Maestro del Lavoro, da coloro che lo avevano conosciuto è ricordato come un uomo d’altri tempi, ligio e premuroso: «Era un visionario» lo ricorda Davide Livieri della Casa Editrice El Squero, che con Comoretto, oltre ad essere il suo editore, aveva anche una profonda amicizia. «La mia famiglia e la famiglia Comoretto sono state un unico affetto fin da quando sono nato. Lo “Zio” Andrea è sempre stato saggio e determinato, un esempio di amicizia rara e importante. Nella sofferenza della sua perdita penso a tutto ciò che ci siamo dati e mi rassereno. – dice Livieri, e aggiunge – Negli anni spesso si rammaricava per non essere stato ascoltato e capito, ma la soddisfazione la ebbe pochi anni fa quando i suoi consigli vennero accolti e finalmente applicati. Nella prima edizione del libro lasciammo appositamente delle pagine bianche, che poi riempimmo durante l’ultima edizione del 2023 per sottolineare come la qualità dei lavoro di Comoretto venne effettivamente verificata a seguito dell’Acqua Granda del 2019, che evitò il ripetersi di un’emergenza paralizzante e diventò palese agli occhi della cittadinanza». Infatti, in occasione dei 1600 anni della fondazione di Venezia, il Comune aveva invitato Comoretto al Centro Candiani di Mestre per parlare del tema “Venezia città di luce” e, successivamente, in videoconferenza a Cà Farsetti per ricordare ai Consiglieri comunali la qualità dei risultati ottenuti dando anche alcuni consigli per il futuro. Nella ristampa del libro emblematico è il confronto con le foto di Piazza S. Marco in occasione delle due Acque Grandi eccezionali del ’66 e del 2019: nella prima Venezia è totalmente al buio, mentre nell’ultima, nonostante l’eccezionale e grave marea, la luce ha continuato a specchiarsi nell’acqua che aveva invaso prima la Piazza per poi imperversare su campi, calli e fondamenta.

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