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La resistenza agli antibiotici? Un grosso problema umano

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Giulio Bergamasco, medico di famiglia al Lido e psicoterapeuta

I farmaci antimicrobici, di cui gli “antibiotici” moderni rappresentano un’evoluzione, erano conosciuti fin dall’antichità. Ai tempi di Ippocrate, il grande maestro della medicina vissuto in Grecia nel 460 a.C., il vino e l’aceto erano utilizzati persanificaregli oggetti. Ancora prima i cultori egizi dell’arte millenaria dell’imbalsamazione dei corpi, avevano imparato che alcune sostanze naturali riuscivano a impedire o a ritardare il meccanismo della putrefazione, consentendo di tramandarci i corpi di antichi faraoni come Tutankhamon, vissuto 13 secoli prima di Cristo!

I cinesi già 2.500 anni fa sfruttavano il latte di soia ammuffito che veniva applicato nelle piaghe per curarle. Le intuizioni scientifiche del grande Pasteur verso la fine del 1800, poi, diedero il via all’era antibiotica che si concretizzò con l’inizio della produzione industriale della penicillina nel 1941.

Immagine di jcomp su Freepik
Antibiotici: le differenza tra infezione batterica e da virus

Non dobbiamo dimenticare tuttavia che la terapia antibiotica funziona solo contro i batteri ed è assolutamente inefficace nei confronti dei virus. Questo per sottolineare il fatto che, ad esempio, l’antibiotico non va somministrato per curare l’influenza: questo farmaco deve essere utilizzato qualora l’infezione virale si sia complicata con un’infezione batterica secondaria (ad esempio una polmonite).

Se però la storia degli agenti antimicrobici è costellata dalla scoperta e dalla produzione di sempre nuovi farmaci per combattere le infezioni batteriche, è altrettanto vero che il nemico da combattere ha delle risorse biologiche davvero sorprendenti che noi oggi chiamiamo antibiotico-resistenza (ABR). Questo fenomeno altro non è che un adattamento del bersaglio (batterio) nei confronti del veleno somministrato per ucciderlo (antibiotico), un adattamento che fa si che i batteri abbiano imparato a produrre sostanze per neutralizzare l’effetto battericida.

Il fenomeno, poi, si complica a causa dell’uso industriale della terapia antibiotica in zootecnia e in agricoltura oltreché al crescente utilizzo di farmaci antibiotici in medicina umana e veterinaria (il settore zootecnico in Italia consuma l’80-90% di tutti gli antibiotici utilizzati nel nostro Paese).

Immagine di Freepik
L’adattamento dei batteri e la resistenza agli antibiotici

L’adattamento biologico dei germi a queste bombe chimiche unito a un sempre maggiore disinteresse del mercato farmaceutico per la produzione di queste sostanze hanno comportato un considerevole aumento delle infezioni antibiotico-resistenti che diventano sempre più difficili da trattare.

La vittima sacrificale di questo fenomeno, specie in ambito ospedaliero, è rappresentato dall’anziano fragile che, avendo un sistema immunitario spesso molto compromesso, non può più contare nemmeno sulla risorsa antibiotica. Nell’inverno 2023 il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha fatto inserire nella legge di bilancio 40 milioni di euro destinati ad arginare e combattere il fenomeno dell’antibiotico-resistenza sia in ambito umano che veterinario.

Nell’autunno 2024 l’ha definita la vera pandemia, «Una sfida urgente, un nemico silenzioso, che si nasconde nell’ombra, ci minaccia e minaccia di vanificare i progressi della medicina moderna grazie ai quali oggi molte malattie sono curabili. Questa è un’emergenza considerato l’alto numero di decessi legato al fenomeno. Le stime per il futuro sono preoccupanti e questo impone decisioni immediate e concrete».

Antibiotico resistenza: un fenomeno e un rischio globale

L’antibiotico-resistenza – secondo i dati del rapporto di sorveglianza del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) – nel 2019 ha causato 1,27 milioni di vittime nel mondo: è pertanto un grave problema di sanità pubblica. In Europa preoccupano i 35mila morti all’anno legati ai batteri troppo resistenti: un terzo di questi decessi – circa 12mila – avviene in Italia.

La speranza futura poggia su 3 pilastri importanti: il primo sono aspetti normativi adeguati e condivisi, come il Piano Nazionale di Ccontrasto all’Antibiotico-Resistenza, che ne è un esempio. Il secondo è un’adeguata formazione prescrittiva degli operatori sanitari e infine bisogna sensibilizzare la popolazione all’uso di questi farmaci, magari con spot efficaci. Una sfida vera, l’antibiotico resistenza, in cui ognuno deve fare la sua parte.

Altre info qui: https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/

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