Logo Crux

San Silvestro: dieci anni di adorazione eucaristica perpetua

Una proposta unica nel suo genere, a Venezia, lanciata dal compianto don Antonio Biancotto e oggi portata avanti dal parroco don Carlo Gusso. «Un dono di Dio, che offre pace al cuore». L’appello a coinvolgere nuovi adoratori

Dieci anni di adorazione eucaristica perpetua, nel segno di un’esperienza che si fa dono per noi stessi. Nata su impulso del compianto don Antonio Biancotto e fortemente appoggiata dal Patriarca Francesco Moraglia, una proposta che continua ancora oggi nella cappella della chiesa di San Silvestro, a pochi passi dal ponte di Rialto, coinvolgendo complessivamente poco meno di 180 persone di ogni età, per tutti i giorni della settimana e 24 ore su 24, tanto di giorno quanto di notte. Dopo la scomparsa di don Biancotto, a prendere in mano il testimone è stato don Carlo Gusso, attuale parroco di San Cassiano, San Silvestro, San Giacomo dell’Orio e San Simeon, che traccia un bilancio. «Si tratta di un’esperienza che si è consolidata nel tempo. La cappella è diventata un punto di riferimento per tante persone in città, un luogo di preghiera continuo che ha visto trasformarsi l’entusiasmo iniziale in un impegno costante e continuo da parte di tante persone», riflette don Gusso. «Un bel segno, a conferma di come questa preghiera prolungata e continuata sia un’esperienza ormai accolta nel cuore di tanta gente». Tra chi ha aderito alla proposta, c’è anche chi viene da più lontano: Lido, Giudecca e addirittura Murano. «Riempire le 24 ore della giornata non è sempre facile, specie nei mesi estivi, quando la gente tende ad andare in vacanza. Senza considerare che alcuni adoratori, nel tempo, sono mancati. Avere un luogo di preghiera sempre aperto? È un dono per tutte le comunità e per la città – continua il parroco – L’adorazione perpetua necessiterebbe di un numero doppio di partecipanti rispetto a quelli che abbiamo attualmente, ma il contesto cittadino nel quale viviamo non lo contente».

L'ingresso della cappella di San Silvestro, dove da dieci anni è ospitata l'esperienza dell'adorazione eucaristica perpetua
Tra gli adoratori, anche giovani universitari

Insomma, ogni adoratore dovrebbe poter contare su un sostituto in caso di necessità, in modo da risolvere la questione del calendario dei turni con maggiore facilità. Ma il tessuto sociale di Venezia d’acqua rende complesso, per sua natura, raggiungere un certo obiettivo. D’altronde, si sa, gli abitanti sono calati inesorabilmente nel corso degli anni. «Le parrocchie di Venezia sono numericamente piccole, se considerate singolarmente». Ecco perché è importante – come evidenziato da don Gusso – che passi il messaggio di un’adorazione perpetua aperta alla città intera. «Che venga accolta – marca – come opportunità preziosa dalle varie comunità cristiane locali. Sarebbe bello che associazioni, movimenti ecclesiali, persone sensibili spiritualmente e formate dalle parrocchie, prendessero in considerazione il fatto di avere a disposizione questo luogo di preghiera, arrivando a donare se stessi: l’adorazione eucaristica è infatti un regalo che Dio fa a ciascuno di noi. Don Antonio ha dato il via a questa occasione con tanta passione e ardore, conscio di come l’adorazione perpetua non potesse reggersi solo ed esclusivamente sulle realtà parrocchiali che erano sotto la sua guida, proprio perché troppo piccole in un contesto come quello veneziano». Tra gli aspetti più significativi, il fatto che questo tipo di esperienza sia vissuta da generazioni differenti. «Non ci sono solo anziani o adulti, ma anche diversi giovani che vengono qui, a San Silvestro, come ad esempio studenti universitari che vivono a Venezia per motivi di studio». Le testimonianze raccolte in questi mesi parlano di persone che raccontano a don Gusso di recarsi in cappellina «perché lì trovano la pace, riscoprono loro stessi. Mi viene in mente il caso di un lavoratore che, dopo una giornata inquieta e complicata anche a causa dei colleghi, si ferma a San Silvestro, davanti al Santissimo, e sente che Gesù gli dona una pace interiore, ritrovando quella serenità persa proprio a causa delle ore trascorse al lavoro». L’adorazione eucaristica perpetua, in fondo, consente di riappacificarci con la nostra storia personale.

