
«Quella dei Frari è una bella realtà, proprio come la città che la ospita. È una comunità viva. La forza di Venezia? Sta nella sua storia, come quella, importantissima, della nostra basilica, sempre molto visitata grazie ai capolavori che in essa sono conservati». Padre Giuseppe Magrino, attuale guardiano di Santa Maria Gloriosa dei Frari, da una manciata di giorni si è trasferito a Brescia, in un convento tradizionale. Non una parrocchia, dunque, nell’ambito della quale non gli sono stati ancora assegnati incarichi specifici. «Attraverso la riscoperta delle proprie radici, potrebbero scaturire nuove linee programmatiche per un’azione parrocchiale della Chiesa. Il suggerimento è di ricordare che quella dei Frari, come d’altronde le altre distribuite in tutta la città storica, è una comunità in cui l’età media risulta piuttosto alta e questo rende spesso più problematico organizzare attività e manifestazioni in orari in cui gli anziani tendono ad uscire meno di casa», continua padre Magrino tracciando un quadro generale di quanto appurato e toccato con mano, personalmente, nell’ambito della sua azione svolta in Laguna. «Dovremmo tener presente quali sono i momenti della giornata che consentono di coinvolgere il maggior numero possibile di persone nelle varie attività».

Con padre Giuseppe hanno già lasciato Venezia, alla volta di Bologna, il frate economo Francesco Reginato e padre Apollonio Totoli che, rimasto in Laguna per una ventina d’anni, svolgerà il suo prossimo incarico nel convento di Santa Maria Gloriosa di Pedavena. Ha concluso l’attività nel patronato che ha diretto con tanta passione anche fra Elio Rojas, per raggiungere la basilica del Santo a Padova. A Venezia, della vecchia guardia, resta così padre Sergio Zanchin, di 93 anni, conosciuto ai più per il suo assiduo impegno, ogni anno nel periodo natalizio, nella preparazione del celebre presepe, divenuto da decenni una suggestiva attrazione per grandi e piccini. Un vero e proprio presepe artistico che padre Zanchin ha realizzato in questi anni nello spirito francescano, dove i protagonisti sono tutti indaffarati nei loro lavori quotidiani, mossi da meccanismi meccanici. Il nuovo parroco, annunciato nell’ultimo Capitolo dei Frati Minori Conventuali, sarà padre Marco Pellegrini, di 49 anni. Mentre a dirigere il grande e frequentato patronato è stato chiamato fra Tommaso Farnè, di 45 anni. Entrambi svolgono ora incarichi a Longiano, nella provincia di Bologna, che per i religiosi rappresenta un tutt’uno con quella di Padova. «Il decreto di nomina, comunque, si farà il 17 settembre, per noi francescani il giorno – come sottolineato da padre Giuseppe – che ricorda le stigmate di San Francesco». Data in cui ogni anno, infatti, si commemora l’evento miracoloso risalente al 1224 quando, sul monte Verna (dove oggi è situato anche un santuario, centro importante di celebrazioni), Francesco ricevette le stigmate, ovvero le piaghe di Cristo, che vennero impresse sul suo corpo come segno della sofferenza e dell’amore condiviso con il Signore.

Domenica scorsa la comunità parrocchiale dei Frari ha organizzato la Messa di saluto dedicata proprio ai frati che hanno lasciato Venezia per raggiungere le rispettive nuove destinazioni. Un suggerimento indirizzato a chi lo sostituirà nell’incarico, per padre Magrino è quello di lavorare con un’attenzione e una sensibilità particolare rivolta alla terza età, nei confronti della quale il religioso ipotizza la possibilità di un rinnovamento in termini di orari – anche di celebrazioni e appuntamenti comunitari – per fare in modo che le persone più anziane vi possano partecipare agevolmente. «A Venezia – marca lui – sono molti ad appartenere a questa fascia anagrafica. E chi tra loro ha scelto di rimanere in città, per viverci, conserva con essa un legame affettivo molto forte. Abitare qui rappresenta un impegno. Venezia è bellissima, ma piuttosto scomoda. C’è poi da dire che non vi sono i canoni attualmente ricercati dai più giovani. Questa città a mio avviso necessita di una presenza di cristiani che siano preparati alla Pastorale dell’arte, di cui oggi si parla molto. Un settore, questo, che andrebbe approfondito cercando di dare alcune linee programmatiche. Oggi esiste infatti una bella definizione, di cui però non riesco ancora a cogliere in toto le linee portanti che devono guidare l’azione».

Il pensiero di padre Magrino torna ai ragazzi e alle ragazze, verso i quali è necessario mantenere sempre un forte impegno. «In questi anni abbiamo avuto in dono, come comunità, fra Elio, che proveniva dall’America Latina: ha portato con sé un sentire completamente nuovo, riuscendo a catalizzare un gruppo interessante di giovani universitari che si riuniscono proprio in parrocchia». Poi un’ulteriore proposta, che il religioso lascia come riflessione a chi verrà dopo di lui: perché non proporre una Messa anche in lingua straniera, per non dimenticare che viviamo in una società multilingue? «Utilizzare per la liturgia soltanto l’italiano, mi sembra riduttivo. Coinvolgerei sacerdoti e frati provenienti da altri Paesi per una Messa che rivolga un’attenzione anche nei confronti di fedeli di altre nazionalità e verso il mondo del pellegrinaggio», evidenzia padre Magrino. «La tomba di Claudio Monteverdi, presente nella nostra basilica, deve richiamarci poi al significato profondo che la musica porta con sé. Come ci ha ricordato poco tempo fa Papa Leone XIV, come ogni voce possiede la propria melodia, ma tutte stanno comunque bene insieme anche nella diversità, credo che ogni cristiano dovrebbe avere questo coraggio: affermare che la diversità non divide, ma può diventare veramente un’armonia. Il tema musicale andrebbe approfondito – conclude –. Non scordiamoci che i canti intonati durante la Messa rappresentano la prima forma di annuncio cristiano».
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