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Un nuovo equilibrio con la natura: i Padiglioni di Spagna e Belgio

Mentre il Padiglione spagnolo esamina l’uso delle risorse locali, rigenerative e a basso impatto di carbonio per la costruzione degli edifici, quello belga propone architetture basate sulle piante subtropicali per controllare internamente il clima

“Internalities”. È attorno a questa parola – inesistente – che ruota il Padiglione della Spagna alla 19. Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia. “Internalities: Architectures for Territorial Equilibrium” è infatti il progetto curato dagli architetti spagnoli Roi Salgueiro (A Coruña, 1975) e Manuel Bouzas (Pontevedra, 1993) per riflettere sulla decarbonizzazione dell’architettura. Il pianeta ha la febbre. Dopo decenni di utilizzo eccessivo di risorse energetiche non rinnovabili, l’accumulo di CO2 nell’atmosfera sta causando un riscaldamento progressivo. Ogni volta che viene costruito uno spazio, altrove se ne de-costruisce un altro. Edificio e territorio sono quindi intimamente connessi attraverso un legame materiale. È responsabilità degli architetti assicurarsi che questo legame sia positivo e che l’architettura mantenga un equilibrio con il territorio. È questo il campo di analisi del Padiglione della Spagna che, attraverso progetti, ricerche, fotografie e diversi modellini, esamina l’uso di risorse locali, rigenerative e a basso impatto di carbonio. Nel suo insieme, il progetto indaga come ridurre le emissioni legate ai processi di estrazione, fabbricazione, distribuzione, installazione e de-costruzione delle architetture che abitiamo, attraverso materiali come il legno, la pietra e la terra, nonché i boschi, le cave e i suoli da cui provengono. Il concetto coniato di Internalità è in opposizione a quello di Esternalità che si genera quando si estraggono materiali, si brucia energia e si sostituiscono le competenze locali, producendo rifiuti, generando emissioni e causando un grave squilibrio tra gli edifici costruiti e i territori che vengono alterati. Proprio la costruzione è responsabile del 37% delle emissioni globali di CO2.

L’internalità un nuovo concetto per promuovere la decarbonizzazione

Il Padiglione è strutturato attorno a cinque assi di Internalità per la decarbonizzazione e riduzione delle esternalità ambientali in Spagna, che hanno gravi ripercussioni ambientali. L’allestimento prevede una sala centrale introduttiva e cinque sale perimetrali dedicate a diversi temi di ricerca circa la decarbonizzazione in Spagna, attraverso l’analisi di filiere naturali e rigenerative lungo la Cornisa Cantabrica, dalle pratiche forestali all’industria del legno, con un focus sulla produzione eolica e idroelettrica in Galizia. Inoltre il Padiglione spagnolo studia come recuperare le competenze costruttive locali legate all’uso della terra in Catalogna, esplorando strategie di recupero, ricircolazione e riutilizzo dei materiali di scarto nel settore delle costruzioni, con un caso studio nella regione di Madrid. In ultima, analizza il ciclo completo della CO2 nel corso della vita di un edificio, dalla sua estrazione alla demolizione, con esempi di riduzione delle emissioni nelle Isole Baleari. Nella sala centrale 16 opere recenti di architettura e paesaggiorealizzate da studi della penisola utilizzano diversi tipi di pietra – granito, calcare, mares e ardesia – e di legno disponibile in ogni regione, e lavorano con materiali provenienti direttamente dal suolo, come argille, terra compattata o mattoni. Queste incorporano anche fibre e isolamenti naturali, o sviluppano tecniche di estrazione urbana. In tutto questo, due plastici spiegano i sistemi costruttivi e l’origine dei materiali utilizzati. In particolare l’intera esposizione, focalizzandosi sulle risorse locali, è realizzata dando un ruolo centrale al legno proveniente dalle foreste comunitarie della Galizia.

Per un’architettura pregna di natura: il prototipo del Padiglione belga

La natura è invece risorsa viva con cui allearsi in architettura. Su questo punta invece il Padiglione del Belgio, che con “Building Biospheres” si concentra sulla nuova auspicabile alleanza tra natura e architettura che la crisi climatica mette in discussione. “Plant Intelligence”, ovvero “L’intelligenza delle piante” è il tema del Padiglione voluto dal governo fiammingo e su commissione dell’Istituto di Architettura delle Fiandre. Nell’esposizione “Building Biospheres” l’architetto paesaggista Bas Smets e il neurobiologo Stefano Mancuso indagano su come l’intelligenza naturale delle piante possa essere utilizzata in architettura per produrre un clima interno. Un approccio simile che promuove l’utilizzo degli alberi, però negli spazi pubblici, è stato adottato dal Padiglione della Germania (leggi qui). L’innovativa ricerca, per cui il Padiglione fungerà da laboratorio in progress e prototipo, è stata possibile anche grazie a un team composto dalla ricercatrice ecofisiologa Kathy Steppe dell’Università di Gand e allo sviluppatore di software Dirk De Pauw di Plant AnalytiX, che hanno lavorato dall’ottobre dell’anno scorso. Composta da oltre 200 piante provenienti dalle zone sud tropicali, l’installazione prototipo, che si avvicina all’integrazione tra architettura e natura presente nell’Ospedale all’Angelo di Mestre, occupa l’area centrale sotto il lucernario. In tempo reale un’altra sala fornisce la visualizzazione dei dati sulla prestazione del prototipo, mentre nelle sale adiacenti una nuova generazione di architetti belgi ricerca il significato che l’intelligenza della natura può avere per l’architettura. «Il prototipo di Venezia ci consente di verificare se le piante siano in grado di creare e controllare attivamente il clima interno di un edificio» spiega Bas Smets, curatore di Building Biospheres.

Un prototipo per nuovi stimoli e idee

L’uomo negli anni per proteggersi dalle condizioni ambientali all’interno delle abitazioni ha creato climi controllati e completante artificiali. In natura il clima ideale per gli esseri umani si avvicina a quello subtropicale, caratterizzato da estati calde, inverni miti e temperature pressoché́ costanti. In base alle piante di questa zona climatica, Building Biospheres immagina un futuro in cui gli edifici evolvono in biosfere dinamiche. Le piante all’interno degli edifici vengono monitorate accuratamente per attivare la corretta irrigazione, luminosità e ventilazione. Studiando l’impatto spaziale del prototipo, giovani team di designer nel mentre collaborano a stretto contatto con i curatori, coordinati dall’architetto Lisa De Visscher e Petrus Kemme dell’Istituto di Architettura delle Fiandre, per sviluppare una nuova architettura con l’intelligenza naturale come protagonista. La capacità di raffreddamento del prototipo nel padiglione belga, ottenuta grazie alla traspirazione delle piante, risulta già considerevole nonostante l’attuale tendenza del riscaldamento globale. «Per un tempo fin troppo lungo il paesaggio ha fatto da sfondo all’architettura. Se vogliamo costruire un futuro realmente sostenibile, l’intelligenza della natura dovrà divenirne l’agente, dando forma al mondo in cui conviviamo. – è infine il commento di Dennis Pohl, direttore dell’Istituto di Architettura delle Fiandre e committente di Building Biospheres – Dobbiamo progettare con la nostra biosfera, non contro di essa».

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