L'esposizione del Santissimo all'interno della cappella di San Silvestro
«Per riscoprire la bellezza della preghiera»

«C’è chi vuole vivere perché sente che sperimentare questo tipo di preghiera davanti a Gesù gli consente di affrontare la giornata diversamente, o di farne sintesi in maniera differente. In questi dieci anni – prosegue don Gusso – ci sono state persone che, proprio grazie all’adorazione eucaristica perpetua, hanno riscoperto la bellezza della preghiera e la gioia di avere un tempo per loro stessi, rimanendo dinnanzi a Gesù, Colui che ci accompagna a conoscerci nel profondo. Questo è il dono che ci fa, quando ci affidiamo a Lui. Ci aiuta a mettere in movimento, dentro di noi, atteggiamenti positivi, belli». Solitamente don Gusso copre un turno notturno dalle 4 alle 6. «L’adorazione di notte – racconta – ha una particolarità: abbiamo predisposto dei turni doppi, ossia di due ore, da mezzanotte in poi. È un orario certamente faticoso, ma allo stesso tempo un momento per rimettere in gioco noi stessi. Il sonno a volte vorrebbe prendere il sopravvento – dice don Gusso con un sorriso – ma sono convinto che il Signore accompagni anche in questo». A livello pratico, sono state individuate alcune persone che hanno la responsabilità di organizzare e coordinare gli adoratori in quattro fasce: mattina, pomeriggio, sera e notte. «Ogni adoratore fa riferimento al cosiddetto “capo fascia”, che deve tener presente di chi c’è e di chi non c’è, mettendo nero su bianco le varie disponibilità di settimana in settimana. Adesso, ad esempio, la notte tra venerdì e sabato è scoperta, tanto che abbiamo deciso di sospendere l’adorazione per poi riattivarla la mattina. Il periodo estivo è sempre il più faticoso. Va ricordato che quello offerto a San Silvestro deve essere visto come un dono e non come un obbligo». L’unica esperienza di questo tipo, oltretutto così prolungata nel tempo, a Venezia. E la prima, vissuta proprio in questo modo, da don Gusso.

La Messa celebrata a maggio scorso dal Patriarca per festeggiare i dieci anni di adorazione eucaristica perpetua nel ricordo di don Antonio Biancotto
«Chi volesse approcciarsi a quest'esperienza è il benvenuto»

Il ricordo va al giorno in cui questi primi dieci anni di esperienza, ospitata nella cappella di San Silvestro, è stato festeggiato ufficialmente alla presenza del Patriarca Francesco. «Il decennale sarebbe “caduto” domenica 27 aprile, ma Papa Francesco era appena morto e il Patriarca aveva già programmato il proprio viaggio a Roma, in concomitanza con il Giubileo dei Ragazzi, al che abbiamo deciso di optare per un’altra data», racconta il parroco. Alla fine è stato scelto il 4 maggio scorso, in occasione del quale mons. Moraglia ha presieduto la Messa alla presenza di tante persone, in una chiesa – quella di San Silvestro – gremita. «Un bel momento, contraddistinto da una grande partecipazione», fa sapere don Gusso, che lancia un appello a chi volesse unirsi alle decine di adoratori già attivi. «L’invito è quello di prendersi un impegno con il Signore: mettersi in Suo ascolto, consegnandogli ciò che portiamo nel cuore. L’adorazione perpetua rappresenta sempre un momento personale di silenzio: di appuntamenti comunitari, nell’arco della settimana ce n’è solo uno, il giovedì pomeriggio, ora animato dalle suore Salesie. Chi desidera approcciarsi a questo tipo di esperienza, anche solo per provarla per un determinato periodo, è il benvenuto».

Autore:

Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!