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Padre Pellegrini si presenta: l’ingresso del nuovo parroco dei Frari

Per lui è il primo incarico in centro storico, che svolgerà insieme agli altri quattro frati francescani. «Questa è una comunità dalle grandi potenzialità, con un folto gruppo di giovani»

Padre Marco Pellegrini è il nuovo parroco e guardiano della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, che ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella comunità parrocchiale domenica scorsa, insieme agli altri confratelli pronti a condividere insieme a lui un nuovo capitolo del proprio percorso spirituale. Un rito d’insediamento seguito e accompagnato dai parrocchiani, in occasione del quale padre Pellegrini ha voluto trasmettere ai presenti alcuni messaggi cardine, a cominciare dalla centralità del Signore. Parroco non solo dei Frari, ma anche di Tolentini e San Pantalon, il frate francescano è originario di Roma ed è nato nel 1976. A Venezia non aveva mai ricoperto prima alcun ruolo, mentre con la terraferma ha una confidenza un po’ più consolidata grazie agli otto anni trascorsi a Mestre, al Sacro Cuore, come viceparroco e a stretto contatto con i giovani che frequentavano il patronato. Sulle particolarità che contraddistinguono la città d’acqua, e dunque sulle difficoltà che chi non vi è nato si trova a dover affrontare ogni giorno, padre Pellegrini scherza con ironia. «Quando mi trovavo a Mestre, raggiungevo il centro storico a fatica (ride, ndr), se non in occasione di incontri importanti come quelli con il Patriarca. Adesso viverci sarà sicuramente una bella scommessa!», osserva, riferendosi soprattutto all’impostazione di vita diversa che ritmi, tempi e modalità del centro storico veneziano, differenti dal resto del mondo, offrono da sempre a chi la città la abita e a chi sceglie di visitarla. «Banalmente penso al fatto di muoversi da un posto all’altro senz’auto, qualcosa a cui non si è abituati. Insomma, è una realtà bellissima ma complessa, anche per la mole di turisti che quotidianamente si riversa in Laguna. Per me è tutto una novità». E una sfida che padre Pellegrini ha colto con energia e voglia di mettersi in gioco, al fianco dei nuovi parrocchiani.

Il rito d'insediamento di domenica 5 ottobre (foto di Matteo Gianola)
Otto anni a Mestre, al Sacro Cuore

«La mia formazione si è svolta a Treviso, Padova e Camposampiero. Sono poi stato un anno a Milano, otto a Mestre, al Sacro Cuore, quattro a Como come parroco e guardiano e gli ultimi otto li ho trascorsi a Longiano, paese tra Cesena e Rimini, nel ruolo di parroco per otto anni e anche di guardiano per gli ultimi due», racconta di sé padre Pellegrini, arrivato a Venezia insieme a padre Valentino Maragno (che seguirà il “gruppo carità” e farà da officiatore della basilica), padre Ferdinando Genetti (si occuperà dell’Ordine francescano secolare e farà da coordinatore per i gruppi d’ascolto) e fra Tommaso Farnè che, assieme a padre Marco, si dedicherà soprattutto al patronato e alla Pastorale giovanile. Mentre il parroco seguirà in modo particolare il gruppo Scout. Insieme a loro – della vecchia guarda – anche padre Sergio Zanchin, di 93 anni, “anima” dello storico presepe natalizio realizzato in questi anni in pieno spirito francescano, dove i protagonisti sono indaffarati nei loro lavori quotidiani, mossi da meccanismi meccanici che incantano ogni anno grandi e piccini. A lui il compito di dedicarsi anche al Masci.

Il gruppo dei giovanissimi alla Certosa: hanno raggiunto l'isola in barca insieme agli animatori e a fra Tommaso (foto di Matteo Gianola)
«I Frari, da sempre punto di riferimento per i ragazzi»

«Le prime impressioni? L’impatto con la comunità è stato molto positivo – riferisce il parroco e guardiano tornando con la mente a domenica –. Abbiamo ricevuto tutti un’accoglienza calorosa, lo abbiamo toccato con mano. I parrocchiani hanno organizzato un pranzo a cui hanno preso parte oltre 200 persone. Si vede che è una comunità che ha voglia di ripartire: è molto speranzosa e guarda a noi religiosi con la speranza che riusciremo ad aiutarla in tal senso». Il rifermento è alle varie attività parrocchiali, «alcune delle quali, nel tempo, sono inevitabilmente andate un po’ a scemare». Un capitolo a parte padre Pellegrini lo riserva ai giovani, in un contesto – quello della città d’acqua – in cui l’età media si alza e le nascite calano, come pure i residenti. Ma i Frari fanno una (bella) eccezione, con un numero di ragazze e ragazzi, nella comunità, piuttosto consistente e animato dalla voglia di condividere momenti preziosi insieme. «L’altro giorno abbiamo avuto il primo incontro con il gruppo degli adolescenti, in tutto una quarantina di giovani. Quelli più grandi sono invece una decina. Anche la realtà degli Scout è ben nutrita. I Frari, per i ragazzi, sono sempre stati un punto di riferimento importante: speriamo di riuscire a mantenere vivo quest’aspetto e di cercare di incentivare sempre di più qualcosa che possa aiutare le nuove generazioni a crescere nella fede e ad avere il gusto di sperimentare una bella comunità».

Il pranzo comunitario di benvenuto a padre Marco Pellegrini e agli altri tre frati francescani, arrivati a Venezia insieme a lui (foto di Matteo Gianola)
«Porre al centro il Signore»

Una realtà parrocchiale che non può non tener conto anche dell’aspetto prettamente turistico, se considerate le opere di pregio conservate all’interno della chiesa, a cominciare da “L’Assunta” di Tiziano. «Transita in basilica una marea di gente ogni giorno. Sarà da studiare una modalità che faccia capire ai turisti che questo luogo sacro non è un museo. Si potrebbe creare qualche iniziativa che aiuti in questo senso. Penso sia fondamentale, altrimenti il rischio è che la basilica di Santa Maria dei Frari venga vista soltanto come un “contenitore” in cui sono custodite tante opere d’arte». Oltre ai giovani, un riferimento agli anziani, coinvolti già in alcune attività come la tombola o i pranzi insieme per abbattere le mura della solitudine. «Dovranno essere ascoltate e comprese le loro esigenze – afferma padre Pellegrini –. E’ pur vero che gli anziani che compongono la nostra realtà parrocchiale sono persone ancora molto attive, che hanno voglia di darsi da fare e di mettersi in gioco anche in termini di aiuto alla parrocchia, in ciò in cui ha bisogno. Un aspetto molto bello». Punto di partenza fondamentale, nel cammino che la comunità sarà chiamata a intraprendere nei mesi ed anni a venire, porre sempre al centro il Signore. «Perché è l’unico che può permetterci di costruire relazioni sane e di andare oltre quelli che sono i nostri limiti». Senza dimenticare mai l’importanza di incentivare «una vita comunitaria e di creare sempre più situazioni in cui la comunità si ritrova, affinché possa consolidarsi. Una comunità tangibile e tutta da vivere, che dobbiamo testimoniare. Quella che sono stato chiamato a guidare è una realtà dalle grandi potenzialità. L’auspicio è di riuscire a far emergere le caratteristiche di ognuno».

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