
Quando amore e lavoro vanno a braccetto. È il caso dell’attore e regista Sergio Castellitto e della scrittrice Margaret Mazzantini. Proprio loro sono intervenuti domenica 31 al Lido di Venezia alla Masterclass tenutasi alla Match Point Arena, a pochi passi dall’Hotel Excelsior, in occasione della 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Margaret e Sergio, sposatisi nel 1987 e genitori di quattro figli, oltre all’amore hanno fin da subito condiviso anche la passione per il lavoro, realizzando diversi film insieme. Tutti ricorderanno quando Margaret Mazzantini nel 2002 vinse il Premio Strega con il romanzo “Non ti muovere”, poi portato al cinema con la regia di Sergio Castellitto, in veste anche di attore insieme a Penélope Cruz. E ancora, quando nel 2009 vinse il Premio Campiello con il romanzo “Venuto al Mondo”, pubblicato nel 2008 e poi trasposto cinematograficamente nell’omonimo film diretto sempre da Castellitto con il cast internazionale che ha visto protagonisti ancora Penelope Cruz e Emile Hirsch. Diversi altri sono i film di successo basati sui suoi libri, come “Nessuno si salva da solo” con Protagonisti Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. E poi quelli per cui è stata sceneggiatrice come “Fortunata” o “Il materiale emotivo”, quest’ultimo scritto insieme al marito.

Una coppia di successo che ha saputo saper condividere la passione per la scrittura e per il cinema, trovando un connubio perfetto, davanti e dietro ai riflettori. «Le nostre chiacchiere, anche i conflitti, si sono sempre mischiati» ha subito dichiarato Castellitto. «È così, non riusciamo a scindere vita personale e lavoro – conferma Margaret Mazzantini – Tendenzialmente io sono sia ingegnere che operaio» scherza, e Castellitto ribatte: «Sì, ma io sono l’amministratore delegato. Io e Margaret abbiamo due caratteri molto diversi, ma abbiamo sempre avuto la stessa visione del mondo e della vita». Mazzantini, prima di trovare la vera vocazione nella scrittura, ha iniziato come promettente stella del teatro italiano. I due infatti si sono incontrati giovanissimi. Galeotto fu il film “Tre sorelle” di Čechov, girato a Genova nel 1985. «Quello che ci accomuna è l’umiltà, che non vuol dire non avere ambizione. – spiega ancora Castellitto – L’umiltà sta nel sentirsi sempre inadeguati verso l’opera che inizi, nel fare non ciò che si vuole ma ciò che si può. I veri artisti devono saper convivere con il senso del fallimento». Poi racconta che, se non fosse stato per Margaret, non avrebbe mai fato il regista. «La verità è che non mi sarei mai avvicinato alla regia se non ci fossero stati i suoi romanzi e la sua complicità. Io infatti non ero percepito come un autore ma come un attore prestato alla regia». Ma Mazzantini ricorda quando nel ruolo di Carletto nel film “La famiglia” Sergio conobbe Ettore Scola che, divenuto uno dei suoi maestri, intuì che avrebbe fatto il regista: «Aveva capito che quando interpretavi una parte avevi anche una visione dell’insieme» dice, rivolgendosi al marito.

Poi Castellitto parla della scrittura della moglie: «Molti direbbero che la scrittura di Margaret è cinematografica. In realtà è piena di odori, l’unico senso che al cinema sembra non si possa raggiungere. Il mio compito è quello di dissotterrare le immagini che ci sono dietro la sua scrittura, molto densa. È stato tutto così entusiasmante fin dai tempi di “Non ti muovere”» ha aggiunto l’attore che, quando è alla regia, recita ogni personaggio in scena, per mostrare come ha immaginato l’interpretazione. «La cosa più potente della scrittura è che, pur nella solitudine, ti permette di arrivare agli altri nei momenti più diversi della vita. – ha dichiarato Mazzantini – I libri raggiungono le persone mentre sono su un treno o vicino ad un ammalato». E parla della difficoltà che si incontra quando un libro piace molto: «Un bravo scrittore per me è quello che scrive quel tanto da lasciarti immaginare tutto, ma non troppo, senza tarpare la tua immaginazione. Il rischio quando un romanzo è piaciuto molto al lettore è che la trasposizione cinematografica spesso non lo soddisfi. Questo perché i volti immaginati durante la lettura, in un film invece sono dati attraverso gli attori protagonisti» dice, sottolineando che proprio per questo molte volte il rapporto dei lettori con il cinema è conflittuale. Ma non è così per lei, che con suo marito ha trovato una fusione totale: «Nel nostro caso, invece, il dialogo che si stabilisce rappresenta un processo ulteriore, una comunione profonda, e nei film c’è meno delusione».

Tendenzialmente è lei a scrivere le sceneggiature, ma a volte ci ha lavorato Sergio. «Con “Non ti muovere”gli dissi di fare come preferiva e subito si mise a strappare le pagine dal libro che gli servivano come ossatura per cogliere l’essenza del romanzo. Ora invece sto scrivendo io la sceneggiatura del prossimo film che gireremo a breve» anticipa Mazzantini, spiegando però che spesso è un lavoro condiviso e tutto si mescola proprio come accade alle coppie che stanno insieme da tanto. Durante la conferenza Mazzantini ha letto dei passi dal suo romanzo “Venuto al mondo” sulle conseguenze della guerra, per riflettere, ancora una volta, su quello che sta succedendo oggi nel mondo. «Per scrivere c’è sempre bisogno di contrasti e spesso i contrasti sociali creano questo attrito che per me è sempre rivelatore. Io vengo dalla periferia, c’è una disillusione verso la borghesia e vedo negli ultimi una purezza. Gli scrittori che amo e nei quali mi riconosco sono quelli che scrivono appoggiati ad una finestra a guardare quello che accade fuori» dice. Nelle sceneggiature di Mazzantini si percepisce che ha fatto tantissimo teatro: «Sa riconoscere la credibilità di una battuta» dice Castellitto, sottolineando poi che iltalento senza generosità non è niente. «Ci sono attori dotati di un talento oggettivo che però non passa. È come un boomerang di energia che parte e torna indietro. Ci sono poi attori con meno talento, ma che con generosità hanno la capacità di arrivare nel cuore e far venire i brividi».
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